“A Crans-Montana scene terribili, ustionati come bimba del Vietnam”, il racconto del papà di un 16enne ferito

"In strada a Crans-Montana c'era una situazione terribile. C'erano tanti feriti che non erano riconoscibili, i ragazzi avevano ustioni come le foto della bimba del Vietnam e i sanitari cercavano di fare il possibile per curare i più gravi ", è il drammatico racconto di Umberto Marcucci, papà di uno dei ragazzi italiani feriti gravemente nella notte di capodanno nel locale Le Constellation andato distrutto nella località svizzera in uno spaventoso incendio che ha causato una vera e propria strage di giovani con almeno 47 morti.
L'uomo è stato uno dei primi genitori a raggiungere il luogo dell'accaduto trovandosi davanti a una scena terribile. Ad allertarlo una telefonata della mamma di un amico del figlio che aveva appena appreso la notizia. L'uomo, che stava trascorrendo le vacanze invernali proprio in zona dove ha una abitazione, si è subito recato sul posto in cerca del figlio sedicenne che era con gli amici proprio nel locale dove si è consumato il dramma, un locale frequentato da giovanissimi.
Davanti ai suoi occhi una situazione terribile con decine di ragazzi ustionati a terra tra cui il figlio che però fortunatamente era ancora cosciente. Il ragazzo infatti è stato colpito dalle fiamme mentre scappava ed è rimasto ustionato nella parte posteriore del corpo. Di fronte a quella scena il genitore ha deciso di portarlo autonomamente in ospedale raccogliendo in strada anche altri due ragazzi che si trovavano vicino al figlio: una giovane italiana e un francese.
"C'erano tantissime persone per terra e dai bar portavano cuscini e coperte che mettevano a terra e cercavano di proteggere le persone come potevano perché c'erano circa -10 gradi e faceva molto freddo. Dentro al bar c'erano altrettante persone con i paramedici che cercavano di tamponare le situazioni più gravi ha raccontato ancora il genitore del 16enne descrivendo quei terribili momenti. "L'episodio è successo alle 1:15 e io alle 2:15 ero già in piazza a prenderlo. Lui riusciva a camminare ma diceva ‘papà sto male, sto malissimo, mi fanno male le mani' e aveva le mani come le foto della bimba del Vietnam e tutti avevano le mani così" ha aggiunto.
"C'erano già tante ambulanze ma il numero dei feriti era troppo. L'ho dovuto portare io in ospedale perché essendo meno grave degli altri rischiava di restare lì per ore, ho portato in ospedale anche una ragazza italiana e un ragazzo francese che si trovavano lì vicino" ha raccontato ancora l'uomo, ricostruendo: "Ho chiamato mio figlio e ringraziando il cielo mi ha risposto, ho superato i controlli di sicurezza e ci siamo messi sulla piazza cercando di trovare qualche sanitario che lo potesse assistere, però c'erano talmente tante persone messe così male che poi lui alla fine oggettivamente non stava neanche così male. Ho parlato coi medici e l'ho portato direttamente io all'ospedale di Sion. Mio figlio sta male però sta bene, è vivo e questa è la cosa più importante per noi. Ha ustioni sul 30-40% del corpo ma ringraziando il cielo ha ustioni sulle braccia e sulla schiena e sui capelli perché è stato colpito dalle fiamme mentre scappava dal locale".
"Mi ha detto che qualcuno ha urlato fuoco nella zona del bar e da lì le fiamme si sono diramata in una maniera impressionante e velocissima. Ma la dinamica non l'ha capita. Lui ricorda poco e niente" ha raccontato ancora il padre del sedicenne che poi è giunto in Italia col figlio che è tra i ricoverati all'ospedale Niguarda di Milano dove il minore è stato trasferito e operato e si trova ora in coma farmacologico.
Ha collaborato Chiara Daffini