Attentato a Damasco, 13 morti e 70 feriti. Il regime incolpa gli Usa

Una terribile esplosione nei pressi del ministero degli interni siriano ha scosso il quartiere centrale di Damasco, causando 13 morti e 70 feriti, molti dei quali in condizioni gravi. L'attentato è avvenuto 24 ore dopo che il primo ministro è sopravvissuto a un'autobomba. In un'intervista rilasciata ad al Jazeera, il membro del parlamento siriano Sharif Shehadeh ha dichiarato che il terrorismo sarebbe "sponsorizzato da altri paesi, con l'obiettivo di procurare il maggior numero possibile di danni ai civili". I responsabili, secondo il politico, sarebbero Arabia Saudita, Quatar e Stati Uniti, che hanno fornito supporto alle forze ribelli e dunque, comprensibilmente, non piacciono agli uomini del regime di al Assad.
Ieri un altro attentato ha preso di mira il premier siriano Wael al-Halki, che però è rimasto illeso. L'autobomba è esplosa vicino ad una scuola di Damasco nel quartiere di Mezze, e secondo quanto riferiscono fonti di hezbollah aveva come obiettivo proprio il ministro siriano. Lo scoppio dell’auto ha provocato però almeno sei morti, tra cui una guardia del corpo di Wael al-Halki e una decina di feriti. Secondo quanto riferiscono le prime fonti l'attentato è stato provocato da un dispositivo esplosivo collocato sotto un'automobile parcheggiata nel quartiere. L’ordigno è stato fatto poi esplodere mentre transitava il ministro al-Halki e la sua scorta. L’azione per adesso non è stata ancora rivendicata da nessuno, intanto le prime immagini diffuse dall’emittente di stato siriana mostrano una serie di auto bruciate. Sul posto i vigili del fuoco che sono stati impegnati molto tempo a cercare di domare le fiamme divampate a seguito dell’esplosione.