Asta per le frequenze Tv, pressing sul Governo pre rivedere le regole del digitale terrestre

Il primo scontro all'interno della maggioranza “tecnica” si consuma sul tema dell'asta per le frequenze radio-televisive liberatesi per il passaggio al digitale terrestre. Un sistema, definito “beauty contest” che favorirebbe ancora una volta il duopolio Rai – Mediaset, tanto che operatori terzi come Sky di Murdoch si sono tirati indietro dalla gara per la “poca chiarezza” dei criteri con cui saranno assegnate le frequenze. Il ministro della Sviluppo, Corrado Passera, ha ricevuto un dossier di Pd e Idv che invita a rivedere il meccanismo del “concorso di bellezza”, con tali regolamenti non viene premiato il progetto editoriale presentato per la gara, ma l'assetto societario dei partecipanti. In tal modo, è verosimile che a vincere siano sempre Rai e Mediaset che operano nel settore da decenni.

Sugli ultimi 5 multiplex rimasti, che verranno concessi a titolo gratuito ai vincitori, la protesta è dura. Idv rende noto che grazie a una gara pubblica il Governo potrebbe guadagnare 50 milioni di euro per ogni megahertz di banda tv, in tempi di forte crisi economica sono una manna da cielo. “Sia indetta una nuova asta, senza regalare nulla a Rai e Mediaset” chiedono i pratiti dell'ex-opposizione, ma l'ex-presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rende noto che un'asta con regole classiche “andrebbe deserta”.

Antonio Di Pietro lancia il suo ammonimento: niente fiducia se nella discussione sulla manovra in Parlamento non saranno introdotti tagli alle spese militari e la vendita delle frequenze con un'asta pubblica: “I soldi si possono trovare senza far piangere i pensionati e tanti altri italiani in grande difficoltà. In Germania l'asta ha portato allo Stato 4,4 miliardi di euro, negli Usa 20 miliardi di dollari”. Prende la parola anche l'ex-ministro per le Comunicazioni, Paolo Gentiloni, secondo cui non esistono ostacoli giuridici per l'annullamento del beauty contest a favore di una gara pubblica.

Anche l'associazione Articolo 21 – per la difesa della libertà di espressione – lancia un appello al presidente del Consiglio: “Caro Monti, non ci deluda, promuova un'asta regolare per assegnare le frequenze, usi quei soldi per le fasce più deboli, non si fermi anche lei di fronte ai santuari della conservazione e del conflitto di interessi”. Il presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò, non è dello stesso avviso: sarebbe tardi per ripensare il meccanismo “il bando è ben avviato e poi l' Italia rischierebbe un' altra procedura di infrazione da parte dell' Unione Europea”.

“Per quanto ne so io c'è anche molta incertezza nell'azienda che fa capo a me e di cui tra l'altro non mi occupo. C'è molta freddezza, non ho una opinione ma temo che se ci fosse da fare una gara sulle frequenze, la gara potrebbe essere veramente disertata da molti” queste le parole dell'ex-presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in difesa del meccanismo del beauty contest: “Temo che il problema siano i contenuti più che il costo delle frequenze, visto che si è sviluppata così tanta concorrenza. Sky, per esempio, ha rinunciato alla gara. È molto oneroso tenere in vita i loro canali a causa della frammentazione del pubblico”.