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15 Gennaio 2022
22:27

Come funzionava la Schema Ponzi, che ha costruito la finanza come la conosciamo oggi

La storia di come un’intera città affidò i soldi a un truffatore, e di come gli credette fino a che non perse tutto. Una storia che ha compiuto più di un secolo, ma che sembra scritta ieri.
A cura di Redazione
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Il 15 gennaio 1949 moriva in Brasile, a Rio De Janeiro, Carlo Charles Ponzi. L’italiano che ha inventato il famigerato “Schema Ponzi”. La sua vicenda – emblema dei “Ruggenti Anni Venti” – è raccontata in un libro uscito a settembre e scritto da Paolo Bernardelli e Filippo Mazzotti: “Lo Schema Ponzi. Romanzo Di Una Truffa” (Edizioni Piemme).

Immaginate di camminare per Boston, una mattina di primavera del 1920. Passate da School Street. Siete un italiano immigrato da poco in America e non avete un soldo. Immaginate un mare di gente che si muove e blocca la strada tra i grattacieli. Cappelli di paglia che ondeggiano, fronti sudate, bocche spalancate che urlano, mani verso il cielo che sventolano mazzette di soldi. Arrivate in cima, verso la testa del serpentone, all’ingresso di un palazzo situato al numero 27. Trovate un cartello sulla porta: RADDOPPIA I TUOI SOLDI IN TRE MESI!

Pausa. Siete davanti alla Securities Exchange Companies, la società fondata da Carlo “Charles” Ponzi. Carlo aveva un sorriso seducente, e tu gli avresti affidato i tuoi soldi e i tuoi sogni. E questo infatti, fu quello che fecero tutti quanti a Boston in quei nove mesi di gloria, da dicembre del 1919 ad agosto 1920.

Ma torniamo a School Street. Immaginate di incontrare un vostro compaesano. Ha in mano una mazzetta di dollari grande come un panetto di burro. Sono i suoi risparmi e li vuole dare tutti a Ponzi. Gli chiedete come funziona. In pratica, dai alla società di Ponzi quello che hai, quello che vuoi tu: 50-100-500 dollari. Lui ti firma una cambiale dove c’è scritto che entro 90 giorni non solo ti restituirà i tuoi soldi, ma ti pagherà anche il 50% d’interessi. Il 50%! “Get-rich-quick!” vi sorride il compare nel suo inglese da mangia-spaghetti. Insomma, le banche pagano il 2-3% all’anno. Voi vi intendete di finanza? Certo che no. Allora è meglio se vi fidate di lui. “Ponzi traffica con gli IRC!” vi urla il vostro amico.

Fermi tutti. Gli IRC. Acronimo di “International Reply Coupons”. Erano dei tagliandi colorati che potevano essere scambiati con dei francobolli per l’estero presso l’ufficio postale di un qualsiasi paese dell’Europa o dell’America. Ponzi sosteneva di essere in grado di sfruttare le fluttuazioni delle valute monetarie di ogni stato. Raccontava di avere intere navi piene di francobolli che salpavano dall’Italia. Nessuno sapeva cosa ci facesse una volta arrivati in America.

North End di Boston. Tutti gli immigrati stanno affidando i loro risparmi a Ponzi. C’è uno seduto al bancone del bar che dice di averlo conosciuto tramite un cugino. Un altro – grazie a lui – ha finito di pagarsi una casa, quello invece vuole comprarsi una Ford modello T9. Ponzi sta ripagando tutti. Niente trucco, niente inganno. Anche a 45 giorni. Wow! – pensate – ma perché non posso diventare ricco pure io?

La fiducia. Era un gigantesco passaparola. Tutti i risparmiatori sapevano che Ponzi era in grado di farli diventare ricchi in poco tempo. A loro non interessava sapere cosa ci faceva con quei soldi. Nessuno era in grado di capirlo. Più erano attratti dall’idea che la loro vita potesse cambiare, più ne parlavano. Erano gli stessi investitori a fare pubblicità alla SEC.

Ora torniamo al nostro gioco di prestigio. In cucina avete un barattolo nascosto con dentro 200 dollari. Decidete che forse vale la pena rischiare. Prendete i soldi e li depositate nella SEC. Ora ci siete dentro anche voi, in questa “demenza finanziaria”. Sentite e leggete di tutto sul passato di Ponzi. Ma cosa importa? Quello che conta sono le ceste piene di verdoni nei suoi uffici e la fiammante Limousine blu cobalto sulla quale viaggia il nostro Ponzi. Queste cose sono reali. Passano 90 giorni e anziché riprendere indietro i vostri dollari, seguite il consiglio di Carlo. Li tenete depositati per altri tre mesi, così diventeranno ancora di più.

