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Chi è Delcy Rodríguez, la nuova leader del Venezuela dopo la cattura di Maduro

Figlia di un guerrigliero marxista, a 56 anni Delcy Rodríguez incarna una combinazione rara nella dirigenza chavista: fedeltà ideologica, pragmatismo economico e una notevole capacità di navigare i rapporti internazionali.
A cura di Davide Falcioni
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Dopo il rapimento del presidente Nicolás Maduro durante un'operazione militare statunitense in Venezuela, la leadership del Paese sudamericano è passata nelle mani della vicepresidente esecutiva Delcy Rodríguez, da anni considerata una delle figure più potenti anche se meno appariscenti del sistema di potere venezuelano.

A 56 anni, Rodríguez incarna una combinazione rara nella dirigenza chavista: fedeltà ideologica, pragmatismo economico e una notevole capacità di navigare i rapporti internazionali. Figlia di Jorge Antonio Rodríguez, guerrigliero marxista morto negli anni Settanta dopo l’arresto per il rapimento di un imprenditore statunitense, Delcy è cresciuta in un ambiente in cui la politica era tutto. Il suo percorso non è stato però quello della militante tradizionale: ha infatti studiato diritto, formandosi anche in Francia e specializzandosi in diritto del lavoro, costruendo un profilo più tecnico che rivoluzionario.

La sua ascesa è coincisa con l’era post-Chávez. Dopo la morte di Hugo Chávez nel 2013, Maduro l'ha portata rapidamente al centro del potere: prima ministra della Comunicazione, poi ministra degli Esteri, diventando la prima donna a ricoprire quel ruolo in Venezuela. In quegli anni si è distinta per uno stile combattivo sulla scena internazionale, soprattutto contro governi conservatori dell’America Latina e istituzioni occidentali.

Delcy Rodriguez alla sinistra di Maduro
Delcy Rodriguez alla sinistra di Maduro

Il vero salto è avvenuto nel 2018, quando è stata nominata vicepresidente esecutiva. Da lì in avanti, Rodríguez ha consolidato un’influenza trasversale assumendo anche il controllo dei dossier economici più caldi e, in seguito, del ministero del Petrolio. In un Paese devastato dal collasso economico, è stata lei a guidare una cauta apertura al mercato, fatta di privatizzazioni selettive, allentamento dei controlli e dialogo con settori dell’imprenditoria nazionale. Una linea che le è valsa, da un lato, il riconoscimento di parte delle élite economiche e, dall’altro, la diffidenza dei settori più ideologici del chavismo.

Nonostante l’immagine da tecnocrate, Rodríguez resta una figura dura. Stati Uniti, Unione Europea e Canada l’hanno sanzionata per il suo ruolo nel governo e nella gestione della repressione del dissenso. È considerata una dirigente di assoluta fiducia di Maduro, capace di far funzionare l’apparato statale e di coordinare civili e militari in momenti critici.

Dopo la cattura del presidente, è stata lei a convocare il Consiglio di Difesa Nazionale e a prendere la parola davanti al Paese, condannando l’operazione statunitense come una violazione della sovranità venezuelana. Pur esercitando di fatto le funzioni presidenziali, ha ribadito che Maduro resta l’unico presidente legittimo del Venezuela.

Le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui Rodríguez sarebbe disponibile ad aprire un canale di dialogo con Washington, hanno sorpreso molti analisti, che la descrivono come una dirigente estremamente pragmatica, ma non come una figura disposta a rompere con il sistema che l’ha portata al vertice.

Sorella di Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea nazionale e altro pilastro del potere chavista, Delcy Rodríguez rappresenta oggi il punto di continuità dello Stato venezuelano. Che il suo ruolo sia quello di una semplice reggente o l’inizio di una nuova fase politica resta incerto. Di certo, nel momento più fragile della storia recente del Paese, è lei la donna che tiene in mano le leve del potere.

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