video suggerito
video suggerito
Presidenza Trump

Cos’è questo scontro tra Trump e Powell e perché ci deve preoccupare, se abbiamo soldi in borsa

Il Dipartimento di Giustizia Usa ha aperto un’indagine penale contro il presidente della Federal Reserve Jerome Powell per aver ristrutturato la sede centrale della Banca Centrale Americana a Washington DC. Nel video pubblicato su X Powell fa capire come si tratti secondo lui di una minaccia e ritorsione da parte di Trump.
A cura di Mariangela Pira
0 CONDIVISIONI
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Uno scontro senza precedenti quello che vede protagonisti il presidente americano Donald Trump e il governatore della Federal Reserve Jerome Powell.

Partiamo dai fatti. Il Dipartimento di Giustizia Usa ha aperto una indagine penale contro Powell per aver ristrutturato la sede centrale della Banca Centrale Americana a Washington DC. Relativamente a questi lavori il governatore diede testimonianza al Congresso. Per Trump il costo della ristrutturazione era eccessivo e per questo motivo ha spesso criticato il numero uno della Fed.

Perché il numero uno della Federal Reserve è indagato

È stato lo stesso Powell, nella serata americana di ieri, a raccontare di aver ricevuto notifica dell’indagine. “Nessuno è sopra la legge tantomeno il governatore della Federal Reserve”, ha detto. In un video unico nel suo genere si è difeso, affermando come il costo della ristrutturazione della sede della Fed – giudicato oneroso da Trump, che lo ha sottolineato più volte – sia solo una scusa.

Nel video Powell fa capire come si tratti secondo lui di una minaccia/ritorsione. Ritorsione per non aver abbassato i tassi come Trump avrebbe voluto. Minaccia perché ora potrebbe sentirsi obbligato a farlo, visto che c’è una indagine in corso. Ma il governatore della Fed dal video non sembra avere intenzione di piegarsi, anzi. Sottolinea che la Fed “fissa i tassi sulla base della nostra migliore valutazione di ciò che è utile ai cittadini americani, anziché seguire i desideri del Presidente.

Lo scontro con Trump sui tassi

Trump, con decine di tweet e – successivamente – di post su Truth, ha più volte criticato e insultato Powell per le sue decisioni in tema di tassi di interesse. Avere i tassi bassi vuol dire chiedere in prestito soldi più facilmente, vuol dire pagare di meno di interessi quando si ottiene un prestito e vuol dire strizzare l’occhiolino ai mercati. Vuol dire quindi dare quella spinta all’economia americana che in questo momento farebbe proprio comodo al Presidente Usa, visto che l’inflazione dovuta ai suoi dazi resta una ipotesi veritiera.

Powell, nonostante i ripetuti insulti tra i quali ricordiamo “scemo”, “sempre in ritardo”, “il peggiore”, “colui che costa miliardi all’economia Usa”, ha sempre mantenuto un atteggiamento rigoroso e istituzionale nei confronti di Trump, anche di fronte a domande specifiche da parte dei giornalisti. Del resto sa bene che il ruolo di un banchiere centrale è importante e che le parole pesano. Il rischio è altissimo, badate bene, e non riguarda il breve termine o un rialzo/ribasso dei mercati. “Se anche domani Powell abbassasse i tassi perché ritiene di doverlo fare, il mercato come la prenderebbe? – si chiede Carlo De Luca, di Gamma Capital Markets – la leggerebbe come mossa politica?”.

Una banca centrale più politica inoltre (sebbene oggi faccia comodo dato che Trump vuole tagli dei tassi e ai mercati la liquidità piace) magari accontenterebbe pure nel breve, ma alla lunga? Pagherebbe un costo molto alto perché a rischio qui c’è la credibilità di una istituzione fondamentale per le Borse. A detta di molti esperti il calo del dollaro è imputabile proprio al fatto che non ci sarà questa credibilità, una volta andato via Powell a metà di quest’anno. Del resto un’altra prima volta è stata inserire nel board della Fed il capo consigliere economico del Presidente, Stephen Miran, occhi e orecchie di Trump quando la Banca Centrale si riunisce per decidere che direzione far prendere al costo del denaro. Chi arriverà, a detta xel Presidente americano, dovrà condividere la sua visione sui tassi.

Che cosa succede ora: le conseguenze per gli investitori

A quel punto per capire chi salirà in Borsa basterà vedere in che direzione andranno gli investimenti dell’amministrazione Usa o per capire la direzione dei tassi basterà ascoltare le parole di Trump. E questo basterebbe davvero agli investitori? O si creerebbe un senso di sfiducia nel vedere che Fed e Casa Bianca pensiero coincidono? Guardando alla primissima reazione del mercato è evidente che questa notizia abbia creato moltissima volatilità per l’azionario e l’obbligazionario. Parliamo del presidente della prima economia del mondo e del presidente della Banca centrale per eccellenza. È ovvio che i gestori siano preoccupati. Tanto che non distinguono i settori nello specifico ma pensano che l’acuirsi del timori di una perdita di indipendenza della Fed avrebbe effetti a cascata su tutti i comparti, non solo sul biglietto verde.

Non pensate che l’andamento del mercato americano sia sopra di noi e non ci riguardi. Molti dei fondi nei quali investiamo hanno nel loro portafoglio titoli americani, la gran parte degli asset fuori dall’Europa sono denominati in dollari, le materie prime sono denominate in dollari. Quello della Fed, della sua credibilità e indipendenza, è un problema che riguarda tutti noi.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views