Per voi è ancora tutto bellissimo. Magia pura. Se non fosse che, qualche mese dopo, il Boston Post comincia a mettere in discussione la SEC e il vostro idolo. Ponzi continua a condurre la nave, anche in mezzo al mare in tempesta. Continua a pagare tutti e promette che rimborserà ogni singolo risparmiatore. Il vostro eroe è messo all’angolo, sempre più solo, accerchiato. Tuttavia, non perde mai il suo proverbiale sorriso. La città però inizia ad essere spaventata. Scatta la corsa ai rimborsi. Al 27 di School Street la folla sfonda i vetri per riavere i suoi risparmi. Voi decidete di continuare a crederci.

La truffa è anche negli occhi di chi guarda. Quello che la città non sapeva era che il giornalista assunto alla SEC come pubblicitario – tale William McMasters – da parecchi giorni nutriva dubbi sul sistema di Ponzi. Passò le nottate a controllare i libri contabili e scoprì che quello messo in piedi da Ponzi era un castello di carte. Si recò al Boston Post dove il direttore Richard Grozier rischiò la poltrona e il giornale di famiglia pagando lo scoop ben 5000 dollari. Bingo!

Eccovi qua, il 10 agosto del 1920. Le strade di Boston stanno bruciando. Avete in mano una copia del Boston Post fresca di stampa: “DICHIARA PONZI IRRIMEDIABILMENTE INSOLVENTE”. Le autorità hanno già chiuso i rubinetti. La nave sta colando a picco, Ponzi è rimasto a bordo e voi non avete potuto fare altro che starvene sulla banchina e guardarla andare giù. Voi, come altre migliaia di persone là fuori. C’è gente che ha perso tutto. In soli nove mesi i verdoni sono spariti giù, in fondo all’Oceano. Lo stesso Oceano che vi ha portato fino qua. Il problema non è tanto che il trucco c’è, quello non è mai stata una preoccupazione, anzi. La delusione è che adesso l’hanno visto tutti quanti.

Il sistema degli IRC era irrealizzabile. Troppi tagliandi, troppi francobolli. Impossibile. Lo disse anche Ponzi prima di morire: “Il mio era il vecchio gioco di rubare a Pietro per pagare Paolo”. Non c’erano soldi per tutti, passavano solo di mano in mano. Pagava con i contanti freschi che gli entravano a valanga. Sarebbe potuto andare avanti per decenni. È per questo che ti consigliava di tenere dentro i tuoi risparmi per un altro giro. Perché altrimenti si sarebbe finito la liquidità. Finché il popolo buttava dentro, la giostra girava. Ma appena tutti sfilarono i loro depositi, il sistema andò in corto circuito. È in quell’istante che si realizzò che la coperta era troppo corta, e che l’ammontare dei soldi che erano stati depositati nelle casse della SEC era inferiore a quelli che doveva pagare ai suoi risparmiatori. Raccolse tra i 9 e i 12 milioni di dollari di depositi in soli nove mesi, ma non bastarono.

In fin dei conti, il vostro è stato solo un atto di fede. Un sogno. La buona notizia è che chi ha fede non smette mai di credere, e chi crede non smette mai di vivere. C’è chi crede in Dio, e chi nel denaro. Quindi continuate ad avere fede amici, continuate. Pensate a quanti “Schemi Ponzi” ci sono nel mondo che non sono ancora stati scoperti. Pensate a quante SEC continuano ad incassare soldi e a pagare risparmiatori nel loro moto perpetuo, senza che nessuno metta in dubbio se la macchina è vera o falsa. Noi conosciamo solo le bolle che sono esplose. Com’è successo a Wall Street con Bernard Madoff nel 2008, dobbiamo sentire la deflagrazione – il botto – se vogliamo accorgerci che sotto c’è uno “Schema Ponzi”.

È stato ingiusto perdere tutti quei soldi, è stato folle. Ma quanto vi siete divertiti a sognare? Quanto siete stati felici – anche solo per qualche giorno – a pensare di poter diventare ricchi anche voi? Io vi dico che possiamo dormire sonni tranquilli, amici. Non preoccupiamoci. Impariamo ad amare la finanza magica. Quando è così spudorata e creativa, regala gioie – seppur passeggere – ai risparmiatori, agli storici e ai giornalisti. In fondo la vita non è forse questo? Un insieme di felicità effimere. Charles Ponzi ha regalato un’illusione immensa nell’epoca dei miraggi collettivi. La prima grande truffa di massa della storia. Prima di lui, le truffe erano solo a danno di pochi. Lui ha messo in piedi il più grande numero di magia, sotto agli occhi di una città intera. Charles Ponzi, lo chiamavano il “Mago della Finanza”, non a caso. Ora, a me gli occhi please. Abracadabra!

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