Anche Confindustria taglia stime su crescita Pil: +0,8% nel 2015 e +1,4% nel 2016

Dopo l’Istat, anche Confindustria evidenzia che la ripresa dell'economia italiana appare debole e molto probabilmente nel 2015 la crescita del Pil si fermerà ad un rialzo dello 0,8% rispetto al +1% elaborato a settembre e al +1,4% nel 2016 (dal +1,5% stimato tre mesi fa). “L’economia italiana, anziché accelerare sta rallentando”, e il “mancato decollo della ripartenza resta un vero rebus”. E’ questo il preoccupante scenario economico delineato dal Centro studi di Confindustria. In particolare, gli industriali spiegano che "occorre constatare che l'uscita dalla seconda recessione, pur in un quadro esterno nettamente migliore che in passato, è stata più lenta rispetto alla risalita seguita alla fine della prima (tra 2008 e 2009)". Secondo il CsC, "le ragioni per cui non si riesce a prendere il vento favorevole sono legate al fatto che ci sono comportamenti più prudenti, si tende a essere meno risoluti. C'è un tasso di risparmio molto basso, che è ai minimi storici. Per noi resta un mistero questo rallentamento. Pensiamo che nel corso di questo autunno ci sia una ripresa di slancio legati ai giudizi sugli ordini delle imprese che producono beni di consumo". Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi evidenzia che "il paese continua in una fase di stentata crescita, migliora la percezione e l'ottimismo di consumatori e imprese, ma lo scatto netto, bruciante, quello che lascia sul posto il passato e la crisi per agganciare una crescita stabile e robusta, quello, non c'è ancora".
Confindustria: l'evasione fiscale costa il 7,5%
Confindustria però evidenzia che se si riuscisse a dimezzare l'evasione e si restituissero ai contribuenti, attraverso l'abbassamento delle aliquote, le risorse recuperate, si arriverebbe addirittura a un + 3,1% di Pil e oltre 335mila nuovi posti di lavoro. Il Centro studi, infatti, stima che l'evasione fiscale e contributiva in Italia ammonti a 122,2 miliardi di euro nel 2015, pari al 7,5% del Pil. In particolare, tra i segnali positivi, il CsC vede in calo anche il tasso di disoccupazione, che indica in calo al 12% nel 2015 (in miglioramento dal 12,2% stimato a settembre), all'11,6% nel 2016 (dall'11,8%) e all'11,1% nel 2017. Nel triennio, stima il Csc, "saranno creati 650mila posti di lavoro, che portano a 815mila il totale da quando sono ricominciati ad aumentare", dal 2014. Il merito, secondo l'associazione degli industriali, è anche degli sgravi contributivi per chi assume e delle nuove regole del Jobs Act: "Le persone occupate in Italia – sostiene Confindustria – dopo essere diminuite di 963 mila unità dal secondo quarto del 2008 all'ultimo del 2013, hanno registrato un recupero nel 2014 (+160 mila tra quarto trimestre 2013 e quarto 2014) che, nonostante la frenata di settembre si è consolidato nel 2015 con un saldo positivo di 60mila tra fine 2014 e terzo trimestre del 2015".