Le modifiche alla manovra erano attese. E dovrebbero arrivare con un ridimensionamento della plastic tax e della tassa sulle auto aziendali. La tassa sulla plastica non verrà abolita, ma rimarrà come primo passo nel piano per la plastica sostenibile. Ci sarà comunque una rimodulazione del gettito del 70%, con un rafforzamento della funzione di incentivo al riciclo e all’innovazione. Dalla tassa, inoltre, verrà esclusa la plastica riciclata, come già previsto per quella biodegradabile e biocompostabile, così come tutti i dispositivi medici e gli imballaggi di medicinali.

Ridimensionate plastic tax e tassa su auto aziendali

Il gettito si riduce del 70% per la plastic tax, scendendo da un miliardo a circa 300 milioni. Ridimensionamento anche per la tassa sulle auto aziendali. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva annunciato un passo indietro su questa norma, ritenuta da lui stesso un errore dopo le proteste, anche interne alla maggioranza, scoppiate dopo il varo della manovra. In questo caso la riduzione del gettito è ancora più significativa: si dovrebbe passare da circa 332 milioni a soli 2,1 milioni. Non si accontenta, però, Italia Viva, principale sostenitore dell’abolizione della plastic tax. Il capogruppo al Senato, Davide Faraone, scrive: “La vera notizia non è la rimodulazione ma il fatto che resta ancora in manovra, nonostante gli appelli delle imprese. Noi di Italia Viva abbiamo presentato un emendamento per abolirla, crediamo che nessuna nuova tassa debba essere imposta a un Paese in recessione”.

Lo scontro tra maggioranza e opposizione sul Mes

A caratterizzare la giornata non è solo la discussione sulla manovra, ma anche l’audizione in Senato durante la quale il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha definito il Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, come “un successo per l’Italia e per tutti quei Paesi che chiedevano da tempo un tassello aggiuntivo”. Si tratta di un “piccolo passo avanti”, per Gualtieri, ma è “meglio che non averlo”. Protesta Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia, che ritiene “gravissime queste parole”: “Una vergogna nazionale”.

Gualtieri, inoltre, ha spiegato che a suo parere il negoziato sul Mes non si potrà più riaprire: “Il testo è stato chiuso”. Da qui scoppiano le proteste in Aula, alla Camera, con Lega e Fdi che chiedono al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di riferire in Aula sul Mes. E se non dovesse farlo, i leghisti si dicono pronti a chiamare Conte a rispondere in tribunale. Replica il Pd con Piero De Luca, che ricorda come il Mes sia stato sottoscritto dal governo di cui faceva parte la Lega di Salvini. Da lì scoppia la bagarre in Aula, con tanto di rissa sfiorata e seduta sospesa.