Tra i tanti cambiamenti introdotti nella società dall'emergenza Coronavirus, c'è quello relativo alla ritrovata importanza di un settore come quello della sanificazione che fino a poco prima della pandemia veniva considerato accessorio e saltuario, e che oggi invece è diventato una necessità quotidiana. Ne è una conferma il fatto che le richieste di disinfezione sono aumentate del 500 per cento nei mesi scorsi. Tuttavia, si tratta di una categoria ancora poco conosciuta, sia dalle aziende che dai rappresentanti delle istituzioni, nonostante si parli di più di 53mila imprese, 532mila addetti e un fatturato complessivo di ben 21 miliardi di euro solo in Italia. "Sono dati fondamentali in questo periodo di ripartenza del Paese, che fotografano un settore ancora poco conosciuto e poco apprezzato anche dal governo, ma che è stato determinante, anche perché è uno dei pochi che non si è mai fermato e che addirittura ha incrementato la propria attività. Molte agenzie del lavoro hanno registrato durante il lockdown un aumento di richiesta di personale per le sanificazioni superiore al 70%", spiega a Fanpage.it Lorenzo Mattioli, Presidente Anip-Confindustria (Associazione nazionale imprese di pulizia e servizi integrati).

Proprio l'Anip ha commissionato al centro Cresme una ricerca sul settore delle pulizie e sanificazioni che verrà presentato domani, giovedì 25 giugno, a partire dalle 15 in streaming sulla piattaforma Yard e che rappresenterà il primo di una serie di eventi che andranno a comporre la quinta edizione di LiFE, l’evento dedicato al Facility e servizi integrati del Paese. "Domani faremo il punto anche sullo stock immobiliare non residenziale italiano – ha anticipato Mattioli -. Andremo a certificare 2 miliardi di metri quadrati da sanificare, che noi siamo andati a verificare provincia per provincia e città per città. Per questo oggi sappiamo che ci sono 136 milioni di metri quadri di uffici, 33 milioni di strutture ospedaliere, 93 milioni di metri quadri delle scuole, 67 milioni per gli alberghi, 40 milioni per la ristorazione, 370 milioni per il commercio, 935 milioni per l'industria e in generale i servizi per 147 milioni". L'Anip ha stimato che per sanificare tutti gli spazi pubblici in Italia servono almeno 2,5 miliardi di euro, considerando il costo di un intervento di disinfezione a 1,20/1,50 euro, ma il governo ha stanziato solo 200 milioni di euro prevedendo un credito di imposta fino al 60 per cento, oltre a un fondo dell’Inail. Non abbastanza, se si pensa a tutti gli obblighi igienico-sanitari cui dovranno sottoporsi imprenditori e commercianti.

"Questi soldi non ci sono e non si sa da dove devono arrivare", ha proseguito Mattioli, per il quale anche "il governo non ne sa nulla e non ha questi dati, anche perché non ha voluto includere nella task force neanche un rappresentante del mondo delle pulizie, che avrebbe potuto dare un importante contributo". Quello che preoccupa la categoria è in primis la concorrenza sleale: "Il nostro è un settore poco conosciuto e poco tutelato e in questo momento sono nate imprese come funghi, perché hanno intuito che questo adesso è un business, tuttavia senza nessuna specializzazione, formazione e conoscenza di cosa andare a fare di quali prodotti usare, causando di conseguenza enormi problemi – ha aggiunto Mattioli -. Un esempio su tutti? Molte scuole italiane non sono state sanificate dopo la chiusura dello scorso 5 marzo. Tuttavia, per poter far svolgere gli esami di Maturità in presenza hanno finto di fare la giusta disinfezione. Per questo vorremmo sapere dal ministro Azzolina come pensa di affrontare la questione". Senza contare il rischio di infiltrazione della criminalità organizzata che già l'Anip ha denunciato: "Spero si capisca che non si possono più aggiudicare gare al massimo ribasso, che non si possono più giustificare offerte al massimo ribasso. Mi preoccupa il fatto che in passato siano state tagliate queste voci nella spending review delle Regioni, perché ritenute accessorie le spese per le sanificazione. La pulizia non è fatto estetico ma vitale. Se le nostre imprese non avessero garantito la massima professionalità e pulizia negli ospedali italiani durante la pandemia, il Covid non l'avremmo mai sconfitto".