Ferrovie, passo indietro del presidente Messori: “Poca chiarezza su privatizzazione”

"Una società di queste dimensioni e complessità ha bisogno di una chiarezza nei ruoli e nella direzione strategica soprattutto in vista di un’operazione complessa come il processo di privatizzazione", così ha giustificato il suo passo indietro Marcello Messori, presidente di Ferrovie Italiane che ha deciso di riconsegnare al Cda di Fs quasi tutte le sue deleghe mantenendo solo quelle al controllo interno. "Nessuna dimissione in vista" tiene però a chiarire il dirigente chiamato lo scorso maggio dal Governo Renzi a sostituire Mauro Moretti. "Rimango Presidente dell’organo che prende le decisioni finali proprio perché non ritengo affatto concluso il mio compito; anzi, spero che la mia scelta funga da spinta per l’evoluzione di FS" ha spiegato Messori in un'intervista al Corriere della Sera.
La privatizzazione delle Ferrovie
Il problema secondo il presidente di Ferrovie è decidere cosa cedere e cosa no ai privati facendo chiarezza. “Le Ferrovie gestiscono la rete ferroviaria con Rfi, forniscono i servizi ai passeggeri con Trenitalia, controllano molte altre società. Cosa ci si sta avviando a cedere?" si chiede Messori, aggiungendo: "È questo uno dei punti. Oltre a gestire la rete, Rfi incorpora molte altre attività che possono essere cedute". "Se si deve attuare una privatizzazione finalizzata non solo a fare cassa ma anche a rendere più efficiente FS e a sviluppare il mercato e la concorrenza, bisogna scorporare quelle attività: RFI andrebbe asciugata. E problemi di riorganizzazione, anche se diversi, valgono per Trenitalia e per le altre società controllate" ha precisato il numero uno di Fs. "La privatizzazione è un’imperdibile occasione di politica e di strategia industriale. Non sarebbe stato possibile portarla avanti in modo isolato, e da presidente, nonostante la delega alla privatizzazione, mi sarei trovato in una condizione di impotenza" ha concluso Messori.