Il politologo francese Olivier Roy, autore di "L'Europa è ancora cristiana?".
in foto: Il politologo francese Olivier Roy, autore di "L’Europa è ancora cristiana?".

La maggior parte dei discorsi populisti giustificano il rifiuto dell’Islam con il fatto che l’Europa è ed è sempre stata cristiana: ma siamo davvero ancora cristiani? È con questa riflessione che il politologo francese Olivier Roy ha introdotto il dibattito che si è tenuto a Ferrara fra il 4 e il 6 ottobre in occasione del Festival di Internazionale 2019. Lo studioso, già famoso per le sue posizioni sull’Islam e l’ISIS, ha dialogato con monsignor Gian Carlo Perego sul cristianesimo, il ruolo della Chiesa nella politica e i populismi: temi che Roy ha affrontato anche con Fanpage.it all’indomani della conclusione del Festival.

L’Europa è ancora cristiana?

L’autore di “L’Europa è ancora cristiana?” è partito proprio dalla domanda che dà il titolo al suo ultimo libro per tracciare un excursus storico, necessario, sul rapporto fra Europa e cristianesimo. A seguito dell’importante processo di secolarizzazione, spiega Roy, il mondo contemporaneo guarda a quest’ultimo non più come ad una religione, ma come un modo per riaffermare i valori della società civile liberale.

Esiste però, dice lo studioso, un “nuovo” uso dei valori religiosi che va necessariamente chiarito: “i valori cristiani sembrano essersi nettamente discostati da quelli perseguiti dalla società civile secolarizzata soprattutto perché la Chiesa, nel richiamare ad esempio il concetto di vita, si rifà alla famiglia tradizionale, rifiutando i matrimoni omosessuali o l’aborto, temi che invece per la società secolarizzata sono di vitale importanza”. Allo stesso tempo, parallelamente, si assiste ad un nuovo uso dei simboli religiosi, da parte di una fetta molto particolare della società civile e politica: un uso che, chiarisce Roy, è solo di facciata.

Cosa accade dall’altra parte? L’Islam secondo Roy

“Il 40 per cento dei tunisini si dichiara non credente, mentre in questo stesso paese e in altri del Nord Africa, ad esempio, stiamo assistendo ad un analogo processo di secolarizzazione. Una secolarizzazione della politica che è voluta”, prosegue Olivier Roy, “soprattutto da chi vuole la democrazia e si batte, si veda il caso del Sudan, per i diritti umani”.

Il populismo? Non è davvero cristiano

All’interno della frattura apertasi fra religione e società civile, si inseriscono i populismi e i movimenti sovranisti: “essi sono solo apparentemente vicini ai valori cristiani”, ha spiegato Roy, “poiché li hanno trasformati in una maschera con cui legittimare il loro ‘no Islam’, ‘no aborto’, ‘no immigrazione’ e via dicendo. Ma quando diciamo ‘no Islam’, ad esempio, cosa opponiamo ad esso?”. La risposta del politologo è netta: “usiamo, attraverso i populismi, una maschera che è funzionale a tracciare un confine, a dividere, piuttosto che ad unire una vera Europa cristiana”.

Populismo e sovranismo sono, di conseguenza, una risposta distorta al vuoto creato dalla cristianità in Europa: “si dicono cristiani ma ne ignorano i valori. Anche questi movimenti hanno contribuito, paradossalmente, alla scristianizzazione dell’Europa”. Ma Roy guarda oltre, e afferma che questi stessi movimenti sono in crisi: basta guardare a Salvini o a Marin Le Pen, che in questi ultimi tempi sembrano aver subito una battuta d’arresto nella scalata al potere. Il caso della Francia però, ci ha spiegato Roy, è molto particolare: “Il Front National è estremamente secolarizzato; Marin Le Pen non ha inserito la prospettiva cristiana nel programma, e il populismo francese risulta quindi più difficile da eleggere poiché porta avanti solo “valori” secolarizzati come l’opposizione all’aborto e ai matrimoni omosessuali”.

E l’Italia? Il nostro paese rappresenta, secondo Roy, il più emblematico esempio di ciò che può accadere ai populismi: “il loro più grande problema, afferma il politologo, è proprio il potere”. “Quando il sovranismo ottiene il potere, come è accaduto con Salvini, cosa fa? È contro l’Europa ma sta in Europa, porta in alto valori cristiani ma critica il Papa, e così via: risulta troppo contraddittorio, e questa contraddizione inizia a pesare”.