video suggerito
video suggerito

Tiziano Ferro: “Canto il rapporto freddo con mia madre ma la porta è aperta. Obbligato negli Usa per Victor e i figli”

Tiziano Ferro si è raccontato in un’intervista a Fanpage. Dall’ultimo album “Sono un grande” passando per il rapporto con la madre e con Victor, la voglia di tornare in Italia, l’ultimo singolo certificato oro: “I miei piani sono falliti, vediamo cosa succederà dopo. Con mia madre? Rapporto glaciale, non so cosa sia successo”.
A cura di Francesco Raiola
12 CONDIVISIONI
Tiziano Ferro – ph Andrea Bianchera
Tiziano Ferro – ph Andrea Bianchera

Reduce dal disco d'oro del suo ultimo album, Tiziano Ferro ci ha raccontato di come il cambiamento discografico ha avuto impatto sulla sua generazione, ma anche di questo suo ultimo lavoro, "Sono un grande", che lo racconta come un sopravvissuto. Un sopravvissuto che è tornato a vivere appieno, nonostante le difficoltà: la voglia di tornare in Italia, cosa che per ora non può fare per i suoi figli e per il suo ex marito Victor, il dolore di una rottura non sanata con la madre, a cui ha dedicato la canzone "Ti sognai" e anche la paura dell'ICE. Ma gli restano i successi, la musica, le canzoni e un gruppo di amiche e amici nuovi che ha creato grazie agli alcolisti anonimi e ai genitori dei suoi figli. E tra qualche giorno lo vedremo anche sul palco del Festival di Sanremo, dove festeggerà i 25 anni di "Xdono" e porterà i suoi pezzi più ballabili, come ci ha raccontato in questa intervista.

"Sono un grande" è diventato disco d’oro da qualche giorno. Forse è il tuo album che più ha faticato per la certificazione. Come mai? È figlio dei tempi che sono cambiati?

Certo, è ovvio. Io penso di essere il più grande compratore di dischi che abbia mai conosciuto in vita mia, ma non ne compro più. Ne compro qualcuno, spesso in vinile, che diventa quasi un oggetto da collezione, però poi vado sulle piattaforme. Ora, un disco che a me piace a 45 anni, quante volte lo posso ascoltare? Dieci volte? Forse. Lo adoro, dico che è bellissimo, ma non gli ho dato neanche una copia in classifica, perché non ascolto le canzoni 1800 volte (Ferro fa riferimento al calcolo FIMI che presuppone l'ascolto stream premium, ndr). Se invece avessero rilevato i play nel ’95, quando ascoltavo gli Articolo 31, tutte le volte che rimettevo play o mandavo indietro quella cassetta, hai voglia a fare tutti quei play, che erano quelli richiesti per la vendita di un disco. Il punto è che se hai più di 35 anni non hai il tempo di ascoltare quelle canzoni dell'album 1800 volte, e anche se ce la fai, è solo una copia fisica. Pensa quanto è diventata poco credibile la classifica. Oggi il gradimento non può essere rilevato da una classifica fatta al 90% di play digitali, perché non appartengono a fasce d’età diverse, come la mia.

Questo cambiamento ha un lato positivo?

Sì, che l'hip hop è entrato negli stadi, perché in un mondo dove la musica è praticamente gratuita e la gente è abituata ad avere tutto gratis, la prima cosa che non si può riprodurre gratis è il concerto. Prima si vendevano 20.000 biglietti e 400.000 copie, se andavi bene. Adesso si vendono 20.000 copie e 400.000 biglietti, se vai bene. Ovviamente parlo di un progetto che funziona. Si è ribaltata la situazione.

Ne parli coi colleghi di questa situazione?

Certo, quando parli con artisti sopra i 35 anni ti raccontano la stessa cosa: è strano vedere il proprio disco che non riesce a stare in classifica perché la tecnica dello stream non appartiene a chi ci ascolta. Io stesso non riesco a dare neanche una copia in vendita quando mi piace un disco quando lo ascolto su una piattaforma, perché non lo ascolto un numero sufficiente di volte. Questo crea sicuramente uno shock personale e la voglia di mandare tutto a quel paese. Poi ti rendi conto che i parametri sono cambiati: se un progetto crea attenzione positiva, i biglietti si vendono, quindi bisogna rivedere le cose, ma fallo godendotele. Il fatto che tu viva questa nuova vita rivela che sei entrato in un'altra fase della tua carriera. Sei più un classico, magari non riesci a competere con un trapper di 25 anni sul digitale, però vai a fare i concerti allo stadio.

