La scuola nella Striscia di Gaza martoriata dai bombardamenti finirà ancora prima del previsto e senza esami finali per la maggior parte degli studenti perché mancano istituti e aule, distrutte dai bombardamenti israeliani. È solo una delle tragiche conseguenze dell'ultimo atto della Guerra tra israeliani e palestinesi che ha fatto oltre duecento vittime tra cui 64 bambini nei Territori. Nei bombardamenti da parte di Israele sulla Striscia di Gaza sono andati distrutti non solo diversi palazzi governativi in mano ad Hamas ma anche centinaia di abitazioni private in cui risiedevano civili,  centri medici e persino scuole e asili. Una distruzione immane che ha lasciato migliaia di persone senza una casa, centinaia di migliaia senza una accesso all'acqua potabile, ai servizi igienici e all'elettricità e decine di migliaia di bambini senza una classe da poter frequentare.

I bombardamenti aerei delle forze armate di Tel Aviv hanno colpito 54 strutture educative, di cui 46 scuole e tre asili. Secondo l'ONU, la distruzione ha impattato pesantemente su almeno 600.000 studenti palestinesi che non hanno più un posto dove studiare oltre a dover affrontare le conseguenze psicologiche di quanto accaduto. Il ministero dell'Istruzione palestinese a Gaza ha annunciato oggi che l'anno scolastico si concluderà il 3 giugno, senza esami finali per le classi dalla prima all'undicesima, faranno eccezione solo gli studenti del dodicesimo anno che sosterranno l'esame finale. Secondo L'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi, al momento comunque tutte le scuole restano chiuse e, ad oggi, non è stata ancora comunicata alcuna decisione in merito alla riapertura. Anzi in molti casi i rifugiati palestinesi, costretti a lasciare le loro case completamente distrutte, si sono rifugiati proprio nelle scuole di Gaza diroccate e danneggiate.

Secondo il Ministero dello Sviluppo Sociale, oltre tremila famiglie comprendenti otre 16mila persone hanno subito danni alle loro case durante i bombardamenti e molte di loro non hanno potuto fare ritorno neanche dopo la tregua. Anche le infrastrutture idriche e igieniche hanno subito gravi danni, sono stati registrati danni alle condutture di acqua potabile a quelle delle acque reflue. I principali impianti di dissalazione dell'acqua funzionano ora con capacità limitate a causa della mancanza di energia elettrica e circa 400.000 persone sono senza regolare approvvigionamento idrico.