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Giorno della Memoria, cosa significa la parola Shoah e le differenze con il termine Olocausto

Come ogni anno il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria per commemorare le vittime dell'Olocausto del nazismo e la Shoah del popolo ebraico. Queste parole, che usiamo come sinonimi, in realtà esprimono due concetti non del tutto sovrapponibili per diverse ragioni. Scopriamo quali e soprattutto qual è la parola più adatta da usare quando parliamo del genocidio del popolo ebraico.

Dal 2005, su decisione delle Nazioni Unite, ogni 27 gennaio si celebra nel mondo il Giorno della Memoria, ricorrenza internazionale che commemora le vittime dell'Olocausto, cioè di tutte le vittime del regime nazista. In particolare con lo sterminio sistematico degli ebrei, definita Shoah, frutto di quel processo che dal crescente antisemitismo nella Germania di Adolf Hitler e del regime nazista, passando attraverso la Seconda guerra mondiale, portò alla decisione da parte dei vertici del Reich di approdare alla soluzione finale della questione ebraica. Questa espressione fu usato dai nazisti a partire dal 1940, prima per definire le deportazioni della popolazione ebraica che si trovava nei territori controllati dalla Wehrmacht, successivamente per indicare lo sterminio sistematico e il genocidio degli ebrei  fornendogli una motivazione di carattere ideologico, la quale affondava le radici nell'antisemitismo secolare nato in seguito alla diaspora ebraica, ma che negli ultimi decenni del XIX secolo e poi per tutta la prima parte del XX in diversi stati europei, non solo la Germania imperversava sotto forma di discriminazioni di varia natura a danni degli ebrei.

La data del 27 gennaio come Giorno della Memoria è stato scelto dall'Assemblea Generale della Nazioni Unite poiché in quel giorno, nel 1945, le truppe dell'Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia, il più grande e mostruosamente efficiente, assunto a simbolo dell'Olocausto e della Shoah attraverso l'uso dei forni crematori e di gas assassini da parte del personale impiegato dai nazisti.

Cos'è e cosa significa la parola Shoah

In occasione del Giorno della Memoria si celebrano le vittime dei nazisti di ogni minoranza. Di fondamentale importanza, però, è la comprensione del ruolo che svolse la popolazione ebraica, di gran lunga l'obiettivo principale del regime nazista che con la soluzione finale portò a compimento negli anni uno sterminio sistematico degli ebrei. Motivo per cui la parola Shoah, che in ebraico significa "catastrofe, distruzione", divenne nel 1951 la parola ufficiale nello Stato di Israele al momento dell'istituzione della giornata del ricordo della persecuzione, indicata appunto con tale nome. Tuttavia è da evidenziare che il termine Shoah fu usato già nel 1938 in occasione delle leggi razziali in Germania e in Italia, ma è entrato nell’uso nei Paesi europei soprattutto dopo il film documentario del regista francese Claude Lanzmann, considerato l’opera video più completa sulla vicenda e intitolato proprio Shoah.

Le differenze con il termine Olocausto

Spesso i due termini, Shoah e Olocausto, sono usati per indicare indistintamente lo sterminio degli ebrei, ma le differenze esistono e non sono di poco conto. Una ragione molto importante che le differenzia e che rende, dal punto di visa ebraico, preferibile l'uso di Shoah rispetto a quello di Olocausto, deriva dal fatto che etimologicamente in quanto "catastrofe, distruzione" nella parola Shoah è estraneo il concetto di sacrificio inevitabile. Al contrario il fatto che col termine Olocausto si indichi un rituale religioso di offerta di un sacrificio a un dio, e quindi in teoria persino gradito al dio (l'etimologia  di derivazione greca significa letteralmente "bruciato per intero, completamente bruciato"), ha convinto molti che fosse un termine poco appropriato per spiegare ciò che è accaduto al popolo ebraico.

In secondo luogo, una differenza da tenere a mente è che con la parola Shoah si fa riferimento esclusivamente allo sterminio del popolo ebraico, mentre con il termine Olocausto si indicano anche le altre vittime della violenza del regime nazista. Il termine Olocausto, infatti, riguarda lo sterminio di tutte le categorie di persone ritenute "indesiderabili"  dal regime nazista guidato da Adolf Hitler. Oltre agli ebrei, infatti, ne furono vittime le popolazioni slave delle regioni occupate nell'Europa orientale e nei Balcani, i prigionieri di guerra, gli oppositori politici, minoranze etniche come rom, sinti e jenisch, gruppi religiosi come testimoni di Geova e pentecostali, omosessuali e portatori di handicap mentali o fisici.

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