Dagli Epstein Files spunta il cugino degli Elkann: chi è Eduardo Teodorani Fabbri e cosa faceva

C’è un nome italiano che ricorre con insistenza negli Epstein Files: quello di Eduardo Umberto Teodorani Fabbri, classe 1965, figlio di Maria Sole Agnelli e quindi cugino in seconda di John, Lapo e Ginevra Elkann. Un profilo finora rimasto ai margini del grande racconto pubblico sul caso Epstein, ma che nelle mail sequestrate al finanziere americano compare con una continuità che merita di essere ricostruita.
Chi è Eduardo Teodorani
Teodorani non è un personaggio estraneo ai circuiti del potere economico internazionale. Cresciuto all’interno della galassia Agnelli, si muove tra finanza, investimenti e relazioni globali. Negli anni, è stato vicepresidente senior di CNH Global e ha fatto parte dei vertici di Iveco e Maserati. Ha inoltre ricoperto ruoli in Aon Italia, Iveco Ltd., HippoGroup Cesenate e Margherita Distribuzione. In passato è stato amministratore non esecutivo di Exor e ha seduto nei consigli di amministrazione di società come Türk Traktör ve Ziraat Makineleri e TaTaTu. Un percorso che lo colloca stabilmente nei circuiti dell’alta finanza e dell’industria globale, con una rete di relazioni che si estende tra Europa e Stati Uniti.
Le prime tracce del rapporto con Jeffrey Epstein risalgono almeno al 2003, quando nei documenti compare un trasferimento economico verso “Mr. E. Teodorani-Fabbri”. È il segnale di un legame che affonda nei primi anni Duemila e che, negli anni successivi, diventa sempre più strutturato.
La natura di questa relazione emerge con maggiore evidenza nel 2010, quando le mail collocano Teodorani allo Zorro Ranch, nel New Mexico. Non si trattava di una semplice residenza di campagna. Il ranch, esteso su migliaia di acri, è stato descritto da diverse vittime e testimoni come uno dei luoghi in cui Epstein avrebbe abusato di ragazze, anche minorenni, portate lì con la promessa di lavoro o opportunità. Alcune testimonianze raccontano di incontri sessuali non solo con il finanziere ma talvolta – secondo le accuse – anche con suoi ospiti. Negli anni, l’FBI ha indagato su presunti abusi avvenuti proprio nel ranch, e dopo l’arresto del 2019 la proprietà è stata oggetto di ulteriori verifiche.

In almeno un’occasione Teodorani arriva allo Zorro Ranch mentre Epstein non si trova nemmeno negli Stati Uniti e resta in attesa del suo rientro: un dettaglio che segnala un livello di confidenza non ordinario.
Nello stesso periodo compaiono riferimenti, che proseguono negli anni, anche ai “Caraibi”, dove si trova Little Saint James, l’isola privata nelle Isole Vergini americane che diventerà il simbolo più noto dello scandalo. Secondo le accuse formulate nei procedimenti federali e nelle cause civili intentate da numerose vittime, l’isola sarebbe stata uno dei principali teatri del traffico sessuale orchestrato da Epstein. Testimoni hanno raccontato di festini, abusi sistematici su minorenni, trasferimenti di ragazze in jet privati e di una rete di reclutamento che avrebbe coinvolto collaboratrici incaricate di avvicinare giovani vulnerabili. È anche su quanto sarebbe avvenuto tra il ranch del New Mexico e l’isola caraibica che si fonda gran parte dell’impianto accusatorio costruito negli anni contro il finanziere.
Le mail non attribuiscono a Teodorani alcun coinvolgimento diretto in attività illecite. Ma la sua presenza documentata in quei luoghi — divenuti il fulcro delle accuse di traffico sessuale e sfruttamento di minori — inserisce la relazione con Epstein in un contesto che, alla luce delle ricostruzioni giudiziarie, non può essere considerato irrilevante.
Il 19 ottobre 2011, l’avvocato David Stern — collaboratore di Epstein — scrive di un incontro a Hong Kong con “il tipo che sta costruendo la piattaforma asiatica per la famiglia Agnelli, principalmente per John Elkann (Exor)”. Non ci sono prove di affari conclusi, ma emerge una continuità di interlocuzione sempre riguardo lo stesso gruppo.
L'affare Cushman & Wakefield
Il 25 giugno 2012 Epstein scrive a Teodorani chiedendo chi, all’interno della famiglia, stia seguendo il dossier Cushman & Wakefield, allora controllata da Exor. Non si tratta di una società qualunque: Cushman & Wakefield è uno dei maggiori gruppi immobiliari al mondo, specializzato in consulenza, intermediazione e gestione di grandi patrimoni immobiliari, con clienti istituzionali, fondi e multinazionali in decine di Paesi. Un asset strategico, dunque, nel portafoglio della holding.

