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Guerra in Ucraina

Attacchi alla centrale di Zaporizhzhia, l’ISIN: “Funzioni principali garantite, no rischi per l’Italia”

L’intervista di Fanpage.it a Fabrizio Trenta, responsabile della sezione “Centrali nucleari e protezione fisica” dell’ISIN sui rischi legati agli attacchi russi alla centrale nucleare di Zaporizhzhia: “I 6 reattori sono tutti spenti ma è necessario refrigerare il combustibile nucleare per evitare che fonda. La criticità maggiore che oggi si riscontra riguarda le alimentazioni elettriche. Rischi per l’Italia? Non particolarmente gravi”.
Intervista a Fabrizio Trenta
responsabile della sezione “Centrali nucleari e protezione fisica” ISIN.
A cura di Ida Artiaco
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La centrale nucleare di Zaporizhzhia.
La centrale nucleare di Zaporizhzhia.
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A Kharkiv e in alcune parti della regione sud-orientale ucraina di Zaporizhzhia 200mila residenti sono ancora senza elettricità dopo gli attacchi russi di venerdì scorso alle infrastrutture energetiche del Paese. In particolare, lo scorso 22 marzo, durante l'ennesimo attacco missilistico su larga scala contro l'Ucraina alle 5.10 del mattino, è stata scollegata la linea aerea esterna OHL-750kV Dniprovska che collega la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d'Europa, temporaneamente occupata, al sistema elettrico integrato del Paese.

Ma cosa significa? E quali possono essere le conseguenze in caso di ulteriore attacco ad un impianto del genere? Fanpage.it lo ha chiesto a Fabrizio Trenta, responsabile della sezione “Centrali nucleari e protezione fisica” dell'ISIN (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione).

"La centrale nucleare di Zaporizhzhia è ancora una volta sull'orlo del blackout”, ha fatto sapere Energoatom. Cosa significa e che rischi ci sono?

"La valutazione della situazione “sul campo” è sempre difficile perché le notizie sono anch’esse strumento di guerra mediatica e attorno alla Centrale, dall’inizio della guerra, si combatte anche una battaglia di disinformazione.

Le barriere e i sistemi di sicurezza esistenti nelle centrali sono progettati con ridondanze e capacità di resistenza ad eventi di origine antropica e naturale anche gravi, al fine di prevenire eventuali significativi rilasci di radioattività nell’ambiente anche nelle circostanze in cui un atto bellico colpisca e danneggi parti anche vitali della centrale".

La situazione è davvero così pericolosa?

"I 6 reattori sono tutti spenti ma è necessario refrigerare il combustibile nucleare per evitare che fonda. La criticità maggiore che oggi si riscontra presso la centrale di Zaporizhzhya riguarda le alimentazioni elettriche: dalle ultime notizie diffuse dalla IAEA, il 14 marzo scorso è stata ripristinata la connessione alla linea elettrica esterna da 330 kilovolt (kV); a questo punto, la centrale dispone di due linee elettriche esterne, una da 330 kV ed una da 750 kV. Si ricorda che, prima del conflitto, la centrale di Zaporizhzhya aveva a disposizione un totale di dieci linee elettriche, quattro da 750 kV e sei da 330 kV.

Oltre alle linee elettriche esterne, va ricordato che la Centrale dispone di 20 generatori diesel di emergenza che, in caso di perdita totale delle alimentazioni elettriche esterne, con le riserve di carburante disponibile in sito, garantiscono un’autonomia di 20 giorni per alimentare i sistemi di sicurezza.

Per quanto ne sappiamo, le tre funzioni di sicurezza principali di una centrale nucleare (controllo della reattività, refrigerazione del calore residuo del combustibile e contenimento della radioattività) sono ancora garantiti a Zaporizhzhya".

Che pericoli ci sono per l’Europa e per l’Italia?

"Non particolarmente gravi per l’Italia. Sono state infatti analizzate le conseguenze di un rilascio di radioattività di entità pari a quella stimata per l’incidente di Chernobyl, localizzando l’evento nella centrale di Zaporizhzhya.

Una prima stima delle conseguenze di tale scenario, effettuata prendendo a riferimento condizioni meteorologiche che coinvolgono direttamente il territorio nazionale, consente di affermare che l’eventuale contaminazione non raggiungerebbe valori per i quali risulti necessario adottare misure protettive dirette sulla popolazione (come ad esempio la iodoprofilassi) mentre la contaminazione al suolo risultante potrebbe richiedere l’applicazione di provvedimenti restrittivi della produzione, distribuzione e consumo di alimenti, nonché di azioni a protezione del patrimonio zootecnico nelle aree colpite dal fall-out radioattivo".

Nonostante i ripetuti appelli continuano gli attacchi russi nella zona. Cosa servirebbe per mettere al sicuro la centrale nucleare ed evitare un disastro?

"Innanzi tutto va ricordato che la Centrale è, praticamente dall’inizio della guerra, occupata dai russi e che, attualmente, tutto il personale che opera nella centrale è russo: di fatto la sicurezza della centrale è sotto il controllo dell’autorità per la sicurezza nucleare russa Rostekhnadzor. Per mettere al sicuro la Centrale sarebbe necessario che l’area dell’impianto non fosse più zona di guerra".

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