Ciò che per gli artisti nati negli anni Duemila sarà più complesso è entrare nell'immaginario collettivo, come avete fatto voi. Le tue canzoni e i tuoi versi sono parte di una cultura, sarà interessante vedere cosa succederà tra 20 anni.

Sarà molto interessante capire. Purtroppo questa fame di fruizione veloce non crea collezionismo, non c’è la pazienza di ascoltare ed entrare in un progetto. Prima un disco lo divoravi, ma lo studiavi: ne studiavi il libretto, la copertina… l’oggetto in sé ti dava la possibilità di avvicinarti a quel progetto, anche fisicamente. Adesso siccome tutto è impacchettato per questo obiettivo dei play veloci il problema è che ne risente anche la qualità del prodotto. Alcuni fanno musica pensando già allo spacchettamento veloce, non io perché ho una testa diversa: si punta tutto sui singoli. È difficile creare una carriera su un disco oggi.

Non a caso nel video di "Cuore rotto" distruggi anche i dischi di platino, salvi solo le foto dei tuoi figli.

E il pianoforte.

Il pianoforte alla fine, vero!

La musica in realtà rimane: il contorno cambia, ma la musica c’è. È stato complesso pensare che non ci sia più un ascolto attento. Mi fa male l’idea che questo mondo digitale, basato sull’impazienza: click e "prossima, prossima, prossima", non ti permetta di goderti davvero un disco. Io penso ancora in termini di album, di percorso. Questo nuovo modo di fruire la musica, invece, va tutto sullo scatto veloce, e un po’ mi dispiace. Ma ragazzi, i tempi sono questi… che possiamo farci?

"Sono un grande" sembra una canzone – ma vale anche per l'album – di un sopravvissuto: al successo, all'idea di poter mollare, a un rapporto. Ti senti così?

Non è facile spiegare questa canzone e questo album. Diciamo che è qualcosa che ho detto a me stesso, che dovremmo dirci tutti ogni tanto anche se magari non ci crediamo davvero. Io ho sempre cercato di essere onesto, con me stesso prima di tutto e poi con gli altri, con il pubblico che ormai mi segue da più di 25 anni. Ho condiviso con loro tutti i momenti importanti della mia vita personale e professionale e non avrei potuto non essere allo stesso modo onesto ora. Per me la musica è verità.

Questo disco è verità?

In questo disco da una parte c’è la mia vita privata, la mia famiglia d’origine, le amiche, la famiglia che mi sono costruito e che magari non è esattamente quella che sognavo ma so di aver trovato un equilibrio di cui vado fiero. Dall’altra c’è la musica e la voglia di mettermi ancora in gioco, sentire quella vertigine sotto i piedi che ti obbliga a cercare nuovi equilibri, a non rifare quello che ho già fatto. Il disco è nato qui: in quella ferita che all’inizio era dolorosa, che nel tempo è diventata sempre più grande ma che alla fine è guarita. Come dici tu, mi sento per certi versi un sopravvissuto a tutto questo: al successo, ai cambiamenti della vita e pure a quelli del mio lavoro, una passione che non mi ha mai abbandonato ma che oggi è cambiato.

Sei stato l’artista che inizialmente cantava il disagio generazionale, poi hai narrato il riscatto. Oggi torni a raccontare il fallimento di una famiglia desiderata, ma con un’esperienza diversa. Quale generazione rappresenti oggi e in cosa i tuoi fan si identificano ascoltandoti?

Il mio racconto è quello di uno che ha la mia età. A 40 anni succedono una serie di cose, di solito, e c'è un confronto con il fallimento diverso. È vero che c'è maggiore maturità, però c'è anche un po’ meno disincanto, perché inizi a pensare che c'è meno tempo per rifare tutto. Spesso mi guardo allo specchio e mi sento intrappolato in una cosa che non so se posso resettare. L’ho fatto tante volte, ho avuto mille vite in mille posti diversi.

