
Negli ultimi anni il nome di Jeffrey Epstein è diventato sinonimo di uno dei più gravi scandali internazionali legati a finanza, politica e potere. Sono note le accuse di traffico sessuale di minorenni, l’arresto nel 2019 negli Stati Uniti e la morte in carcere poche settimane dopo.
La sua storia però riguarda anche la rete di relazioni costruita in oltre vent’anni: imprenditori, politici, accademici, aristocratici, manager e finanzieri. Con la pubblicazione di migliaia di documenti – email, agende, registri di volo – è emersa l’ampiezza di questi contatti, tra cui figurano anche diversi nomi italiani. Va chiarito: la presenza nei cosiddetti “Epstein Files” non equivale a un’accusa penale, e per i personaggi italiani citati non risultano imputazioni per i reati contestati a Epstein. Tuttavia, analizzare queste connessioni aiuta a comprendere la dimensione internazionale della sua rete.
Epstein non era un imprenditore tradizionale, ma si presentava come consulente finanziario per grandi patrimoni. Il suo vero capitale era relazionale: frequentava e metteva in contatto figure di primo piano, organizzava incontri, finanziava iniziative accademiche. Parallelamente, secondo le accuse e le sentenze nei confronti della sua collaboratrice Ghislaine Maxwell, gestiva una rete di reclutamento di ragazze molto giovani destinate alle sue proprietà private negli Stati Uniti e nei Caraibi.
Relazioni d’élite e abusi hanno convissuto per anni.
Endemol, Mediaset e le mail riservate
Nel marzo 2012, mentre su Canale 5 andava in onda il “Grande Fratello”, una partita molto diversa si giocava lontano dalle telecamere. Due email riservate, datate 9 e 22 marzo, venivano inviate a Jeffrey Epstein da David Stern, principale consigliere economico dell’ex principe Andrea. Gli oggetti sono espliciti: “Accordo Edm” e “Endemol”. Non si tratta di analisi generiche, ma di informazioni definite “super confidenziali” sulle imminenti mosse finanziarie riguardanti Endemol, la società olandese produttrice del reality e partecipata all’epoca dal gruppo della famiglia Berlusconi.


Nel primo messaggio Stern descrive Endemol come “in default sul debito, azioni senza valore”. Fornisce dati precisi: debito complessivo di 1,8 miliardi di euro, valore d’impresa stimato in 1,1 miliardi (6,1–6,4 volte l’Ebitda atteso per il 2012, tra 170 e 180 milioni). Le informazioni diventano ancora più sensibili quando si entra nei dettagli dell’operazione.
Cyrte, il fondo del fondatore John de Mol, deteneva il 22% del debito senior, contabilizzato al 20% del valore nominale, ed era in procinto di acquistare un ulteriore 18% da Barclays, operazione formalizzata il 21 marzo, dodici giorni dopo la prima email. L’obiettivo era salire al 40% e poi al 60%, rilevando un ulteriore 27% in trattativa con banche, Goldman e Apollo, per un valore stimato tra 100 e 200 milioni di euro. Era prevista un’uscita in due o tre anni.
La seconda mail del 22 marzo conferma il quadro: Stern riferisce informazioni raccolte il 19 marzo da un contatto vicino a Cyrte, dopo un confronto con l’allora amministratore delegato Frank Botman. Cyrte stava lavorando con Apollo per superare il 60% del debito complessivo di Endemol e puntava ad acquistare un ulteriore 20% con il supporto di un investitore terzo, circostanza che si realizzerà. Nel 2014 anche Rupert Murdoch entrerà nella cordata di Endemol con Shine Group.


Si tratta di informazioni tecniche ma estremamente delicate: percentuali, tempistiche, soggetti coinvolti, cifre. Dati che anticipano cambiamenti negli equilibri societari e che, se conosciuti in anticipo, consentono di comprendere la direzione di una società quotata.
Nei file non risultano risposte di Epstein, ma emerge il suo interesse per operazioni finanziarie di alto livello.
Flavio Briatore e la Sardegna
Il nome di Flavio Briatore compare nel black book di Jeffrey Epstein — l’agenda dei contatti compilata tra fine anni Novanta e primi Duemila — addirittura cerchiato. Il black book non è una prova di reati, ma indica conoscenza e contatti reciproci almeno dai primi anni Duemila. Nella prima tranche degli Epstein Files affiora una catena di indizi coerenti: già nel 2001 un’email (mittente oscurato) chiede di fissare alla Mayo Clinic appuntamenti “per voi tre (Jeffrey, Flavio e te)”, con un riferimento operativo alla gara di Indianapolis di fine settembre, dettaglio compatibile con l’allora centralità di Briatore nel motorsport. Una menzione nominale arriva poi il 4 maggio 2005: in un’agenda quotidiana di Epstein si annota “Flavio Briatore a New York a inizio giugno”, segno di un possibile incontro.

