I politici sembrano essersi dimenticati, nei loro appelli contro l'astensionismo, dell'esercito dei fuori sede, studenti e lavoratori pendolari "di lungo raggio", che pur volendo partecipare alle prossime consultazioni elettorali, ne saranno potenzialmente esclusi. E non si sta parlando di una manciata di voti: in tutto, contando gli oltre 300mila (dati del Miur) universitari che studiano in una Regione diversa da quella di residenza, e i lavoratori, che secondo uno studio di Bankitalia sulla mobilità del lavoro in Italia, sarebbero 1,5 milioni, si parla di 2 milioni di persone che rischiano di non poter partecipare attivamente alla vita democratica del Paese.

E pensare che lo scorso ottobre il governo aveva dato parere favorevole ad un ordine del giorno, che avrebbe risolto, seppur non definitivamente, questa grave anomalia italiana. Andrea Mazziotti, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, ora candidato con "+Europa" di Emma Bonino, aveva inizialmente presentato un emendamento alla legge elettorale, poi decaduto con la fiducia. Con l'ordine del giorno, che però non è vincolante, il governo si era impegnato ad emanare un decreto, in vista dell'approssimarsi del 4 marzo. Con la proposta di Mazziotti un elettore fuori sede avrebbe potuto votare, nel comune di domicilio, garantendosi mediante una richiesta al comune, valida per un'unica consultazione, lo spostamento temporanea in un'altra lista, diversa da quella della sezione a cui appartiene. Un escamotage che di fatto avrebbe aggirato il vuoto legislativo che esiste in materia.

Ma per questi 2 milioni di elettori il problema esiste ancora, eccome. Il comitato "iovotofuorisede", combatte dal 2008 contro l'immobilismo delle istituzioni nei confronti di quello che ad ogni tornata elettorale si trasforma in un diritto negato per i cittadini: "È triste che dopo dieci la politica non sia riuscita a rispondere ad una necessità così basilare, se non in modo molto marginale, come è successo per gli italiani che vivono all'estero. Ma i fuori sede che non possono votare in Italia sono molti di più", ha detto il coordinatore Stefano La Barbera.

Pronti i ricorsi alla Corte Costituzionale

Ma il comitato questa volta è sul piede di guerra. Sono già pronti quattro ricorsi alla Corte Costituzionale, per le città di Genova, Milano, Savona e Palermo, ma raccogliendo altre adesioni (contattando direttamente i promotori) si potrà ampliare la platea dei ricorrenti, accorpando tutte le richieste degli interessati: "Presenteremo ricorso per tutti coloro che saranno costretti a tornare a casa, pagando di tasca propria, e che presenteranno le spese di viaggio"– ha spiegato Stefano La Barbera – "E un altro per coloro che non possono tornare, magari per motivi di lavoro, e che sono in grado di dimostrarlo". Due motivazioni diverse ma lo stesso obiettivo: sollevare in un Tribunale civile "l'eccezione di costituzionalità" sulla legge elettorale, dal momento che discrimina gli elettori italiani, di fatto garantendo il diritto di voto in mobilità solo ad alcune categorie, come gli infermi negli ospedali pubblici, i detenuti o i militari. E questo in palese violazione dell'articolo 3 della Carta, secondo cui "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Tramite un avvocato, che farà causa al ministro degli Interni e al presidente del Consiglio, si potrà arrivare al pronunciamento di un giudice, aggirando così il fatto che un singolo individuo non può da solo presentare un ricorso alla Corte Costituzionale. 

Come votano i fuori sede in Italia

Attualmente i rappresentanti di lista possono votare nel seggio in cui vengono designati, ma questo può avvenire solo all'interno del proprio collegio di residenza. Se questo stratagemma funziona per esempio nel caso dei referendum, che prevede un unico collegio, nazionale, la stessa possibilità non esiste nel caso delle elezioni politiche, visto che i collegi corrispondono più o meno alle province (le grandi città sono divise anche in più collegi). Nei casi ad esempio dei referendum sulle trivelle (aprile 2016), del referendum costituzionale (dicembre 2016), o del referendum sull'acqua (11 giugno 2011), i cittadini in mobilità sono riusciti ad esprimere il proprio diritto di voto: per esempio nel caso del referendum sull'acqua pubblica in tutto hanno votato 80mila fuori sede, che sono stati inseriti come rappresentanti di lista.

Due o tre settimane prima delle consultazioni elettorali il governo emana un decreto in cui indica le modalità per ottenere i rimborsi elettorali, per chi è costretto a viaggiare per tornare a casa. Per il 4 marzo si attende il nuovo decreto con tutte le informazioni. Di norma al cittadino che viaggia per raggiungere il proprio comune di residenza spetta un rimborso del 60% nel caso di treni regionali e del 70% sul prezzo Base per i treni di media-lunga percorrenza nazionale (Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca, Intercity, IntercityNotte) e per il servizio cuccette. Per quanto riguarda i viaggi in aereo, grazie a una convenzione con Alitalia, per i cittadini in mobilità la convenienza è minima: il decreto di solito prevede uno sconto del 40% del costo del biglietto a tariffa intera, di andata e ritorno, escluse le tasse, ma il rimborso può arrivare fino a un massimo di 40 euro.