Dall’India: “In Italia c’è chi ha usato il caso marò per fini elettorali”

Le dimissioni del ministro degli Esteri Giulio Terzi hanno avuto anche in India grande rilievo dove la stampa locale ha messo in risalto la spiegazione data dal titolare della Farnesina che ha detto di non aver voluto il ritorno dei due marò Latorre e Girone a New Delhi. Gli stessi quotidiani hanno evidenziato anche la spaccatura in seno al nostro governo sul caso e non sono tardati ad arrivare dei commenti da parte delle autorità politiche del Paese. E se qualcuno si è detto semplicemente dispiaciuto per il ministro Giulio Terzi, c’è anche chi – invece – ha messo da parte la diplomazia usando dei toni decisamente più pesanti. Il collega indiano di Terzi, il ministro Salman Khurshid, ha fatto riferimento alle “enormi pressioni esistenti in Italia su questa vicenda”, le stesse pressioni presenti anche in India a causa dei due marò. E sulle dimissioni di Terzi: “Mi dispiace molto per questo perché avevo con lui una relazione di lavoro molto buona”. L’importante, in ogni caso, è che secondo il ministro degli Esteri indiano “si facciano le cose giuste sia dal punto di vista dei principi sia del diritto internazionale”.
“L’Italia ha dovuto soccombere al potere” – Chi usa torni diversi, in India, in merito alle nostre autorità e al caso marò è invece il partito di centro-destra Bharatiya Janata Party. Il parlamentare Kirti Azad ha parlato apertamente di “marò utilizzati in Italia a fini elettorali” e che il loro ritorno rappresenta una chiara vittoria dell’India. L’opposizione ha sostenuto che “una potenza internazionale ha dovuto soccombere alle pressioni dell’India, e questa è la ragione per cui l’Italia ha rimandato indietro i marò”. Marò che a loro dire in Italia sarebbero dunque stati “utilizzati” per le elezioni politiche e poi rispediti al mittente: “Questo doveva accadere perché dopotutto loro dipendono molto dalle importazioni dall'India e quindi non avevano altra scelta che rimandarli”.