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Guerra in Ucraina

Corruzione in Ucraina: chi è Yermak, da eroe dei primi giorni dell’invasione russa a parafulmini di Zelensky

“Il presidente avrebbe dovuto agire prima ma ha fatto la cosa giusta, accettando le dimissioni”, dice a Fanpage.it l’ex ministro ucraino Mylovanov, che con Yermak ha lavorato. “Lo scandalo della corruzione deteriora la situazione politica, e se si allarga al settore difesa sono guai”.
A cura di Riccardo Amati
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Yermak con Zelensky
Yermak con Zelensky
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La prima volta che l’avete visto in tivù era la sera del 24 febbraio 2022, con ogni probabilità. Col suo metro e novanta abbondante, il viso rotondo e non rasato, sovrastava Volodymyr Zelenskyy in un video girato col telefonino sulla via Bankova che ospita i palazzi del potere a Kyiv. Il video potrebbe essere materia di esame anche tra qualche secolo, se si studierà ancora la Storia: “Siamo tutti qui, governo e amministrazione presidenziale. Per proteggere la nostra indipendenza e il Paese”. Le parole di Zelensky, quella sera, erano conseguenti alla scelta appena fatta. Il presidente aveva rifiutato l’offerta americana di rifugiarsi all’estero lasciando l’Ucraina ai russi. Andryy Yermak era con lui fin dalle prime ore del mattino, mentre gli invasori varcavano i confini, i parà del 31° Guardie attaccavano l’aeroporto della capitale e gli spetsnaz, le forze speciali di Mosca, cercavano di eliminare lo stesso Zelenskyy. Furono invece gli spetsnaz, a essere eliminati.

L’amico del presidente

Yermak è uno degli eroi della resistenza all’invasione. È diventato un grosso problema per la leadership di Zelensky e per l’Ucraina. La vicenda evidenzia una certa ingenuità da parte del suo capo. In una democrazia anche imperfetta, se si vuole essere uno statista oltre che un leader, è meglio evitare di piazzare amici ai posti di comando. Perché se poi gli amici precipitano, il leader rischia di esser trascinato giù come in un gorgo.

“Una debolezza del presidente è di essere molto leale nei confronti dei suoi”, dice a Fanpage.it Timofyy Mylovanov, ex ministro di Zelensky e persona vicina a Yermak, di cui è stato consigliere personale. “Ma non è vero che si è circondato solo di amici. E poi Yermak all’inizio della presidenza non aveva grossi incarichi, se li è guadagnati via via”, sostiene l’ex ministro.

Un successo che legittimò la carriera di Yermak fu il primo grande scambio di prigionieri con Mosca, ottenuto dopo una delicata trattativa. Le sue doti diplomatiche erano state messe alla prova ben prima della guerra. Era stato il principale agente della politica estera di Zelensky, che all’inizio del mandato puntava su un accordo con la Russia per chiudere la questione del Donbass ed evitare un guerra più ampia. Era stato eletto soprattutto per quello.

Dopo il summit tra Zelensky e Vladimir Putin a Parigi nel dicembre 2019, Yermak fu tacciato di “tradimento” dai media ucraini, per la sua presunta arrendevolezza nei confronti dei russi. Aveva poi ancora tentato di evitare la guerra cercando in segreto di trovare soluzioni insieme all’alto funzionario del Cremlino Dmitry Kozak. Non aveva funzionato.

Al centro del potere

In seguito all’aggressione russa, la scena diplomatica diventò tutta di Zelensky. Che, preso dalle trattative con americani ed europei per assicurare sostegno a Kyiv, lasciò sempre più al suo amico la responsabilità di stabilire l’agenda di politica interna e le relazioni con le forze armate. Una posizione che implicava gestire e indirizzare grosse somme di denaro. Ideale, per chi volesse arricchire se stesso e i suoi sodali.

“Yermak si trovò ad avere sempre maggior potere, fino a diventare una figura formidable”, spiega Mylovanov. Sorpreso del fatto che il presidente lo abbia fatto dimettere. “Aveva un rispetto enorme, quasi deferenziale nei confronti di Yermak. Zelensky ha dimostrato di esser superiore ai suoi sentimenti, lasciandolo andare”.

D’altronde, parte del lavoro di Yermak come capo dell’amministrazione presidenziale era proprio di “fare da parafulmini”, assumendosi responsabilità “per ogni cosa che potesse esser controproducente per la leadership del presidente”, sottolinea Mylovanov. Che ricorda come, nonostante la perquisizione subita e l’indagine in corso, Yermak non sia stato incriminato. Per ora.