Tiziano Ferro – ph Andrea Bianchera
Tiziano Ferro – ph Andrea Bianchera

Non si aggiusta il passato e non si può far finta che non esista…

In questo disco c’è una sorta di insofferenza nei confronti del fatto che oggi il reset non è possibile. Per quanto adesso inizi a sognarlo. Mi rendo conto che, per quanto adoro i miei figli e loro debbano esserci, i miei piani sono un po’ falliti, ormai chiusi. L’ho raccontato nel disco. Mi piacerebbe vedere cosa succede dopo, al di fuori di questo luogo.

E a proposito di non poter fare reset, parlando di "Quello che si capisce" hai detto: "Nel testo ci sono delle frasi molto forti delle quali oggi un po' mi vergogno però ho deciso di non cambiarle". Di cosa ti vergogni?

Ci sono frasi di rabbia, un po’ estreme, sul giudizio finale della relazione e su alcune azioni. Sono canzoni che parlano della fine di una relazione con un po’ di acredine, ma non ho più quell'acrimonia, ho voluto lasciarla perché se le ho scritte quelle frasi, era giusto tenerle. È anche un dovere morale nei confronti di chi ascolta: la trasparenza è fondamentale, non si riscrive, si lascia lì.

E come si cantano queste canzoni quando non c'è più la rabbia?

È come quando canto "Rosso relativo" o "Imbranato": non sono più imbranato, però guardo la fotografia di quel periodo e canto con un sorriso sulle labbra, come se vedessi un bimbo al quale voglio bene. Racconto quella storia da narratore esterno.

Ti piace ancora cantarle?

Adoro cantare quei brani perché mi divertono, mi fanno tenerezza, e il modo in cui li canto è completamente cambiato. Prima c’era bisogno di far capire il mio dolore, ora è qualcosa che ci unisce. Non ho mai avuto la malattia di escludere i vecchi singoli dalla scaletta, perché la storia è stata vera e rimane bella anche da una nuova angolazione.

Mi incuriosisce una cosa: quando scrivi una canzone legata a persone reali, hai mai avuto paura di ferire o deludere qualcuno, come Victor?

Sicuramente c’è stato un dibattito interiore, ma se devo dirtela tutta, la canzone che più mi ha fatto paura non era diretta a Victor.

E a chi?

A mia madre (la canzone è "Ti sognai", ndr). È una canzone che parla di un rapporto in disuso e lo faccio senza puntare il dito. È molto dura, non è tenera come "Portami a ballare" di Luca Barbarossa. È una canzone tenera nell'onestà con la quale parlo a una madre che non riesco più ad abbracciare. Ho fatto di tutto per non fargliela ascoltare prima che uscisse.

E dopo?

Forse l'ho scampata, nessuno ha parlato, non so se l'abbiano ascoltata.

Questa cosa ti ha fatto più paura o ti ha rasserenato?

Ormai mi sembra chiaro che le persone sappiano che non sono uno che tende a reprimere le emozioni, a mettere la testa sotto la sabbia. In questo caso l’ho fatto un po’, è stato facile: il rapporto è rimasto glaciale. Non voglio ferire mia madre, ma allo stesso tempo non riesco a parlarne. Non so neanche se l’abbia ascoltata. Lo stesso vale un po’ anche per Victor. Con lui c’è anche la questione della lingua. Victor è sempre stato un grande fan della mia musica, un grande promoter, un grande sostenitore, un grande incoraggiatore, però sinceramente non so neanche più se adesso le ascolta le mie canzoni, non ne ho idea. Però se le ascolta spero non abbia tradotto parola per parola (sorride, ndr).

Faccio un passo indietro: il rapporto con tua madre è cambiato a causa della fama?

No, non credo. Non ne ho idea di cosa sia accaduto, non so cosa possa aver fatto io. Probabilmente c’è un concorso di colpe, forse la lontananza, ma non ricordo un episodio specifico.