Sul versante italiano la pista incrocia la Sardegna: Epstein avrebbe frequentato l’isola più volte; nel 2018 l’assistente Lesley Groff pianifica un itinerario che passa anche da Olbia, e in uno scambio spunta una firma automatica in russo (“Oтправлено с iPhone”), un dettaglio che alcuni leggono come indizio di spostamenti di giovani dell’Europa dell’Est nel circuito internazionale del finanziere (ipotesi che, allo stato, resta tale). In un altro scambio Ghislaine Maxwell cita l’apertura del Billionaire chiedendo se un tal “Umy” sarà “a Mosca o in Sardegna”; qui entrano in scena anche suggestioni su oligarchi russi e capitali discutibili, fra cui Alisher Usmanov, che Epstein in altre mail indica come fonte di “russian gangster money”. Briatore ha sempre sostenuto che Epstein non sia mai stato al Billionaire; resta, cronaca a parte, l’episodio riportato dalla stampa di una spesa record in champagne nel privé del locale, senza legami documentali con Epstein o la sua cerchia.
Il quadro complessivo, quindi, disegna un rapporto di conoscenza (black book, scambi logistici 2001–2005), tracce di itinerari che toccano la Costa Smeralda e riferimenti incrociati a mondi — motorsport, jet set, oligarchi — tipici della geografia relazionale di Epstein.
Il nome italiano più ricorrente: Eduardo Teodorani Fabbri
Il nome di Eduardo Umberto Teodorani Fabbri nei files
Per capire perché il suo nome sia rilevante occorre spiegare chi è.
Teodorani Fabbri è nato nel 1965 ed è figlio di Maria Sole Agnelli. Questo significa che appartiene alla famiglia Agnelli, una delle dinastie industriali più importanti d’Italia, storicamente legata alla Fiat e oggi alla holding Exor, che controlla partecipazioni in società internazionali come Ferrari, Stellantis, CNH Industrial e altre realtà globali.
Nel corso della sua carriera Teodorani ha ricoperto incarichi in società del gruppo e in aziende internazionali. Non è un personaggio televisivo o mediatico, ma un manager inserito nei circuiti dell’alta finanza e dell’industria.
Nei documenti legati a Epstein il suo nome compare già nei primi anni Duemila e continua ad apparire fino a poco prima dell’arresto del finanziere. Le email mostrano scambi diretti, organizzazione di incontri, viaggi e soggiorni in alcune delle proprietà di Epstein, compreso lo Zorro Ranch in New Mexico.
È importante ribadirlo: nei documenti non emerge alcuna accusa di coinvolgimento in attività illecite. Tuttavia, la continuità del rapporto – durata oltre un decennio – indica una frequentazione stabile.
Il 2010 è l’anno in cui i documenti diventano più densi. Le mail collocano Teodorani allo Zorro Ranch (New Mexico), una tenuta di migliaia di acri divenuta tristemente nota nelle indagini: qui – secondo diverse testimonianze – Epstein avrebbe abusato di ragazze, anche minorenni, reclutate con false promesse. In almeno un’occasione, Teodorani arriva al ranch mentre Epstein non è neppure negli Stati Uniti e resta in attesa del suo rientro: un dettaglio forte, che da solo non è prova di reato, ma racconta un livello di confidenza non comune.

In parallelo, nelle mail ricorrono i “Caraibi”: è un riferimento quasi certo a Little Saint James, l’isola privata nelle Isole Vergini americane che è diventata il simbolo del caso. Le accuse che negli anni hanno retto in tribunale – traffico sessuale, sfruttamento di minori, rete internazionale di reclutamento – sono legate soprattutto a ciò che sarebbe accaduto tra l’isola e il ranch. Anche qui, i messaggi non attribuiscono a Teodorani condotte illecite, ma la prossimità documentata a quei luoghi, oggi, non può essere letta come un dettaglio irrilevante.
I dossier finanziari: Cushman & Wakefield
Se si sposta lo sguardo dal privato al corporate, il nome di Exor rimbalza spesso tra i messaggi. Il 19 ottobre 2011, l’avvocato David Stern, collaboratore di Epstein, scrive di un incontro a Hong Kong con “il tipo che sta costruendo la piattaforma asiatica per la famiglia Agnelli, principalmente per John Elkann (Exor)”. Non c’è un affare concluso da raccontare, ma c’è la sensazione di canali aperti. L’anno dopo, 25 giugno 2012, Epstein chiede a Teodorani chi, in famiglia, stia seguendo il dossier Cushman & Wakefield, all’epoca controllata da Exor. È un asset strategico di scala globale: consulenza e gestione immobiliare per grandi investitori istituzionali, fondi, multinazionali. Pochi mesi più tardi Epstein sollecita un incontro con “your cousin Marguerite”, il riferimento apparentemente potrebbe rimandare a Margherita Agnelli; a gennaio e settembre 2013 l’interesse ricompare con appuntamenti richiesti e rinviati.

