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L’Ecce Homo di Antonello da Messina comprato dallo Stato italiano: il quadro ritirato dall’asta Sotheby’s

L’Ecce Homo di Antonello da Messina è stato ritirato da Sotheby’s: lo Stato italiano avrebbe acquistato per 12 milioni il dipinto prima dell’asta, ma non ci sono ancora conferme ufficiali. Lo scrive, però, la Fondazione Federico Zeri.
A cura di Redazione Cultura
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L’Ecce Homo di Antonello da Messina
L’Ecce Homo di Antonello da Messina

L'Ecce Homo di Antonello da Messina è stato ritirato dall'asta di Sotheby's nonostante fosse un "lotto garantito". Pare che il quadro, infatti, sia stato acquistato per 12 milioni di euro dallo Stato italiano prima dell'asta, benché manchi ancora l'ufficialità del Ministero, del Ministro Giuli e del Direttore generale musei Massimo Osanna. A far circolare la notizia è stata la Fondazione Federico Zeri, che fu uno degli storici dell'arte e critico più importanti d'Italia che per primo attribuì l'opera al pittore siciliano del Quattrocento: "Appena battuto all'asta da Sotheby's, ora è proprietà dello stato italiano. Federico Zeri per primo l'attribuì al grande maestro" si legge nella nota.

Ecce Homo è il soggetto di una serie di dipinti del pittore siciliano. L'acquisto dell'opera di Antonello da Messina da parte dello Stato italiano ha una rilevanza particolare perché sono poche le opere che arrivano sul mercato, come scrive la rivista Finestra sull'arte e gran parte dei suoi quadri sono conservati già in musei pubblici. Questo, in particolare, era già stato esposto in mostre importanti, dalla monografica sul pittore esposta a Palazzo Reale di Milano nel 2019 passando per mostre alle Scuderie del Quirinale e rassegne dedicate al Rinascimento nel Mediterraneo.

La Fondazione continua scrivendo che si tratta di un piccolo dipinto su tavola di Antonello da Messina e che è una delle poche opere certe dell'artista, al mondo. Il dipinto, a due facce, raffigura un Ecce Homo e un San Girolamo penitente nel deserto. Nel 1985 Zeri lo descriveva così: "…il Cristo assume, con questa smorfia, addirittura un aspetto che oggi si definirebbe mafioso. È un'opera giovanile ancora ignota alla letteratura artistica". L'opera era stata messa all'asta da Sotheby's New York per una cifra compresa tra i 10 e i 15 milioni di dollari (una forbice tra gli 8,50 e i 12,50 milioni di euro).

Poco prima dell'asta, però, il quadro è stato ritirato, come si legge anche sul sito della casa d'asta: "Questo lotto è stato ritirato dalla vendita", senza dare alcuna spiegazione. Prima della Fondazione era stato il direttore ad interim della Galleria Nazionale dell’Umbria e della Pinacoteca Nazionale di Bologna, Costantino D’Orazio, che aveva anticipato l'acquisto da parte dello Stato. In un post su Facebook, poi cancellato, aveva scritto: "Un nuovo Antonello da Messina torna in Italia grazie al Ministero della Cultura. Chi lavora al MiC sa quanto sia complicato per lo Stato Italiano partecipare ad un’asta, ma questa volta il Ministero ha giocato d’anticipo, assicurandosi un vero capolavoro in trattativa privata, spuntando anche un prezzo più vantaggioso".

Angelo Loda, soprintendente ABAP di Bergamo e Brescia e Responsabile Area Patrimonio Storico Artistico del Ministero della Cultura ha scritto sui social che la cifra a cui è stato acquistato il quadro è di circa 12 milioni di euro. A differenza del collega D'Orazio, però, il suo post è più critico: "Sembra proprio tutto vero….lo Stato ha comprato per un 12 milioni circa di dollari l'Antonello da Messina probabilmente grazie anche ad uno sponsor privato (speriamo….)…..un acquisto pazzesco sotto molti punti di vista…..tutti in coro a plaudire…..ma diciamolo sommessamente e senza paura…con quei soldi ci comperi decine e decine di dipinti et similia da aprirci un museo" scrive Loda.

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