Il coronavirus sta travolgendo il Brasile, paese in cui dall'inizio dell'emergenza sanitaria si contano ormai oltre 13,5 milioni di contagi e 361mila morti e in cui la varianti P1, sorta nei mesi scorsi a Manaus, capitale dello stato di Amazonas, miete ogni giorno migliaia di vite. La situazione sanitaria del paese sudamericano è drammatica e dagli ospedali di Rio de Janeiro arriva la testimonianza di operatori sanitari costretti a intubare i pazienti Covid da svegli per la carenza di sedativi. Al sito Globo, un’infermiera dell’ospedale Albert Schweitzer di Realengo, nella parte orientale della città, ha fatto emergere lo stato d’emergenza del reparto di terapia intensiva, dove sono ricoverati 118 pazienti, di cui 40 in gravissime condizioni: "Sono svegli – ha detto sotto anonimato l’infermiera – senza sedativi, intubati, con le mani legate al letto e ci implorano di non farli morire".

A San Paolo morti triplicate rispetto alla prima ondata

Non va meglio nello stato di San Paolo, il più colpito dall'epidemia, dove nonostante la campagna vaccinale prosegua e sia stato imposto un lockdown – purtroppo tardivo – il numero di morti e di contagi continua ad aumentare:  tra il 4 e il 10 aprile sono stati infatti registrati almeno 5.657 decessi, il triplo rispetto alla prima ondata di luglio 2020. Il problema è rappresentato principalmente dalla variante brasiliana P1, responsabile di decine di migliaia di vittime e la cui diffusione preoccupa gli scienziati di tutto il mondo per la sua maggiore capacità di resistere ai vaccini.  Secondo l'Istituto di sanità pubblica Fiocruz delle mutazioni nelle varianti della proteina spike, quella che viene utilizzata per infettare le cellule, rendono il virus più resistente agli antidoti attualmente in circolazione. "Crediamo che sia un altro meccanismo di fuga che il virus sta sviluppando", ha commentato l'istituto.

Ora Bolsonaro ammette: "Il Paese è una polveriera"

In questo quadro anche il presidente Jair Bolsonaro, che si era distinto all'inizio della pandemia per aver avuto un atteggiamento riduzionista rispetto all'emergenza, ha finito per ammettere la gravità della situazione. Il Paese "è al limite", ha detto, si si aspetta "un segnale dal popolo" per "agire". Il Brasile è una "polveriera" pronta ad esplodere a causa dei problemi sociali generati dalla pandemia di coronavirus. "Il Brasile è al limite, la gente dice che devo agire… Sto aspettando un segnale dal popolo perché la fame, la miseria e la disoccupazione sono sotto gli occhi di tutti, non li vede solo chi non vuole". Solo pochi mesi fa, pur al cospetto di centinaia di migliaia di morti, lo stesso Bolsonaro aveva invitato la popolazione a "non piagnucolare".