Da quando l'epidemia di Coronavirus è iniziata in Cina e poi nel resto del mondo, con la recente fiammata nel nostro Paese, abbiamo imparato a familiarizzare con termini di cui prima ignoravamo (o quasi) l'esistenza. Uno di questi è il termine "quarantena", parola che indica lo stato di isolamento in cui si trovano migliaia di paese al mondo oggi, causa del famigerato virus Covid-19. Da stamattina, invece, con il mercoledì delle Ceneri e l'inizio del periodo quaresimale che ci dovrà traghettare fino a Pasqua, secondo la religione cristiana, abbiamo anche ripreso il termine "quaresima."

Entrambe le parole hanno dei tratti comuni, sia per il loro significato attuale, sia per l'origine storica  che da sempre li definisce e per il modo in cui si sono evolute, ma ovviamente sono due parole diverse, che si riferiscono a due campi semantici differenti, anche se con qualche somiglianza. Vediamo quali.

Cosa significa il termine quarantena?

Per il dizionario italiano la quarantena è "detta anche contumacia, è un isolamento forzato, solitamente utilizzato per limitare la diffusione di uno stato pericoloso (spesso una malattia). Il termine deriva da quaranta giorni, la durata tipica dell'isolamento cui venivano sottoposte le navi provenienti da zone colpite dalla peste nel XIV secolo".

È quindi un termine di stretta attualità, come stiamo osservando in questi giorni. Anche se ha perso lo stringente riferimento al numero quaranta, tant'è che la quarantena di cui stiamo parlando in proposito al Coronavirus fa spesso riferimento a un periodo di molto inferiore, circa due o tre settimane.

Cosa significa il termine quaresima?

Nella liturgia cattolica, invece, si indica con il termine "quaresima" il "periodo di penitenza di quaranta giorni in preparazione della Pasqua, dal mercoledì delle Ceneri al Sabato Santo. Dal latino cristiano quadr(ag)esĭma nel significato. di "quarantesimo giorno (prima di Pasqua)", sostantivo femminile di quadragesĭmus ‘quarantesimo’.

Quarantena e quaresima: differenze e somiglianze

Due parole molto diverse, dunque, ma che in qualche modo si somigliano. E non solo perché le stiamo usando entrambe in un periodo di penitenza diffusa, come quello che stiamo attraversando a causa del Coronavirus. Per entrambe è centrale il destino del numero quaranta: i giorni in cui trattenersi per evitare di trasmettere la peste nei secoli scorsi, quelli che ci aspettano fino a Pasqua. Ma se per la quarantena da osservare per il Coronavirus è possibile contrattare sul numero dei giorni, per la Chiesa cattolica, non si scherza. Nessuna possibilità di avere una quaresima più breve. Dovremo farcela tutta, fino a Pasqua.