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Conflitto in Ucraina
22 Febbraio 2022
18:49

Cos’è Nord Stream 2, il gasdotto bloccato dalla Germania, e perché è un problema per Putin

La Germania ha reagito alla decisione unilaterale della Russia di riconoscere le repubbliche separatiste del Donbass con l’annuncio dello stop al progetto del gasdotto Nord Stream 2, una mossa che potrebbe indebolire la posizione di Putin nello scacchiere europeo.
A cura di Annalisa Cangemi
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Dopo la decisione di Putin di imprimere un'accelerazione alla crisi con l'Ucraina, riconoscendo unilateralmente le repubbliche separatiste del Donbass, Donetsk e Luhansk, il governo tedesco ha comunicato la sospensione del gasdotto russo tedesco “Nord Stream 2”. È stato il cancelliere Olaf Scholz ad annunciare che la Germania ha congelato le autorizzazioni necessarie per l'entrata in funzione: "Alla luce delle ultime azioni della Russia la certificazione per l'avvio della pipeline Nord Stream 2 non potrà essere data".

Il gasdotto “Nord Stream 2”, che attraverso il Mar Baltico dovrebbe portare il gas russo in Germania, praticamente raddoppiando il flusso, senza passare dall'Ucraina, non rientra nel pacchetto di sanzioni che i Ventisette stanno valutando per rispondere all'offensiva di Mosca, ma fa parte delle misure adottate singolarmente dagli Stati membri. Il Cremlino da parte sua auspica che la frenata sull'infrastruttura sia solo "temporanea". Ma procediamo con ordine.

Cosa è il gasdotto “Nord Stream 2”

Si tratta di un'infrastruttura, promossa dal colosso russo Gazprom, che ha una partecipazione di maggioranza da 10 miliardi di euro, e cofinanziata da cinque gruppi europei del settore energetico (le compagnie tedesche Uniper e Wintershall, la francese Engie, l'anglo-olandese Shell e l'austriaca Omv), con la Germania capofila e principale Paese promotore (il Paese già importa circa il 40% del proprio gas dalla Russia).

Nord Stream 2 è stato completato lo scorso anno, nel settembre 2021, nonostante ci fosse la forte opposizione degli Stati Uniti e dell'Europa orientale. Il gasdotto è lungo 1.200 chilometri (745 miglia), va dalla costa baltica russa alla Germania nord-orientale, è costato 12 miliardi di dollari e segue lo stesso percorso del Nord Stream 1, progetto già completato oltre dieci anni fa.
Per entrare in funzione occorre ancora un'ultima certificazione. Erano state le stesse autorità tedesche a novembre a sospendere l'iter di approvazione, affermando che bisognava attendere la conformità alla legge tedesca. Una volta avviata la pipeline, così come la sua gemella Nord Stream 1, sarebbe in grado di trasportare 55 miliardi di metri cubi di gas all'anno.

Ora, nonostante la Russia stia limitando le forniture di gas per esercitare pressioni sull'Occidente e sebbene i prezzi dell'energia siano già alle stelle in tutta Europa, da parte della Germania c'è stato un cambio di rotta, che era stato annunciato già a fine gennaio, quando la ministra degli Esteri Annalena Baerbock aveva lanciato un monito: il Nord Stream 2 non avrebbe mai iniziato a pompare gas se la Russia avrebbe invaso l'Ucraina. In caso di aggressione, aveva detto la ministra "prepareremo un pacchetto di sanzioni forti", che includono "anche Nord Stream 2".

La reazione dell'Ucraina

L'Ucraina è sempre stata ostile all'opera, temendo che potesse indebolire ulteriormente la sua posizione rispetto a Mosca. "Consideriamo questo progetto esclusivamente attraverso il prisma della sicurezza e lo consideriamo una pericolosa arma geopolitica del Cremlino", ha dichiarato Zelensky l'anno scorso. In pratica la pipeline nel suo percorso aggira l'Ucraina, e di fatto toglierebbe al Paese circa un miliardo di euro all'anno di introiti che provengono dalle tariffe di transito. Nel conflitto tra Russia e Ucraina che in questi anni si è intensificato a partire dall'annessione della Crimea da parte di Mosca nel 2014, il gas ha infatti giocato un ruolo fondamentale: nel braccio di ferro tra Kiev e Mosca a farne le spese è stata proprio l'Ucraina, che si è vista interrompere le forniture di gas.

Ma il progetto è sempre stato visto come potenzialmente pericoloso anche da parte degli Stati Uniti, proprio per la potenziale influenza che potrebbe dare a Mosca nel quadro energetico europeo. Una preoccupazione tra l'altro condivisa anche dai paesi dell'Europa orientale, che temono di accrescere la sfera di influenza di Putin, diventando troppo dipendenti da Mosca dal punto di vista dell'energia. Per questo la notizia dello stop al progetto è stata accolta con favore dall'amministrazione Biden, la quale ha annunciato che nelle prossime ore arriveranno le sanzioni statunitensi alla Russia: "Il presidente Joe Biden aveva chiarito che se la Russia avesse invaso l'Ucraina, avremmo agito con la Germania per garantire che Nord Stream 2 non andasse avanti", ha scritto la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki in un ‘tweet'.

La reazione della Russia

Il vicepresidente del consiglio di sicurezza russo Dmitri Medvedev ha reagito alla notizia con un avvertimento su Twitter: "Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha emanato un ordinanza per fermare il processo di certificazione del gasdotto Nord Stream 2. Bene. Benvenuto nel nuovo mondo in cui gli europei molto presto pagheranno 2mila euro per mille metri cubi di gas naturale".

Le sanzioni dell'Ue

L'Alto Rappresentante Ue della Politica Estera Josep Borrell ha commentato così la decisione del governo tedesco di sospendere il progetto Nord Stream 2: "Voglio dire un parola di apprezzamento alla Germania, per aver annunciato lo stop del lavoro sul Nord Stream 2, una richiesta che era stata presentata molte volte da Stati membri e dagli Usa". 

Borrel, al termine della riunione straordinaria dei ministri degli Esteri europei, ha fatto sapere che l'Ue "un accordo unanime per un pacchetto di sanzioni" che presenterò al consiglio, "che danneggerà la Russia". Le contromisure per rispondere all'escalation di Mosca dovrebbero comprendere un bando sull'import-export di entità separatiste; una lista di nomi ed entità da colpire (politici, militari, operatori economici, attori nella disinformazione); il non riconoscimento dei passaporti russi rilasciati a cittadini delle due repubbliche separatiste.

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