Nella mail Epstein osserva che “un suo amico” sarebbe stato coinvolto nell’operazione e chiede chi, tra i familiari, stesse seguendo la pratica. Pochi mesi dopo sollecita un incontro a Parigi con “your cousin Marguerite”. Il 28 gennaio 2013 annota un nuovo appuntamento con questa “Marguerite” e la sua assistente Erika. Il 3 settembre 2013 torna a chiedere un incontro con “Eduardo cousin Marguerite”, segno di un interesse che si prolunga nel tempo attorno a un dossier di peso nel panorama immobiliare internazionale.
Il passaggio decisivo sembra arrivare nella primavera del 2015. Il 7 aprile Epstein scrive: “Ricorda: C3 o Island Capital stanno cercando di acquistare Cushman da voi ragazzi”. Nei giorni successivi chiede aggiornamenti su un board meeting. Lo scambio precede di poche settimane l’annuncio ufficiale, l’11 maggio 2015, della vendita di Cushman & Wakefield a DTZ. Anche in questo caso Epstein dimostra di essere informato prima che tutto diventi pubblico.

Il 9 e 10 marzo 2013 chiede a Teodorani di far venire nel suo appartamento a Parigi “your cousin”, una cugina che in quel periodo viveva a Londra, per incontrare Woody Allen.
La rete Teodorani
Attorno a Teodorani si muove poi un reticolo italiano che mescola industria, aristocrazia e relazioni finanziarie.
Lord David Hanson, pari del Regno Unito, è una figura di primo piano nell’establishment britannico. Imprenditore e finanziere, siede alla Camera dei Lord e nel 2010 è stato nominato Shadow Chief Secretary to the Treasury, ossia ministro ombra del Tesoro nel governo ombra conservatore. Dalle mail emerge che Teodorani lo incontra proprio in quell’anno e che successivamente deve riferire a Epstein dell’esito del colloquio.
Paolo Barletta, invece, appartiene a una famiglia di imprenditori attiva nel settore immobiliare e degli investimenti. Il Gruppo Barletta opera principalmente nello sviluppo e nella valorizzazione di grandi progetti immobiliari, con iniziative negli Stati Uniti e in Italia, ed è noto per operazioni nel real estate di fascia alta e nella rigenerazione urbana. Nelle mail Barletta viene presentato direttamente da Teodorani a Epstein e, nel febbraio 2019 — poche settimane prima dell’arresto del finanziere — risulta presente con lui nella townhouse di New York.
Il 25 giugno 2012 si consuma uno scambio di SMS particolarmente significativo tra Epstein e un interlocutore il cui nome, nei documenti, risulta oscurato. Dalla conversazione emerge un quadro che, al netto di omissioni e linguaggi in codice, lascia intravedere una dinamica tanto semplice quanto inquietante: un intreccio di debiti personali, richieste di denaro, favori e una disponibilità a procurare donne “giovani” su richiesta.
L’interlocutore fa riferimento a un presunto “best investment” legato a Gaddo Lensi Orlandi Cardini — figura che, tra gli altri incarichi, fu anche consulente privato del presidente della Fiat Giovanni Agnelli per le relazioni internazionali, almeno a quanto sostiene sul suo sito personale — lasciando intendere che il nome censurato possa essere proprio il suo. Il motivo diventa chiaro poco dopo: tra i due sembra esserci un contenzioso economico irrisolto da 10.000 dollari, tanto che Epstein replica con tono risentito: “I am gracious however you have not been fair”, ossia, “sono gentile, ma tu non sei stato corretto”.
L’altro ribatte dicendo di essere senza soldi, ma precisa di aver già chiesto a Eduardo Teodorani di estinguere il debito, probabilmente in virtù dei rapporti personali che in passato avrebbero legato Cardini alla famiglia Agnelli. Subito dopo aggiunge: “È un tossicodipendente, ma non ne ho approfittato perché il mio sponsor paga le spese, non mi dà soldi, e con la guerra in Libia ho perso ogni speranza.” Un riferimento che sembra rivolto proprio a Teodorani.
La conversazione, inizialmente incentrata sul denaro, scivola poi su un terreno ancora più ambiguo: i due sembrano giungere a un accordo secondo cui il debito potrebbe considerarsi estinto se l’interlocutore troverà per Epstein una “young wife” da portare nel suo appartamento a Parigi. L’uomo chiede quale età preferisca il finanziere, aggiungendo che “younger is better”; la risposta di Epstein è secca: “20”.
Da quel momento lo scambio prosegue attraverso foto di “candidate” inviate via mail, e qui l’identità del mittente emerge con forza. Alla richiesta di un contatto email, arriva infatti la frase: “Send mail to gaddocardini@aol.com and I respond with foto.” Un dettaglio che trasforma il sospetto in certezza: tra le mail ricevute da Epstein ne compare infatti una del 20 gennaio 2008 proveniente proprio da gaddocardini@aol.com, in cui si discute di un prestito da 10.000 dollari che sarebbe stato presto saldato.
Troviamo poi un “Prince Borghese”, compare chiaramente almeno in un’occasione come figura incaricata di curare l’intrattenimento – “a lot of fun” – durante le visite italiane di Epstein, quando Teodorani si trovava per affari all’estero. Nulla di nuovo, visto che lo stesso Teodorani sembra più volte impegnato nel trovare intrattenimento per Epstein. Fino al 2018, un anno prima dell’arresto di Epstein, in un messaggio telefonico tra i due il manager italiano scrive: “Maestro (ma anche Padrone, ndr) noi aspettiamo la bambina dalle belle caviglie con un’altra buona amica a tua scelta!!! Stanotte Peninsula (l’hotel di New York, ndr) sarà il quartier generale della nostra festa!”.

