"Stabilire le persone da curare e quelle invece da escludere dalle terapie intensive, ma non farlo sulla base della loro situazione clinica reale ma invece per determinate categorie prestabilite è un atto discriminatorio". Negli Stati Uniti, diventati il primo paese al mondo per numero di contagi da Coronavirus, quasi doppiando quelli della Cina, dove tutto è cominciato alla fine dello scorso dicembre, è polemica per la decisione, presa da alcuni stati dell'Unione, di non dare cure anti-Covid a determinate categorie di persone come le donne e gli uomini con disturbi psichici, con malattie polmonari o con patologie neurologiche come l’Atrofia muscolare spinale (Sma). Per questo, alcune associazione hanno alzato la voce, tra cui il Disability rights education and defense fund, che in una intervista al Fatto Quotidiano ha parlato di "atto discriminatorio nei confronti di questi soggetti, resi dalla legge cittadini di serie B".

Una situazione che esiste già in Minnesota, Colorado, Tennessee, Utah e Alabama, dove le persone affette da patologie pregresse o disabilità "sono candidati improbabili per il supporto alla respirazione". Dunque, se contagiate, queste categorie più deboli sono lasciate al proprio destino. Addirittura, nei giorni scorsi Dan Patrick, vicegovernatore del Texas, aveva dichiarato: "Ben vengano le morti di persone anziane, se questo servirà a salvare la nostra economia". Per questo alcune associazioni, come Self Advocates in Leadership (SAIL) e The Arc of the United States (The Arc), hanno deciso di presentare una denuncia all’Ufficio dei diritti civili del Dipartimento della salute e dei diritti umani (OCR) riguardo alle loro preoccupazioni visto che i piani in atto discriminano in particolare le persone disabili.

"Gli Usa hanno un approccio pragmatico e utilitaristico alle cose del mondo – ha spiegato sempre al Fatto Lisa Noja, deputata italiana affetta da Sma che ha studiato e vissuto per oltre un anno Oltreoceano -. Questo approccio, che per molti versi ha una sua efficacia (ad esempio, se sei una persona disabile molto capace, l’università ti metterà a disposizione il mondo per consentirti di raggiungere il tuo massimo potenziale), ha una faccia della medaglia terribile: quella che emerge dalle linee guida per la gestione dell’emergenza sanitaria Covid-19 adottate da alcuni Stati americani. In Italia, con tutte le mancanze del nostro sistema sanitario nazionale, per fortuna non abbiamo e non avremo mai un approccio del genere: quando entriamo in ospedale, tutti abbiamo lo stesso diritto alle cure. Da questo punto di vista, siamo un paese molto più civile di altri".