La primavera 2015 è il passaggio che più incuriosisce chi legge. 7 aprile, mail secca: “Ricorda: C3 o Island Capital stanno cercando di acquistare Cushman da voi ragazzi”. Pochi giorni, e il 11 maggio 2015 è ufficiale la vendita di Cushman & Wakefield a DTZ. Combinazione? Può darsi. Ma il punto giornalistico sta nel tempismo: Epstein sembra informato prima che lo sappia il mercato. Non è la prova di un ruolo; è la prova di un accesso. Un reticolo che mescola mondanità, affari e presentazioni.
Attorno a Teodorani ruota un reticolo italiano di volti noti, caffè operativi, serate mondane. Tra questi c’è Paolo Barletta, del Gruppo Barletta – attivo nel mercato immobiliare, specializzato in sviluppo, riqualificazione e gestione di progetti residenziali, commerciali e, soprattutto, alberghieri di lusso. Barletta viene presentato direttamente a Epstein; nel febbraio 2019—poche settimane prima dell’arresto—risulta presente insieme a Teodorani insieme nella townhouse di New York. In alcune conversazioni affiora un “Prince Borghese”, incaricato di curare l’intrattenimento (“a lot of fun”) per Epstein durante i soggiorni italiani quando Teodorani è all’estero. Non è l’unico segno di un “social engineering” che fa parte del mestiere. Nel 2018, in un messaggio tanto esplicito quanto imbarazzante, Teodorani scrive a Epstein: “Maestro, noi aspettiamo la bambina dalle belle caviglie con un’altra buona amica a tua scelta!!! Stanotte il Peninsula sarà il quartier generale della nostra festa!”. Parole che non fondano un capo d’accusa, ma che fissano il tono e il registro confidenziale.
La famiglia Brachetti Peretti, proprietaria di API
Un altro nome che compare nei documenti è quello della famiglia Brachetti Peretti, proprietaria del gruppo energetico API. Per capire il peso di questa presenza bisogna sapere che API è una delle principali realtà italiane nel settore della raffinazione e distribuzione di carburanti.
Con Ugo Brachetti Peretti emergono scambi legati a possibili operazioni proprio per la cessione della proprietà di Api Group a Dubai, in favore dello “Sceicco” Mohammed bin Rashid Al Maktoum, emiro di Dubai e figura chiave dell’assetto politico ed economico degli Emirati Arabi Uniti: sovrano assoluto dell’Emirato, è anche Primo ministro e quindi vicepresidente della Federazione, incarichi ai quali ha affiancato per anni quello di ministro della Difesa, mantenuto fino al 2024. Artefice della trasformazione di Dubai in uno dei principali hub finanziari, logistici e immobiliari del pianeta, Al Maktoum è considerato una delle personalità più influenti del Golfo. Epstein approva l’iniziativa, pur osservando che potrebbero arrivare offerte migliori dalla Cina.
Con Ferdinando Brachetti Peretti, invece, il collegamento passa attraverso la moglie, Nicole Junkermann, altro personaggio chiave in questa vicenda. Nicole Junkermann è un’imprenditrice e investitrice di origine tedesca, attiva principalmente nel settore tecnologico e nel venture capital. Nel corso degli anni ha costruito un profilo fortemente internazionale, con investimenti in ambito digitale, sicurezza, intelligenza artificiale, sanità tecnologica e sistemi di comunicazione per le emergenze. È nota negli ambienti finanziari e nei forum globali per il suo coinvolgimento in start-up ad alto contenuto innovativo.

Come dicevamo, è sposata con Ferdinando Brachetti Peretti, un legame la colloca anche nel contesto dell’imprenditoria italiana di alto livello. Nei documenti resi pubblici nell’ambito delle indagini su Epstein, il nome di Nicole Junkermann compare in modo significativo per il volume di comunicazioni: si parla di oltre tremila email scambiate nel corso degli anni.
Il dato quantitativo è rilevante perché indica una relazione continuativa, non episodica. Dalle comunicazioni emerge che i temi affrontati erano prevalentemente legati ad affari, tecnologia e networking internazionale.
Si parla, ad esempio, di Reporty (successivamente rinominata Carbyne), una società attiva nel settore dei sistemi di emergenza e della sicurezza pubblica, che sviluppa piattaforme tecnologiche per la gestione avanzata delle chiamate di emergenza.
