
È molto complicato leggere i movimenti del mercato oggi, dopo l'attacco di Usa e Israele all'Iran. Tutto è in fieri ed è difficilissimo capire in quale direzione si andrà sulla base delle intenzioni del presidente americano Donald Trump, imprevedibile.
È però possibile provare a tirare le somme sulla base di ciò che già sappiamo. In questo 4 marzo l‘Asia sta ancora soffrendo moltissimo con il Nikkei, l'indice giapponese, che già alle 7 della mattina lasciava sul terreno oltre il 4%. Il Kospi, attenzione, lascia sul terreno oltre il 12%. Vi ricorda qualcosa? Esatto. Aprile 2025: gli indici che performavano meglio vennero colpiti in modo molto violento. È la stessa cosa che avviene oggi. Questi sono tutti indici saliti moltissimo. Oggi salgono difesa ed energia e scendono comprensibilmente titoli legati ai viaggi e al lusso. Quindi in questo caso purtroppo l’indicazione degli esperti è sempre e solo una: non vendere guidati dal panico. Ma allacciarsi la cintura e aspettare per non svendere ciò che si è comprato.
L'oro e l'argento, che hanno toccato nuovi massimi storici proprio recentemente, sono saliti con i listini. Esattamente come loro. E oggi, incredibilmente, scendono anche loro. A volte risalgono un pochino. Ma di fatto il loro movimento – così come nel rialzo ha seguito quello del mercato – lo segue spesso anche nella discesa.
I prezzi del petrolio reggono, si fa per dire. Non sono arrivati a cento dollari, certo, ma poco manca se la situazione continua a essere questa. Alla mattina di oggi navigano sulle quotazioni di ieri. La spiegazione può essere solo una. Il Presidente statunitense Donald Trump ha annunciato con effetto immediato che la U.S. Development Finance Corporation (DFC) offrirà assicurazioni contro il rischio politico e garanzie finanziarie per tutto il commercio marittimo – con focus su energia – in transito nel Golfo. Non solo. Se necessario, la U.S. Navy inizierà a scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz.
Cosa significa? È quello che in gergo si chiama backstop finanziario. Washington interviene sul fronte assicurativo: in un contesto di premi in forte rialzo e rischio di stop alle spedizioni, la DFC agisce come “assicuratore di ultima istanza” per evitare il blocco dei flussi. Ed è anche un segnale militare esplicito, come sottolinea Gamma Capital Markets, l’ipotesi di scorta navale trasforma il rischio da puramente economico a potenzialmente militare.
L'obiettivo è stabilizzare il mercato energetico. Lo Stretto di Hormuz vale circa il 20% del commercio globale di petrolio. Forse l'Asia scende più degli altri perché l'80% dei prodotti energetici che lasciano Hormuz vanno proprio nella loro direzione. I prezzi del gas (dal Qatar banalmente l'Italia ne prende il 15%) sono raddoppiati in due giorni. Significa bollette più care domani? No. Però è un campanello d'allarme, è il canarino nella miniera.
Questo ci porta all'ultimo punto. L'effetto secondario su inflazione e le aspettative delle banche centrali. Da una parte esse possono portare avanti iniziative per sostenere il mercato – ormai sono abituate ai cigni neri continui – dall'altra ovviamente dovranno alzare i tassi. Questo c'è lo indicano anche i rendimenti, gli interessi, che pagano i titoli di stato Usa. Se salgono nel breve vuol dire che l'aspettativa è di rialzo dei tassi per calmierare l'inflazione (se i tassi si alzano fa male a tutti, da chi ha un mutuo variabile a chi accende un prestito e questo porta l'economia a raffreddarsi e i prezzi a scendere).
Insomma, come spesso si suol dire, la prudenza è d'obbligo.