"C’erano una volta le librerie", scrive Filippo Celata. Così inizia la sua ricerca intitolata "Book Desert", in aggiornamento costante. Filippo Celata, professore associato di geografia economica all'Università di Roma La Sapienza, si occupa di disuguaglianze socio-spaziali e di come le piattaforme digitali stiano modificando il nostro rapporto con lo spazio geografico. Tuttavia, nonostante Amazon sia sempre più il mezzo preferito per fare acquisti, la mappa redatta da Celata (trovate tutte le immagini nella gallery) non è disastrosa: le librerie resistono ancora. Il database de www.illibraio.it – uno dei più completi – ne censisce in Italia più di 4.000. Certo, per chi abita in piccoli centri, ci sono maggiori problemi. Bisogna spostarsi con l'auto o con i mezzi di almeno 25 km. Eppure, in un paese guidato da lettori forti, non sembra un dato così sconfortante. Chi legge più di 10 libri all'anno spesso è la stessa persona disposta a farsi anche più di 25 km per scambiare due chiacchiere con un libraio e farsi consigliare nuovi titoli. Il problema restano sempre quelli che non leggono o leggono poco.

Le librerie resistono, ma il 60% del paese ne è privo

L'ipotesi iniziale che ha guidato Celata nel suo studio è stata quella dell'incapacità di una libreria di attrarre clienti se si trova a più di 15 minuti di distanza in auto. Su questa base ha mappato le zone del territorio italiano che definisce “book deserts” (in analogia ai cosiddetti “food deserts”, quelle zone dove – soprattutto negli Stati Uniti – è impossibile acquistare alimenti freschi e non processati), perché si trovano al di là della suddetta soglia di accessibilità. E il risultato è stato che almeno il 60% del territorio è orfano di una libreria (quella propriamente detta, non cartolerie o supermercati). Aree in cui vive il 17% della popolazione, pari a 10 milioni e 200 mila persone. Si tratta di zone interne poco urbanizzate, già povere di altri servizi essenziali e penalizzate anche in questo. Una disuguaglianza che, per Celata, ricalca altri disequilibri.

Basti pensare che nei Comuni che l’Eurostat classifica come densamente popolati troviamo una libreria circa ogni 7.000 abitanti e ogni 5 chilometri quadrati. Nei comuni poco urbanizzati troviamo invece una libreria ogni 20.000 abitanti e ogni 250 chilometri quadrati. E nelle zone meno urbanizzate le librerie non solo sono relativamente meno, ma anche più piccole, più omogenee, trattandosi spesso di cartolibrerie o negozi che vendono pochi libri insieme a molto altro. Nelle grandi città l’offerta è più capillare, più ampia, diversificata, specializzata, migliore. E inoltre si riscontrano anche in questo caso i noti squilibri tra nord e sud del paese: nel Centro-Nord una libreria ogni 12.500 abitanti e ogni 57 chilometri quadrati. Nel Mezzogiorno una ogni 16.500 abitanti e ogni 98 chilometri quadrati.

"Book Desert": i rischi di Amazon e lo scarso numero di lettori

L'analisi di Celata non considera soltanto la capillare diffusione di piattaforme digitali, ma anche i numeri di vendita (molto bassi) e il numero di lettori (piuttosto scarso) a dimostrazione del fatto che Amazon non sia l'unico deterrente alla diffusione di librerie in Italia.

Le librerie resistono strenuamente nonostante i margini sulla vendita di libri siano in Italia molto bassi (in Francia sono più che doppi), e in un paese che ha una bassissima propensione alla lettura (secondo l’Istat i lettori in Italia sono circa il 40%. In Europa circa il doppio), che si associa a una bassissima capacità di lettura e di comprensione del testo (secondo l’OCSE ha problemi in questo senso il 28% degli italiani, a fronte di una media tra tutti i paesi OCSE del 15%).

In Europa la percentuale di acquisti sulle piattaforme digitali è ancora del 5%, mentre negli Stati Uniti già supera il 10%. Secondo Celata "il cambiamento sarà inevitabile". Perché uscire di casa quando puoi tranquillamente ordinare un libro online e averlo a casa il giorno dopo? Nelle isole magari i tempi sono diversi, ma le consegne arrivano lo stesso. Inoltre, l'offerta è innegabilmente maggiore. Per Celata in questo modo rischieremo di subire "la dittatura degli algoritmi", cioè non saremo più noi a scegliere i nostri gusti letterari, ma le tecniche di profilazione dei nostri gusti e delle nostre abitudini di acquisto. Una tendenza che, secondo Celata, relega ai margini anche i "mediatori" tradizionali. Eppure bisogna aggiungere che, nel tempo, ai librai veri e propri si sono sostituiti migliaia di influencer (chiamati bookstagrammer) ormai diffusi sempre più su Instagram e non solo. Un mondo di blog, pagine social e collaborazioni con case editrici che permette a nuove figure di diventare librai pur non avendo altra collezione che gli scaffali di casa propria. Persone e non macchine che sulle loro pagine social dispensano consigli e commentano le ultime letture in uscita. Forse, non tutti sono disposti a fare a meno degli esseri umani. Un ulteriore elemento che, nel clima di sconvolgimento attuale, dà sollievo e fa ben sperare. Insieme a tante realtà indipendenti che fanno dell'autenticità la loro vittoria: librerie legate al territorio e capaci di attirare molte persone grazie ad eventi e presentazioni interessanti.