"Se dagli archivi risultasse che noi fummo buttati alla controffensiva senza nemmeno avvertirci che avanzavamo in un inferno d’iprite, non mi limiterei a chiedere scusa a Del Boca. Reclamerei un processo alla memoria dei nostri comandanti con finale condanna al rogo senza effige". Parole di Indro Montanelli. Il giornalista italiano più celebrato dai giornalisti italiani, di cui in questi giorni si fa un gran discutere, sulla necessità o meno di rimuoverne la statua che lo immortala nel centro di Milano, scrisse di suo pugno queste parole all'indomani di un episodio (per lui) decisamente increscioso. Dover ammettere che durante la guerra coloniale in Africa da parte di Mussolini e delle truppe italiane (a cui lo stesso Montanelli partecipò in qualità di volontario) furono usate delle letali armi chimiche, in particolare in Etiopia. Motivo per cui fu egli stesso a proporre un processo alla memoria, senza proporre di storicizzare, chi aveva interpretato intollerabili valori e commesso crimini di guerra contro l'umanità.

L'evento, che a metà degli anni Sessanta fu raccontato dallo storico Angelo Del Boca, fu al centro di una querelle e di una campagna diffamatoria proprio nei confronti dello storico, che dichiarò di aver usato documenti di fonte italiana, dunque, certa, mentre dall'altra lo si accusava di aver manipolato le fonti storiche, soltanto di parte etiope. Al contrario – semplicemente, banalmente, verrebbe da dire – pur avendo la vittoria in tasca, Benito Mussolini autorizzò Badoglio a usare agenti chimici e anche armi batteriologiche. L’esperto generale piemontese si limitò a impiegare le prime, non essendo sicuro delle conseguenze delle seconde.

La disputa tra Indro Montanelli e Del Boca si concluse "signorilmente" soltanto tra il 1995 e il 1996 sulle pagine del Corriere della Sera, dopo ulteriori schermaglie giornalistiche in cui Montanelli negò l'uso di armi chimiche da parte italiana. Complice l'apertura degli archivi governativi sulla guerra coloniale italiana di stampo fascista da parte del governo guidato da Lamberto Dini, tra il 1995 e il 1996, fu definitivamente accertato il ricorso agli aggressivi agenti chimici da parte degli italiani contro il popolo etiope, motivo per cui lo stesso Montanelli fu costretto a chiedere scusa, dalle pagine del Corriere a Del Boca e riservando parole di fuoco contro i comandanti di quella "sporca" guerra, proponendo un "processo alla memoria" dei comandanti con "finale condanna al rogo senza effige".