Murano è sinonimo di vetro. Questo piccolo centro della Laguna di Venezia, infatti, è conosciuto in tutto il mondo proprio per la lavorazione di questo materiale, un'attività artigianale che è diventata arte e fiore all'occhiello per il nostro Paese, anche se non è ancora stata riconosciuta dall'UNESCO come Patrimonio dell'Umanità. Visitando l'isola, una tappa fondamentale è il Museo del Vetro, parte della Fondazione Musei Civici di Venezia, ospitato nelle stanze di Palazzo Giustinian, in passato sede dei vescovi di Torcello.

Alle origini del vetro

Il percorso espositivo del Museo del Vetro segue l'evoluzione cronologica e dunque inizia con la sua origine. Secondo la leggenda, il vetro fu prodotto per la prima volta in Siria, dai fenici, e successivamente in Egitto e Mesopotamia. Dal X secolo a.C. si diffuse nei Balcani e in Europa meridionale, fino a raggiungere tutto il Mediterraneo tra il IV e il I secolo a.C. I romani erano particolarmente abili nella lavorazione e ciò è testimoniato dai reperti esposti nella prima sezione del museo, risalenti al periodo tra il I e il IV secolo d.C., insieme a opere provenienti da Siria, Palestina, Mediterraneo orientale, Grecia e Dalmazia. Sono piatti, coppe, bicchieri decorati con scritte augurali, balsamari policromi e oggetti in vetro soffiato, tutti pezzi unici di valore inestimabile.

L'età dell'oro del vetro di Murano

I secoli tra il Trecento e il Seicento sono considerati l'età dell'oro per il vetro di Murano. I maestri vetrai si ispirarono alle produzioni del Medio Oriente per poi sviluppare un proprio stile. Il muranese Angelo Barovier, autore della celebre “coppa Barovier” azzurra, esposta nel museo, fu anche l'inventore del vetro trasparente, un'innovazione che portò alla creazione di opere d'arte di grande eleganza. Dal Cinquecento, poi, i maestri diedero sfogo alla fantasia inventando nuovi tipi di vetro tra cui il vetro ghiaccio, il vetro lattimo – bianco opaco –, a fascette colorate o intrecciate, e lavorazioni come l'“avventurina”, che incorpora pagliuzze dorate.

La crisi e la rinascita

Dopo la crisi causata anche dalla concorrenza boema, la rinascita inizia con la fantasia: lampadari dai molteplici bracci, cornici e specchi, centri tavola e mobili intarsiati con vetri. I migliori maestri vetrai si muovono su un doppio binario, riproducendo modelli classici del passato e recuperando i segreti delle lavorazioni cadute in disuso e particolarmente preziose. Il risultato è una produzione elegante e raffinata, che con il Novecento prende la strada dell'innovazione con la collaborazione con artisti e designer. Particolarmente pregiati i pezzi del periodo esposti nel museo: si spazia dalle ciotole Art Noveau di Vittorio Toso Borella, al vaso a filamenti policromi di Hans Stoltenberg Lerche per F.lli Toso, alle klimtiane lastrine in vetro mosaico di Vittorio Zecchin realizzate dalla fornace Artisti Barovier. È il trionfo del design che fa delle produzioni muranesi veri oggetti di culto.

Vivere il Museo

Il Museo del Vetro, rinnovato negli ultimi anni grazie al contributo dei fondi regionali europei, che hanno permesso ad esempio l'ampliamento dell'area espositiva e l'installazione di una rete wi-fi nella struttura, propone anche mostre temporanee, workshop e percorsi guidati per scuole, adulti e famiglie, ottime occasioni per vivere un luogo della bellezza e della cultura prendendosi del tempo per se stessi e immergendosi in un'arte senza tempo che non ha eguali nel mondo. Questo è possibile anche grazie agli investimenti previsti dal programma delle politiche di coesione dell'Ue.