Iniziamo con lo spoiler: il pauperismo che ci interessa è un concetto ripreso dall'ideale di povertà di certe comunità cristiane, una povertà che è valore, che apre porte morali e spirituali. Ma quando leggiamo in un articolo o sentiamo in video qualcuno che parlando di politica parla di pauperismo, dobbiamo pensare che sta considerando in modo critico un atteggiamento che (consapevolmente o no) vede la povertà e la vita povera con favore, e la ricchezza con ostilità o scetticismo. E lo fa per ragioni sociali di ridistribuzione, ecologiche ed economiche d'impatto ambientale, assiologiche (cioè di valore, nel senso di valore morale che trova nella ricchezza solo vanità). Chi parla di pauperismo tendenzialmente lo fa per affermare che queste idee sono esagerate, retoriche, sconvenienti, se non funeste.

Esempi: imposte patrimoniali o sulle pensioni più ricche possono essere tacciate di pauperismo ("È pauperismo, io le tasse sui redditi che hanno costituito quel patrimonio le ho già pagate" "È pauperismo, io quei contributi li ho versati") perché fanno della ricchezza, se non una colpa, una responsabilità dai limiti ampi. Altri esempi: opposizioni alle grandi opere, alla grande industria, possono essere tacciate di pauperismo ("È pauperismo, quest'opera renderà le comunicazioni più semplici e veloci" "È pauperismo, questa attività porterà molto lavoro e prosperità") perché antepongono l'efficienza nella generazione di ricchezza alla terra, alla conservazione dell'ambiente, dei ritmi di vita ancestrali. Ultimi esempi: la critica al giornalista che si schiera con gli ultimi avendo il Rolex al polso può essere tacciata di pauperismo ("È pauperismo, io lavoro, guadagno ma non per questo sono meno solidale, non devo disfarmi dei miei averi per solidarizzare con gli ultimi, anzi"); può essere tacciato di pauperismo l'attacco al politico di sinistra che acquista la grande villa in campagna ("È pauperismo, voglio vivere in un bel posto e ho modo di farlo, non si deve essere asceti per essere di sinistra").

Il pauperismo (derivato del latino pauper ‘povero', e modellato nella prima metà dell'Ottocento sul pauperism inglese e sul paupérisme francese) ci sa subito di corrente ideologica per via di quel suffisso ‘-ismo'. E in effetti, quello di corrente ideologica è il suo significato più gettonato: c'è un retroterra concettuale unico, anche se oggi magari è diverso fra pauperismo politico e pauperismo religioso (più probabilmente il primo si rifarà alla decrescita felice di Latouche, il secondo al seguire nudi il Cristo nudo di San Francesco). Ma ‘-ismo' non è solo suffisso di movimenti: descrive anche delle condizioni. Esempi: il daltonismo è quella condizione genetica per cui una persona ha una percezione alterata dei colori; se dico che quel professore ha un grande magnetismo non intendo dire che segue con vigore la fede magnetica, ma che figuratamente esercita una forza magnetica sugli allievi. Così il pauperismo (ed è il primo significato che troviamo sui dizionari) può essere inteso come vero e proprio fenomeno economico e sociale, una condizione di miseria che investe ampi strati di popolazione, in maniera affine a una depressione economica. Si può parlare del pauperismo di una zona dopo la calamità naturale, del pauperismo che determina un tasso di disoccupazione altissimo. Ma non è di questo che parla, di solito, chi parla di pauperismo in politica: un governo pauperista non è un depressionista, ma un governo che antepone, bene o male, altri valori alla ricchezza e alla prosperità. In teoria.