In alcune email compaiono riferimenti a incontri con investitori internazionali, manager della Silicon Valley e figure collegate al mondo del venture capital statunitense. Vengono citati ambienti vicini a personalità come Peter Thiel e Bill Gates, cioè uno dei circuiti più influenti dell’ecosistema tecnologico globale. Dalle mail risulta che Junkermann incontra nel dicembre 2014 due rappresentanti di Valar Ventures, fondo di venture capital ondato da Andrew McCormack, James Fitzgerald e Peter Thiel nel 2010, in una riunione ristretta nella residenza di Epstein a New York. Successivamente ha un incontro da sola proprio con Thiel nel 2017 a Roma.
La figura di Peter Thiel
Ma chi è Thiel? È un imprenditore e investitore miliardario di origine tedesca naturalizzato statunitense, uno dei personaggi più influenti della Silicon Valley degli ultimi vent’anni. È noto soprattutto per essere cofondatore di realtà divenute pilastri dell’economia tecnologica contemporanea: PayPal, uno dei primi sistemi di pagamenti digitali su larga scala; Palantir Technologies, società di analisi dati usata da agenzie governative e servizi di intelligence; Founders Fund, fondo di venture capital che ha finanziato SpaceX, Airbnb, Lyft, Spotify e molte altre aziende ad altissimo impatto.
Thiel è inoltre riconosciuto come una delle voci più influenti della destra americana. I suoi scritti e discorsi toccano temi come: la sfiducia nel modello democratico tradizionale, la convinzione che l’innovazione richieda decisioni concentrate in poche mani e l’adesione a correnti ideologiche talvolta apertamente antidemocratiche. È stato uno dei pochissimi leader della Silicon Valley a sostenere pubblicamente Donald Trump già nel 2016, finanziando la sua candidatura e diventandone un alleato politico stabile. Il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance ha iniziato la sua ascesa politica proprio grazie a un finanziamento record di Thiel.
Un altro elemento che emerge dal file è il tentativo di favorire la candidatura di Nicole Junkermann nel “Young Global Leaders”, l'organizzazione creata da Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum. Epstein scrive a Lawrence Summers, ex segretario al Tesoro degli Stati Uniti ed ex presidente di Harvard, sostenendo la candidatura e citando raccomandazioni di figure di alto profilo.
Epstein non offriva solo contatti finanziari. Offriva accesso a reti di legittimazione internazionale, a forum globali, a cerchie ristrette dove si costruisce capitale di influenze, oltre che economico.
Nei documenti non risultano accuse di alcun tipo nei confronti di Nicole Junkermann in relazione ai reati contestati a Epstein. Le comunicazioni disponibili mostrano un rapporto di natura tanto professionale quanto intima. Junkermann era un interlocutore stabile e fidata, al punto che Epstein nel 2013 arrivare a chiederle di lavorare per lui. La relazione tra i due è utile anche per capire le dinamiche interne alla famiglia Brachetti Peretti. Nicole scrive ad Epstein che i rapporti tra i due fratelli, Ugo e Ferdinando, non sono buoni. Nelle risposte si capisce che Epstein ha un rapporto stretto solo con Ugo Brachetti Peretti, mentre il rapporto con Ferdinando è mediato unicamente dalla moglie Nicole.
Cosa significa tutto questo? La domanda centrale non è se queste persone siano colpevoli di qualcosa. Il punto è un altro.
Relazioni con l'élite globale
Jeffrey Epstein è riuscito per anni a costruire e mantenere relazioni con segmenti importanti dell’élite globale, nonostante le pesanti accuse a suo carico. Tra questi segmenti compaiono anche figure italiane di primo piano: manager industriali, imprenditori energetici, aristocratici, uomini d’affari.
Il dato rilevante è la continuità delle relazioni nel tempo, la partecipazione a viaggi e incontri, la presenza in scambi su operazioni finanziarie significative. In altre parole: il sistema Epstein non era isolato. Era integrato.
Raccontare queste connessioni non significa formulare accuse. Significa comprendere come funzionano le reti di potere. Spesso le élite economiche e politiche si muovono in ambienti ristretti, dove le relazioni personali e professionali si sovrappongono. Epstein è stato uno dei nodi di questa rete.
Il fatto che anche figure italiane compaiano nei documenti dimostra che il suo sistema non era circoscritto agli Stati Uniti. Era globale. E capire la dimensione globale di quella rete è fondamentale per comprendere come abbia potuto operare per così tanto tempo senza essere fermato.
Questa ricostruzione è una fotografia di relazioni documentate. Non è una sentenza.
Non attribuisce responsabilità penali ma mostra che uno degli uomini più controversi degli ultimi decenni era in contatto stabile anche con segmenti dell’élite economica italiana.
Ed è proprio questa normalità delle relazioni – questa capacità di muoversi tra finanza, industria, politica e mondanità – che rende la vicenda Epstein una storia che va oltre il crimine.
È una storia che riguarda il potere.
E il modo in cui il potere costruisce, mantiene e protegge le proprie reti.