“Ci sono ancora le bombe ma non ci arrendiamo”: la vita a Kiev a quattro anni dall’invasione della Russia

“Perché non stiamo correndo nel rifugio, Antòn”? “Ma no, sono solo Mig che vengono a dar fastidio alle nostre difese, mica missili o Shahed”. Antòn – che incontriamo a Kiev – ormai sembra poter riconoscere il livello di pericolosità dell’attacco russo da come suonano le sirene. I caccia bombardieri non lo spaventano. Gli esseri umani si abituano a tutto. Anche alla guerra. Gli ucraini hanno avuto tempo per abituarsi. La notte del quarto anniversario dell’invasione russa nella capitale dell’Ucraina l’allarme ha suonato poco prima del coprifuoco. La gente ha continuato a camminare tranquillamente per le strade. Bar e ristoranti non pieni ma quasi. Donne, soprattutto. Gli uomini sono al fronte. Poco dopo, nuovo blackout. Programmato. Il centro di Kiev è diventato vuoto, buio, spettrale. Solo le luci indispensabili. I generatori che le alimentano sono enormi. Il loro rumore, il tappeto sonoro di una notte fredda. Ma non gelida.
Stanchezza e resistenza
“C’è stress e rabbia, però le persone spesso la nascondono”, dice a Fanpage.it il sociologo Tymofii Brik, rettore della Scuola di Economia di Kiev. “L’ottimismo che i nostri sondaggi riscontravano durante i primi due anni del conflitto è molto diminuito. Si pensa ad andare avanti con la propria vita. Che altro si può fare? E spesso il cuore pesante e i problemi vengono nascosti dietro un sorriso”.
Chi ritiene che la popolazione sia particolarmente depressa, con ogni probabilità si sbaglia. “La resistenza degli ucraini non è dovuta solo alla forte identità nazionale ma anche al ‘capitale sociale’, ai legami orizzontali”, spiega l’accademico. “Questo Paese per molti anni è stato governato male. Le ricerche sociologiche rilevano che la fiducia nelle istituzioni è bassa. E che la popolazione ha imparato ad aiutarsi ‘orizzontalmente’, appunto. Creando legami forti a livello locale”. La società ucraina è resiliente, dicono quelli bravi. Perché ci si aiuta a vicenda e non si aspetta che le cose arrivino dall’alto.
Missili Iskander per il quarto anniversario
Ma l’abisso è dietro l’angolo. Nella notte, sotto gli attacchi russi sono morte almeno quattro persone e una trentina sono rimaste ferite. Oltre 130 droni hanno colpito diverse zone dell’Ucraina — rende noto il ministro della Difesa. Due missili balistici Iskander sono piovuti rispettivamente su Zaporizhzhia e su Odessa, provocando vittime. Ancora danni ad alcune centrali elettriche. E si prende di mira la polizia: 7 agenti feriti a Mikolayv in un’esplosione fotocopia dell’attentato di tre giorni fa a Leopoli. Servizi di Mosca, dicono le autorità. Cortesia peraltro subito ricambiata: un ordigno ha ucciso un poliziotto nella capitale russa. Secondo il ministero dell’interno ucraino, il Cremlino vuole spaventare chi è preposto a mantenere l’ordine per destabilizzare il Paese invaso. Al momento, non si colgono segni di questa destabilizzazione: “Gli attacchi sugli obiettivi civili hanno un effetto contrario a quello desiderato da Putin”, afferma il sociologo Brik: “La popolarità del presidente ne esce semmai rafforzata”. Non è certo quella di un paio di anni fa. Anche chi lo ha votato lo critica. Ma ogni volta che nemici o presunti alleati esagerano — dai bombardamenti russi alle aggressioni verbali degli americani — il consenso su Volodymyr Zelensky torna a crescere.
