La Battaglia di Anghiari, il grande dipinto considerato da secoli l'opera "perduta" di Leonardo da Vinci, non è mai stato realizzato dal genio toscano. I lavori, secondo quanto ci dicono le conclusioni di uno studio realizzato da un team internazionale, si interruppero prima della fase pittorica. I risultati dello studio, raccolti nel volume scientifico "La Sala Grande di Palazzo Vecchio e la Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci. Dalla configurazione architettonica all'apparato decorativo" presentato ieri agli Uffizi di Firenze è curato da Roberta Barsanti, Gianluca Belli, Emanuela Ferretti e Cecilia Frosinini.

Dalla domanda ‘dov'è la battaglia di Anghiari?' si è passati a ‘ma c'è mai stata la battaglia di Anghiari?" e ci siamo chiesti cosa veramente avesse fatto Leonardo in quella che allora era la Sala Grande' di Palazzo Vecchio. La forza della ricerca storica è di creare nuove domande, che ovviamente siano basate su una rigorosa lettura dei dati, sia nuovi che già acquisiti. E la nostra conclusione è stata che Leonardo non abbia mai dipinto la battaglia sul muro della sala dove per tanto tempo è stata cercata. L'esistenza dei cartoni preparatori è provata e documentata. Quella del dipinto, che conosciamo solo grazie a copie di altri fino ad oggi pervenute, invece no. I materiali che vennero forniti a Leonardo erano solo funzionali al cartone e alla preparazione della parete su cui avrebbe dovuto essere realizzato. Ma la preparazione stessa del muro andò male; e dunque la Battaglia non fu mai dipinta.

Il mistero che da secoli attanaglia studiosi ed esperti sarebbe dunque risolto. Non c'è mai stata un'opera perduta di Leonardo da Vinci relativo alla Battaglia di Anghiari, semplicemente per il fatto che i materiali preparatori si rovinarono e non fu mai dipinta. La responsabilità dell'aver alimentato il falso mistero di questo dipinto, dichiarano gli studiosi, si deve anche al famosissimo libro di Dan Brown dedicato al genio autore della Monna Lisa.

In pratica ci si è accaniti per decenni ad andare a caccia di un fantasma anche in base all'idea, colpa di un libro di Dan Brown, secondo cui la frase ‘Chi cerca trova', vergata da Vasari in uno stendardo del suo affresco sulla Vittoria di Cosimo I a Marciano in Val di Chiana, fosse una sorta di gioco ad enigma, un indizio a rintracciare nella parete sottostante il capolavoro perduto di Leonardo. Questa idea si è rivelata totalmente infondata: la frase infatti non ha nulla a che fare con Leonardo, ma è uno sfottò molto pesante, fatto da Vasari per conto di Cosimo, nei confronti dei fuoriusciti, i suoi avversari, come una replica al motto "Libertà vo cercando": una ricerca vana, perché, questo il messaggio, i Medici non se ne sarebbero mai andati. Cioè: “hai cercato la libertà, ecco, l’hai trovata”. Come possiamo vedere, l'ignoranza storiografica genera mostri.

A suggellare i risultati della ricerca, l'ospite di casa della presentazione del volume, il direttore degli Uffizi Eike Schmidt:

Dopo decenni di ricerche sulla battaglia di Anghiari, possiamo dire che gli Uffizi, pur senza essere stati parte attiva di questa indagine, sono senza ombra di dubbio il luogo migliore per presentare i risultati di uno studio così autorevole. Ed uno degli insegnamenti più preziosi che possiamo trarre dal grande lavoro svolto è questo fortissimo richiamo al rigore della metodologia scientifica: uno strumento imprescindibile per affrontare ricerche su temi così importanti e delicati.