19 Aprile 2018
08:46

La street art, solo vuoto strumento di mercificazione: a Roma un’opera ne fa discutere

Un freddo giocattolo di plastica a poco prezzo: è questo il destino della street art secondo Biancoshock, che ha portato la sua ultima opera, “B.TOY”, all’Outdoor Festival di Roma. Solo una provocazione o specchio della realtà attuale?
A cura di Federica D'Alfonso
"B.TOY", l'ultima opera di Biancoshock in mostra all'Outdoor Festival di Roma.
"B.TOY", l’ultima opera di Biancoshock in mostra all’Outdoor Festival di Roma.

Lo street artist come un giocattolo di fredda plastica a basso costo: è questa la forte provocazione che Biancoshock, urban artist già famoso in Italia per il progetto “Web 0.0”, ha deciso di proporre all’Outdoor Festival di Roma. “B.TOY”, questo il titolo scelto per il suo ultimo lavoro, riproduce nei minimi particolari lo starter kit di un street artist con tanto di rulli, bombolette e secchi di vernice: esempio perfetto di come la Street Art, oggi, venga mercificata e ridotta a mero strumento d’intrattenimento.

L’installazione site specific sarà in mostra fino al 21 maggio presso il Mattatoio Testaccio, nell’ambito dell’Outdoor Festival di Roma che quest’anno ha scelto come focus sul quale concentrare la creatività degli artisti coinvolti quello dell’“Heritage”, del patrimonio. Un concetto complesso del quale però si sente sempre più spesso parlare, dai mass media ai social network, e che riguarda da vicino il mondo dell’arte contemporanea e gli artisti come singoli: moltissimi gli interrogativi posti dall'Outdoor 2018, dalla non scontata domanda su cosa rappresenta oggi il “patrimonio” a quella ancor più complessa di quale eredità stiamo costruendo e trasmettendo alle future generazioni.

"B.TOY", Biancoshock.
"B.TOY", Biancoshock.

“B.TOY” rientra appieno nello spirito critico del Festival, inserito nella sezione “Disobedience”: curata da Christian Omodeo, l’installazione vuole infatti essere un intervento profondamente provocatorio nei confronti del sistema, molto spesso considerato più alla stregua di un business che di una forma espressiva da valorizzare, costruito attorno all'ormai diffusissima Street Art.

È lo stesso Christian Omodeo a spiegare il senso profondamente provocatorio dell’opera di Biancoshock: “L’artista distrae, diverte, fa tendenza, attrae followers e like e non ha grandi pretese economiche. Non serve neanche contattarlo con largo anticipo, perché l’offerta artistica in questo ambiente è oggi così ampia, che si ha un ampio margine di scelta anche a pochi giorni dall’evento”.

In questo modo lo street artist diventa uno strumento in mano alle gallerie e alle istituzioni, denuncia Biancoshock: l’artista si trasforma in un soggetto insoddisfatto a cui è negata qualsiasi possibilità di sperimentare e di assolvere la funzione primaria dell’arte, che è quella di veicolare messaggi complessi e importanti. Tuttavia, la situazione denunciata dalla sua opera sembra non aver ancora attecchito sull’estro creativo e critico di Biancoshock, come testimonia questa ultima, interessantissima opera.

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