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Conflitto in Ucraina
22 Febbraio 2022
08:13

Crisi Russia-Ucraina, cosa è successo nella notte nel Donbass: almeno due soldati ucraini morti

L’ingresso dei carri armati russi nella zona del Donbass è costata la vita ad almeno due soldati ucraini, con l’esercito di Mosca che ha bombardato e usato artiglieria pesante lungo tutto il confine sudorientale. Durissima la reazione internazionale alla decisione di Putin.
A cura di Tommaso Coluzzi
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La Russia ha fatto un passo importante verso la guerra. Il lungo discorso di Vladimir Putin di ieri sera ha tenuto incollato mezzo mondo al televisore. Il presidente russo ha scoperto le carte, riconoscendo l'indipendenza delle due repubbliche separatiste del Donbass e dando il via a una missione di peacekeeping – ha detto lui – proprio in quegli stessi territori, che per il resto del mondo fanno parte dell'Ucraina. Nella notte è arrivata la risposta del presidente ucraino, Voldymyr Zelensky, che ovviamente ha condannato la decisione di Putin: "I confini internazionali dell'Ucraina resteranno gli stessi – ha annunciato in un discorso alla nazione – Non cederemo niente a nessuno". Poi ha richiamato ancora una volta una "soluzione politica e diplomatica" e ha ricordato che il suo Paese vuole solo "la pace". Ora Zelensky si aspetta "chiare ed effettive misure di sostegno da parte dei partner".

Nella notte l'esercito russo ha varcato il confine, appunto, entrando nella zona del Donbass. Secondo la linea di Putin è una missione di pace. È scontato dire che per il resto del mondo non è così e si tratta chiaramente di un'invasione. Secondo il bollettino ucraino, l'esercito russo ha attaccato con artiglieria pesante praticamente lungo tutto il confine sudorientale. Due soldati ucraini sono rimasti vittime dei bombardamenti e ce ne sarebbero almeno 12 feriti. Dagli accordi bilaterali tra Russia e repubbliche separatiste, intanto, emergerebbe la possibilità – per le truppe di Mosca – di costruire basi militari in quei territori. Intanto gli Usa – vista la situazione e di escalation continua – starebbero valutando se trasferire Zelensky da Kiev a Leopoli, secondo quanto riferiscono funzionari americani alla Cnn. Così il presidente ucraino si sposterebbe a quasi 500 chilometri da Kiev, a ridosso del confine con la Polonia. L'ultima parola, però, spetta a lui.

Durissima la reazione arrivata dalle Nazioni Unite alla decisione di Putin: "Le prossime ore e giorni saranno critici – ha detto il sottosegretario agli affari politici dell'Onu, Rosemary Dicarlo, alla riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza sull'Ucraina tenutasi questa notte – Il rischio di un grande conflitto è reale e deve essere prevenuto a tutti i costi". E ancora: "Deploriamo l'ordine di schierare truppe russe nell'Ucraina orientale". L'ambasciatore ucraino presso l'Onu, Sergiy Kyslytsya, ha aggiunto: "Oggi l'intera membership delle Nazioni Unite è sotto attacco, i confini dell'Ucraina riconosciuti a livello internazionale sono stati e rimarranno immutabili, indipendentemente da qualsiasi azione e dichiarazione della Federazione russa". La decisione di riconoscere l'indipendenza delle repubbliche di Donetsk e Luhansk è "illegittima e illegale", oltre che "un ritiro unilaterale della Russia dall'accordo di Minsk".

"Questo attacco alla sovranità e integrità territoriale all'Ucraina è non provocato e chiaramente la Russia sta cercando un pretesto per un'ulteriore invasione", ha detto l'ambasciatrice americana  dell'Onu, Linda Thomas-Greenfield, durante il suo intervento. "Putin ha posto davanti al mondo una scelta – ha aggiunto – Non dobbiamo distogliere lo sguardo. La storia ci dice che guardare dall'altra parte sarà un percorso molto più costoso". Intanto, secondo quando fanno sapere funzionari Usa alla Cnn, è improbabile che si tenga un vertice tra Putin e Biden: "La nostra forte sensazione è che la Russia stia continuando a prepararsi per un'azione militare che potrebbe avere luogo nelle prossime ore o giorni". E proprio per questo motivo potrebbero arrivare nuove sanzioni contro Mosca da parte degli Stati Uniti: un coro bipartisan lo chiede al presidente Biden, prima che Mosca prenda pieno controllo del Donbass. Dalla Russia arrivano ancora una volta segnali apparentemente distensivi – anche se poi nei fatti l'atteggiamento è diverso – con il ministro degli Esteri Lavrov che ha detto di essere pronto a negoziare con il segretario di Stato americano Blinken: "Anche nei momenti più difficili siamo pronti per il processo negoziale, siamo sempre a favore della diplomazia".

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