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Allarme della Corte dei Conti: “Decine di miliardi di euro di tasse e multe non pagate agli enti locali”

Vengono chiamati “residui attivi” e sono quei fondi che gli enti locali mettono a bilancio ma non hanno ancora riscosso. E, in gran parte, non riscuoteranno mai.
A cura di Davide Falcioni
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Trentatré miliardi di euro per i comuni, 7 miliardi per le province, quasi 30 miliardi di euro per Regioni e Province Autonome: stiamo parlando dei cosiddetti "residui attivi", ovvero delle voci che gli enti locali da decenni hanno l'abitudine di riportare all'attivo nei bilanci in quanto somme da riscuotere, ma che potrebbero costituire un buco nei conti pubblici di non meno di 70 miliardi di euro: si tratta di multe non ancora riscosse, arretrati di tasse, trasferimenti del governo non ancora erogati e fondi dell'Unione Europea mai percepiti. Soldi che – in linea teorica – spetterebbero a Comuni, Province e Regioni ma al momento non sono stati ancora incassati. Per questo vengono chiamati "residui attivi", ma la verità è che solo una parte di essi arriverà davvero a destinazione. Un'altra parte invece no, in particolar modo i crediti "vecchi" e quindi "non esigibili". Il problema però è che con le entrate "fasulle" si finanziano spese vere, aumentando a dismisura il rischio di creare buchi.

Come scrive Repubblica, "i bilanci degli enti locali diventano così il pozzo dei desideri". Emblematico l'esempio di Roma: nel rendiconto del Comune del 2013 sono stati inseriti 408 milioni di euro sotto la voce "multe", ma si tratta di una cifra spropositata se si considera che nel 2012 la somma ammontava a 280 milioni. In totale, dunque, l'arretrato di multe che la Capitale deve riscuotere ammonta in linea teorica a quasi 700 milioni di euro, ma solo 31 milioni sono stati finora effettivamente percepiti dalle casse del Capidoglio. Meno del 5%: inutile dire che gli oltre 600 milioni che ancora avanzano potrebbero non essere mai pagati.

E ad ammetterlo, in una audizione di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, è stata lo scorso marzo persino la Corte dei Conti. Secondo i magistrati contabili "è lecito presumere che una parte non irrilevante di enti comunali continui a conservare tra i propri residui attivi ingenti partite ormai da considerare nella sostanza non riscuotibili, sebbene ancora formalmente non dichiarate inesigibili". Tradotto: una parte cospicua di quei residua attivi gli enti locali non la vedranno mai.

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