Yermak e Zelensky si conoscono da parecchio tempo. Protagonisti dell’industria dello spettacolo ucraina e russa, uno come attore e autore di grande successo e l’altro come producer e avvocato, i loro destini si erano incrociati grazie all’azienda creata dall’attuale presidente ucraino insieme ai suoi amici di sempre, attori e scrittori. L’azienda fece furore, soprattutto grazie a fortunate serie televisive, garantendo fortuna economica ai soci.

Corrotto o capro espiatorio?

Secondo il racconto di Simon Shuster, autore di “The Showman”(HarperCollins, 2024), l’amicizia tra i due si è ulteriormente rafforzata all’inizio della guerra, nell’inverno del 2022. Quando Yermak, scapolo e senza figli, al contrario di altri dell’establishment politico ucraino, decise di restare alla Bankova e dividere ogni momento con Zelensky e i suoi fedelissimi. Le notti a giocare a carte nel rifugio del palazzo presidenziale, sotto i bombardamenti russi, hanno saldato molti rapporti, rendendoli quasi indistruttibili.

Ma Yermak oggi è un pericolo.“Il presidente al momento non è a rischio, anche perché ha reagito allo scandalo”, afferma Mylovanov. “Ha preteso dimissioni — quella di Yermak è solo l’ultima di una serie — e agevolato l’inchiesta. È anche vero che avrebbe potuto muoversi prima”. Di sicuro, non ha potuto evitare un deterioramento della situazione politica, diventata più conflittuale.

“Se fino a un paio di settimane fa era in vista un allargamento della compagine di governo a figure dell’opposizione, oggi questo appare improbabile”, spiega l’ex ministro. Un’ampia colazione avrebbe potuto affrontare meglio i negoziati con gli Usa, la pressione sui fronti di guerra e una “tangentopoli” che potrebbe allargarsi. “Se l’inchiesta rivelasse corruzione anche nel settore della difesa, i guai si moltiplicherebbero”, teme Mylovanov.

Sotto il tiro dei guerrieri ibridi

Soprattutto, si rafforzerebbe la narrativa secondo cui armare e finanziare l’Ucraina significa arricchire corrotti. Gettare denaro nei gabinetti d’oro di qualche oligarca. Anche se quello delle foto diventate virali negli ultimi giorni fu acquistato nel 2019, prima dell’invasione e del soccorso occidentale a Kyiv.

“Per adesso il Cremlino non ha sparato contro Yermak con tutte le sue armi informative”, dice a Fanpage.it Mark Galeotti, autore di “The Weaponisation of Everything (Yale, 2022), la bibbia di chiunque si trovi a occuparsi della cosiddetta guerra ibrida, o asimmetrica, di cui i russi sono maestri da secoli. In effetti, i giornali moscoviti hanno scritto della vicenda dandole uno spin tutto domestico. Presentando l’Ucraina “come una sorte di cleptocrazia senza legge, simile a quella degli anni ‘90 in Russia”, commenta Galeotti.

Il regime di Putin si racconta ai russi come l’antidoto a quel periodo e come la garanzia di stabilità e legalità. In realtà, proprio in quel periodo ha le sue radici. Nella San Pietroburgo “banditesca” degli anni ’90 si sono formati e arricchiti i suoi protagonisti. Di quel periodo, Putin conserva anche il vocabolario, come molti osservatori — tra cui Galeotti — hanno notato.

“Noi non siamo la Russia”

Nella poco edificante classifica di Transparency International per la corruzione, la Russia nel 2024 era al 154° posto su 180 Paesi. Mai così male. A causa della sempre minor trasparenza, di una riduzione dei controlli interni e della segretezza sulla spesa pubblica e militare. Trionfano contratti riservati, appalti “a misura” e mancanza di oversight, secondo Transparency.

L’ Ucraina è al 105° posto. Punteggio migliorato rispetto a 10-20 anni fa, ma ancora relativamente basso. La corruzione — reale o percepita — rimane una sfida strutturale. Transparency ritiene che molte riforme anticorruzione sono “solo formali o rallentate”. Un Paese è ritenuto relativamente “pulito” da quota 100 in giù. Ancora non ci siamo.

“La vicenda è dolorosa e ci costringe a riflettere su noi stessi. Crea problemi con gli alleati e conflittualità politica interna”, ammette Mylovanov. “Siamo lontani dalla perfezione. Ma non siamo nemmeno la Russia: in Ucraina gli inquirenti non sono agli ordini del governo, e gli indagati non spariscono senza lasciar traccia né precipitano misteriosamente dalle finestre”.

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