"La Terza guerra mondiale"
Il presidente dell’Ucraina, in un’intervista alla BBC, ha accusato Vladimir Putin di aver “scatenato la Terza guerra mondiale” per imporre al mondo “un diverso modo di vivere”. Con ogni probabilità, le motivazioni di Putin sono altre. La raffazzonata ideologia che il regime russo si è costruito nasconde argomenti più triviali. Mantenere il potere cavalcando un’economia che si fonda sulla vendita di idrocarburi, per esempio. Alla faccia della decarbonizzazione. Fatto sta che alla vigilia dell’anniversario dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, il capo del Cremlino ha premiato i capi delle sue forze nucleari di cielo, di terra e di mare con onorificenze prestigiose. In Russia era il “giorno dei difensori della patria”. Una festa solo recentemente resa istituzionale dal presidente. Prima, era solo la “Festa dell’uomo”. Un otto marzo maschile. Mogli e fidanzate ti facevano regalini. Oggi, serve a Putin per celebrare la potenza della Russia davanti ai suoi generali tintinnanti medaglie.
Il giorno che ha sconvolto il mondo
Ricordiamo bene i fuochi d’artificio dietro le cupole del Cremlino, il “giorno dei difensori della patria” di quattro anni fa. “Non può farlo davvero”, pensavamo noi come buona parte del mondo. Poche ore dopo, ai fuochi d’artificio si erano sostituiti i primi attacchi aerei e missilistici sulle città ucraine. E gli edifici in fiamme nelle periferie erano uguali a quelli delle periferie di Mosca. Comune retaggio sovietico. Era come se i russi bombardassero se stessi. Al contrario di quanto pretendeva la storia al contrario scritta da Putin e da Vladimir Medinsky, però, gli ucraini non avevano alcuna voglia di tornare sotto i “Moskal” — come chiamano con disprezzo divertito i loro aggressivi vicini. Ai soldati di Mosca non sono stati offerti fiori. Nemmeno nel Donbass.
Nella parti del Donbass che non erano già sotto il controllo del Cremlino, intendiamo. Questa guerra ha fatto quasi due milioni fra morti e feriti, in quattro anni. Ucraini e russi. Poteva essere evitata. Anche pochi giorni prima dell’invasione. Era pronto un piano negoziale che aveva possibilità di successo perché messo a punto dopo contatti informali con la diplomazia ucraina e occidentale, dissero a Fanpage.it alti funzionari russi poco dopo il 24 febbraio 2022. Erano stati tenuti del tutto all’oscuro delle intenzioni di Putin. “Il Cremlino non volle nemmeno leggere i documenti che avevamo preparato”, ci disse il capo del maggior ufficio studi del ministero degli Esteri russo. Tutto era già deciso. Da Putin e da poche altre persone.
Ingiustizia internazionale
“Non vi preoccupate, tra una settimana, massimo due, l’operazione militare speciale sarà finita” diceva in quelle ore lo zar a un suo interlocutore straniero, secondo quanto ricostruito da Shaun Walker per il Guardian. Illuso dai suoi servizi di sicurezza, che al capo spesso riferiscono solo quel che vuol sentire. Ma se la Russia non ha ancora vinto la guerra, o l’ipocrita “operazione militare speciale”, Putin ha in parte raggiunto l’obiettivo di farci vivere tutti in un modo diverso. Proprio come dice il suo nemico Zelenskyy. Perchè il 24 febbraio 2022 ha davvero cambiato il mondo. Ha rafforzato le posizioni di sovranisti, autocrati e aspiranti tali. Almeno per ora. Ha premiato i guerrafondai — per usare una parola di moda da noi. Perché ha dimostrato come sia facile promuovere politiche di potenza a dispetto del diritto internazionale. Come sia facile dichiarare morto il multilateralismo e battezzare “board of peace” più o meno privati. Da questo punto di vista, l’Ucraina somiglia a Gaza. E agli altri luoghi della vecchia e della nuova ingiustizia internazionale.