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Conflitto in Ucraina
7 Giugno 2022
11:23

Che fine stanno facendo le armi inviate dall’Occidente all’Ucraina

Jürgen Stock, capo dell’Interpol, almeno una parte del materiale bellico inviato in Ucraina finirà nel mercato nero gestito dalla criminalità organizzata ed alimenterà un florido commercio di armi, sia leggere che pesanti, in tutto il mondo.
A cura di Davide Falcioni
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Che fine stanno facendo le armi che l'Occidente sta inviando all'Ucraina da tre mesi a questa parte? Che esse vengano utilizzate ogni giorno dalle forze armate di Kiev è evidente e dimostrato dalla capacità di resistere a un esercito, quello russo, la cui superiorità all'inizio del conflitto era stata definita soverchiante dalla stragrande maggioranza degli analisti militari. Secondo l'Interpol, tuttavia, almeno una parte di quel materiale bellico finirà nel mercato nero gestito dalla criminalità organizzata ed alimenterà un florido commercio di armi, sia leggere che pesanti, in tutto il mondo. A lanciare l'allarme è stato la scorsa settimana Jürgen Stock, capo dell'Organizzazione internazionale della polizia criminale, affermando che una volta terminato il conflitto grandi quantità di materiale bellico spedito in Ucraina inonderanno il mercato internazionale, come accaduto in passato per altri teatri di guerra. "I gruppi criminali – ha detto Stock – cercano di sfruttare queste situazioni caotiche e la grande disponibilità di armamenti, anche pesanti. Tali armi saranno disponibili sul mercato nero. Nessun paese o regione può affrontarlo individualmente, perché questi gruppi operano a livello globale".

Il capo dell'Interpol ha aggiunto: "Possiamo attenderci un afflusso di armi in Europa e oltre. Dovremmo essere allarmati e dobbiamo aspettarci che queste armi vengano trafficate non solo nei paesi vicini ma anche in altri continenti". Jürgen Stock ha esortato le polizie degli stati membri ad utilizzare i loro database per aiutare a "tracciare e rintracciare" le armi. "I criminali sono interessati a tutti i tipi di armi… praticamente tutte le armi che possono essere trasportate potrebbero essere utilizzate per scopi criminali".

UNARMA denuncia: "Compravendita di armi illegali da siti di matrice russa"

A lanciare l'allarme su un fitto commercio di armi anche UNARMA, sindacato dei carabinieri: "Apprendiamo da nostre fonti dell’esistenza di una fitta compravendita di armi illegali da portali online e siti di matrice russa. Decine di fucili di precisione, mitragliatrici, AK-47 e pistole e armi che, se prima erano in dotazione all’esercito, adesso finiranno nelle mani della criminalità organizzata". Secondo l'organizzazione sindacale "il lato oscuro del buonismo europeo e della corsa agli armamenti bellici a favore dell’Ucraina si sta svelando ora in tutta la sua forza: per poche centinaia di dollari è possibile acquistare in rete dalle semplici beretta ai sistemi terra-aria generalmente forniti da UK e USA. La difesa internazionale ora dovrà fare i conti con cani sciolti e mercenari che potranno acquistare liberamente delle armi, che anziché monitorare per la difesa del Paese abbiamo deliberatamente scelto di destinare al conflitto senza controllo e monitoraggi”.

Think tank USA: "Impossibile tenere traccia delle armi inviate in Ucraina"

In un articolo dello scorso 14 magio anche il Washington Post ha sollevato il tema del commercio illegale di armi, chiedendosi se le forniture militari generosamente elargite dagli Stati Uniti finiranno nelle mani giuste e quanto alto sia il rischio che vengano invece risucchiate da gruppi criminali. Secondo William Hartung, esperto del think tank Quincy Institute, mentre in Afghanistan "gli USA avevano una presenza importante nel Paese che consentiva di avere almeno la possibilità di tracciare i percorsi delle armi, in Ucraina il governo statunitense è cieco in termini di monitoraggio delle armi fornite alle milizie civili e ai militari". Il rischio, dunque, sarebbe che questi armamenti possano essere venduti alla criminalità organizzata e riutilizzati per altri conflitti, anche a migliaia di chilometri di distanza. Ne è convinto anche Rachel Stohl, vicepresidente dello Stimson Center, che sempre al Washington Post ha confermato che "è semplicemente impossibile tenere traccia non solo di dove vanno tutti questi equipaggiamenti e chi li userà, ma anche come vengono usati".

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