Con Ugo Brachetti Peretti emergono scambi su presentazioni aziendali, contatti con Ariane de Rothschild e un viaggio a Dubai per discutere con “lo Sceicco” di una possibile cessione di API Group Italia. Dalle carte risulta che lo “Sceicco” in questione sia Mohammed bin Rashid Al Maktoum, emiro di Dubai e figura chiave dell’assetto politico ed economico degli Emirati Arabi Uniti: sovrano assoluto dell’Emirato, è anche Primo ministro e quindi vicepresidente della Federazione, incarichi ai quali ha affiancato per anni quello di ministro della Difesa, mantenuto fino al 2024. Artefice della trasformazione di Dubai in uno dei principali hub finanziari, logistici e immobiliari del pianeta, Al Maktoum è considerato una delle personalità più influenti del Golfo. Secondo Forbes, nel 2021 il suo patrimonio personale superava i 14 miliardi di dollari, collocandolo tra gli uomini più ricchi al mondo. Una figura di primissimo piano, dunque, nel cui entourage si inserisce la trattativa evocata nelle mail. Epstein approva l’iniziativa, pur osservando che potrebbero arrivare offerte migliori dalla Cina.

I messaggi con Bannon
L’ultimo snodo cronologico di rilievo è proprio il 2018. In quell’anno, Eduardo Teodorani chiede a Jeffrey Epstein di organizzare un incontro con Steve Bannon, l’ex stratega di Donald Trump che in quel periodo era impegnato nella costruzione di una rete sovranista europea, capace — nelle sue intenzioni — di condizionare le elezioni per il Parlamento Europeo del 2019 e rafforzare i movimenti populisti nazionali.

La richiesta arriva in un momento in cui Bannon è particolarmente attivo nel Vecchio Continente, come confermano anche le conversazioni recuperate negli Epstein Files. In uno scambio, Bannon elenca senza esitazione i partiti e i leader che stava sostenendo direttamente: “Ora sono consigliere del Front [National]; di Salvini e della Lega; di AfD; del Partito del Popolo Svizzero; di Orbán; di Land and Freedom; di Farage. A maggio ci saranno le elezioni europee: possiamo passare da 92 seggi a 200… e bloccare qualsiasi legge sulle criptovalute o qualsiasi altra cosa vogliamo”.
Emerge dunque un ruolo attivo di consulenza, esteso contemporaneamente a Francia, Italia, Germania, Svizzera, Ungheria e Regno Unito.
In un’altra conversazione del marzo 2019, sempre contenuta nei documenti federali, Bannon chiarisce un aspetto cruciale della sua attività: “Mi sto solo concentrando sul raccogliere fondi per Le Pen e Salvini, così possono presentare liste complete”.
Dentro questo contesto, la richiesta di Teodorani di incontrare Bannon acquista un significato più preciso: non un episodio isolato, ma un tassello che si colloca nel momento di massima espansione europea dell’attivismo politico di Bannon, che in Italia coincide con l’avvio del Governo Conte, sostenuto proprio dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle. A fare da tramite, su sollecito di Epstein, è Sean Bannon, allora capo dello staff dello stratega americano. E la frase con cui Epstein introduce Teodorani la dice lunga sul tipo di percezione che aveva di lui: “Eduardo è il tuo tipo di persona.”
Letta nel suo insieme, la sequenza di tutta questa mole di mail restituisce un dato incontestabile: tra il 2003 e il 2019, il nome di Eduardo Umberto Teodorani Fabbri compare con continuità nell’universo Epstein, tra frequentazioni private, dossier finanziari e contatti politici di altissimo livello.
Nessuna accusa formale, nessuna imputazione. Ma la prossimità prolungata a uno dei sistemi relazionali più opachi e influenti degli ultimi decenni — e a figure come Bannon impegnate in operazioni politiche di portata internazionale — resta un fatto documentato. E per un membro di una delle famiglie simbolo del capitalismo italiano, quel fatto, da solo, è già una notizia.