“Le cose non sono più importanti delle persone”, Willie Peyote sulle proteste e le vetrine rotte

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Willie Peyote - foto di Matteo Bosonetto
Anche Willie Peyote è intervenuto in difesa delle proteste che ci sono state a Milano sabato scorso, criticando coloro che criticano le violenze: “Le cose non sono più importanti delle persone”.

"Le cose non sono più importanti delle persone" dice Willie Peyote, in concerto al Fabrique di Milano, sulla manifestazione che si è svolta sabato scorso. Molti rapper, da Marracash a Nayt, Artie 5ive, Kid Yugi hanno voluto esprimersi al fianco dei manifestanti, asserendo di comprendere le violenze, non giustificandole. Ad andare controcorrente, tra i più popolari, solo Fedez, che li ha attaccati. Il rapper torinese, però, ha voluto essere chiaro con i suoi fan, sottolineando l'ipocrisia di chi si è sbracciato per urlare che "le violenze vanno sempre condannate". Perché si guardano le vetrine rotte e i lanci di pietra, ma non il sistema violento che provoca le manifestazioni.

Un sistema, spiega Peyote, "che ci sta sfrattando dalle nostre case perché non possiamo più permetterci un affitto. Non possiamo permetterci un pieno di benzina. Gli stipendi sono fermi da 30 anni. Qualcuno parla di riarmo, qualcuno parla di mandarli al fronte". I motivi della protesta, infatti, sono quelli del caro vita, che colpisce tutto il welfare del paese, portando i giovani a vedere il proprio futuro nero, sicuramente peggiore di quello dei loro genitori. Una rabbia scoppiata in altri paesi europei come Spagna (portando a elezioni anticipate) e in Francia, dove da giorni ci sono numerose manifestazioni, a Parigi e in altre grandi città.

L'accusa del rapper è quella dell'ipocrisia dei politici: "Le persone  che stano delegittimando le proteste sono quelli che usano la violenza come cifra stilistica, come programma politico, sono persone che parlano di riarmo, di togliere il reato di femminicidio, che pensano che ci siano italiani di serie B, che negano il cambiamento climatico e che davanti a 70.000 morti a Gaza non si muovono dall'altra parte". Il contrasto tra le parole e le idee emerge quando sottolinea come quelle persone hanno chiesto la grazia per Mario Roggero, il gioielliere che ha ucciso due persone che lo avevano derubato. Ma è quando la violenza sulle cose ci indigna più di quella sulle persone che "abbiamo perso".

Continuano, quindi, le esternazioni dei cantanti. Ghali, per esempio, intervenuto a sorpresa alla proiezione del film Amare alla festa del Cinema di Roma ha detto: "Pensiamo a coloro che stanno manifestando pacificamente perché è quello che conta. Sono due cose ben distinte chi sta usando la violenza e chi scende in piazza a manifestare per i propri diritti in questo momento. Non distraiamoci troppo". Il rapper ha donato gratuitamente la canzone "Casa mia" per questo film che è  un racconto corale che coinvolge un gruppo di madri e figli provenienti dal Nord Africa, tutti residenti nei palazzi occupati "Spin Time" e "4 Stelle" di Roma. Queste proteste stanno riportando alcuni esponenti del genere a prendere posizioni pubbliche contro chi non sta facendo abbastanza per combattere la povertà e le ingiustizie sociali.

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