Borse, ancora timori dalla Cina: crolla la manifattura e i mercati europei vanno giù

L'attività produttiva cinese è in crisi, come confermato dai dati macroeconomici diffusi stamane. In particolare è il settore manifatturiero di Pechino a far registrare una forte contrazione nel mese di agosto rispetto al mese precedente: l'indice PMI si è attestato a quota 47,3, rispetto ai 47,1 punti della stima preliminare ed ai 47,8 punti registrati a luglio, secondo quanto emerge da una ricerca Markit, che sottolinea come si tratti del livello più debole dal marzo del 2009. “La Cina è nel mezzo di una doppia recessione e di un rallentamento accidentato” hanno scritto gli analisti di Goldman Sachs ancor prima che uscissero i dati sul Pmi, in una nota che tagliava le stime di crescita per il 2016. "Le manovre di supporto all'economia messe in atto da Pechino a Marzo hanno aiutato a rivitalizzare la crescita in maggio e soprattutto giugno. Ma poi c'è stato un nuovo rallentamento, a luglio e agosto, che ha riacutizzato le preoccupazioni di autorità e mercati".
Borse europee in forte calo
Fino a questo momento, dunque, non sembrano essere serviti a molto i provvedimenti messe in atto dal governo cinese per salvare i mercati, che anche oggi registrano un forte ribasso scatenando timori di un effetto domino non solo in Asia ma anche in Europa ed America. Innanzitutto Shanghai, reduce dal -12% di agosto (che ha seguito il -14% di luglio, nella più grande ondata di vendite dal 1996), ha chiuso in calo dell'1,01% dopo aver sfiorato il -4%. Giù anche Borsa di Tokyo, che ha chiuso in calo del 3,84%. Si intensificano le vendite pure in Europa. A Milano il Ftse Mib perde il 2,41% e il Ftse All Share il 2,42%, quando a Parigi il Cac40 cede il 2,88% e a Francoforte il Dax30 il 3,02%. Peggiora anche Londra, con il Ftse100 in rosso del 2,48%, mentre a Madrid l'Ibex35 è in calo del 2,71%. Francoforte perde il 2,9%.