In effetti la lontananza non aiuta…

La lontananza non aiuta, ma le distanze si possono annullare, se si vuole. Il nostro è un po' un rapporto unilaterale, la mia parte cerco di farla, ma il resto dipende da lei.

Hai detto di essere rimasto "incastrato" negli Stati Uniti. Se non fosse per questa situazione di Victor e i bambini torneresti a vivere in Italia?

Certo, non vivrei qui. Non sono mai stato un americanofilo; ho sempre desiderato vivere in Inghilterra. L’America mi piace, ho registrato molti dischi qui prima di venirci a vivere, ma non ho mai avuto il sogno americano. Ammetto che senza questa situazione, non starei qui adesso.

Nel tuo album parli anche di qualcosa che ti ha salvato: le tue amiche.

Sì, almeno quello è successo: ho conosciuto persone che sono diventate importanti. Ho più amiche che amici.

Sono i tuoi vicini? Le tue vicine? Amiche americane? Italiane?

Le amicizie più profonde qui, le ho fatte negli incontri di Alcolisti Anonimi: ci si conosce su una base di estrema sincerità, non sai bene con chi stai parlando. Poi cominci ad andarci d'accordo,  ti avvicini, poi esci da lì e scopri la vita dell’altra persona. Ormai, c'è già un’unione nata dal dolore e dalla difficoltà, completamente diversa da come si costruiscono rapporti, soprattutto in America, dove contano soldi e status. Poi ci sono genitori che conosco attraverso i miei figli, fai feste a casa, li fai giocare e incontri persone carine, con i tuoi stessi interessi.

Il gruppo scuola?

Esatto, alla scuola di italiano abbiamo creato un gruppo di padri italiani: siamo sempre i padri, quelli italiani.

Tiziano Ferro – ph Andrea Bianchera
Tiziano Ferro – ph Andrea Bianchera

Quindi se sono italiani sanno bene chi sei, non puoi tenere l'anonimato.

Non c’è anonimato, mi conoscono, ma va bene così. È una cosa divertente, all'inizio ti guardano con sorpresa. Ma tieni presente che la mia è una vita tranquilla, non esco, non vado in giro. Tutto gira intorno ai figli.

Come vivi la situazione dell’ICE negli Stati Uniti?

È tosta, è una situazione reale e complessa: se non sei cittadino e sei straniero devi stare attento. Come ti dicevo prima, io non ho questa fissazione per l’America, quindi sto qui a leggere le notizie sperando di non finire coinvolto.

In California è diverso?

Assolutamente, per fortuna la California è una bolla molto distante da quel mondo: è molto anti-Trump, e non è facile incontrare persone che sostengano con fervore la sua politica. E meno male, perché non sarei particolarmente felice di dovermi confrontare con loro.

Parliamo del tour: come lo stai preparando?

Per me i concerti sono le canzoni. Quando vado a un concerto di un artista che mi piace  è perché il cantante scrive la scaletta per le persone. Amo vedere le persone cantare, sorridere, uscire felici. E questa cosa succede quando non ti dimentichi di loro, perché il concerto è loro. Ovviamente il palco è molto bello, l’intrattenimento grafico è importante, ma la musica resta centrale. Se un cantante stravolge troppo le canzoni, dal vivo, per me è una bestemmia: il concerto è le canzoni.

Tiziano Ferro sarò in tour negli stadi a partire da giugno (con data zero a maggio a Lignano). Ecco il calendario dei concerti:

  • 30 maggio 2026          LIGNANO – Stadio Teghil
  • 6 e 7 giugno 2026             MILANO – Stadio San Siro
  • 10 giugno 2026           TORINO – Allianz Stadium
  • 14 giugno 2026           BOLOGNA – Stadio Dall’Ara
  • 18 giugno 2026           PADOVA – Stadio Euganeo
  • 23 giugno 2026           NAPOLI – Stadio Diego Armando Maradona
  • 27 e 28 giugno 2026           ROMA – Stadio Olimpico
  • 3 luglio 2026               ANCONA – Stadio Del Conero
  • 8 luglio 2026               BARI – Stadio San Nicola
  • 12 luglio 2026             MESSINA – Stadio San Filippo
12 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views