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Afghanistan, al posto del papavero per l’eroina si punta sul cashmere‎

Il dipartimento delle Difesa americano ha avviato un progetto di rilancio della produzione locale di cashmere‎ anche attraverso la costruzione di un’industria manifatturiera autonoma.
A cura di Antonio Palma
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Dopo anni di lotta alla coltivazione di oppio e papaveri per produrre droga convincendo la popolazione locale a puntare su prodotti agricoli alternativi ma con scarso successo, gli Stati Uniti tornano alla carica in Afghanistan puntando ora sull'allevamento per la lana cashmere. Dopo l'annuncio del ritiro delle truppe da completare nei prossimi anni infatti il Pentagono vuole accelerare la ripresa dell'economia del Paese sconvolto da decenni di guerre appoggiando produzioni lecite ed esportabili in occidente. Come spiega il Financial Times per mettere in pratica i suoi piani, il dipartimento delle Difesa americano ha reclutato alcuni esperti di tessuti tra cui il britannico Philip Eddleston affinché possano mettere in contatto le industrie della lana mondiali con i pascoli di capre in Afghanistan.

Industria manifatturiera – L'Afghanistan infatti pur essendo il terzo produttore mondiale di cashmere dopo Cina e Mongolia fa ancora fatica ad avere un rapporto diretto con le grandi aziende tessili occidentali e non ha quindi canali sicuri di vendita che possano invogliare altri produttori locali. Secondo il giornale finanziario l'obiettivo finale dell'amministrazione Usa è quello di aiutare l'Afghanistan a mettere in piedi un'industria manifatturiera autonoma che possa svolgere in loco i processi basilari sul prodotto in modo da guadagnare di più rispetto al prodotto grezzo.

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