Mentre nel luogo in cui è crollato il ponte Morandi a Genova i soccorritori continuano a scavare tra le macerie, prosegue di pari passo il braccio di ferro tra governo e Autostrade per l'Italia sulle responsabilità della tragedia che ha provocato finora almeno 38 morti, 15 feriti e circa 700 sfollati dagli edifici che sorgono nei pressi del viadotto Polcevera. Si è tornati a parlare anche della cosiddetta Gronda di Ponente, una nuova infrastruttura, i cui lavori sarebbero dovuti cominciare alla fine del 2018 dopo il via libera definitivo da parte dell'Ue, e che avrebbe dovuto alleggerire il traffico sulla struttura che è improvvisamente collassata lo scorso 14 agosto. Molti hanno puntato il dito contro i comitati "No Gronda", sostenuti negli anni passati dal Movimento 5 Stelle, che avevano addirittura definito "una favoletta" la possibilità che il ponte Morandi di Genova crollasse. "Potrebbe durare altri cento anni", aveva dichiarato Paolo Putti, ex consigliere comunale pentastellato, ripetendo in realtà un concetto che Autostrade per l'Italia aveva ribadito più volte negli anni precedenti e in più di una relazione ufficiale presentata durante il dibattito pubblico.

Il degrado del ponte Morandi già annunciato nel 2009

La questione legata alla costruzione di una infrastruttura alternativa al ponte Morandi nell'area genovese non è recente. Se ne parla in realtà da più di un decennio. È Autostrade per l'Italia a definire di cosa si tratti e a cosa serva un progetto così imponente nella relazione conclusiva del dibattito pubblico sulla Gronda, cominciato nel febbraio del 2009.

Per la realizzazione della Gronda, essendo un'opera che riscrive la viabilità genovese, si ricorre al "dibattito pubblico", ovvero una tecnica mutuata dalle amministrazioni francesi. Si tratta di uno strumento di partecipazione e consultazione preliminare che vede coinvolte le rappresentanze di tutti i cosiddetti "portatori di interesse", ovvero cittadini, associazioni, istituzioni e aziende coinvolte dall'opera. Autostrade per l'Italia si avvale della consulenza di Spea, una società in house del Gruppo Atlantia.

L'obiettivo della Gronda sarebbe quello di "migliorare le condizioni di circolazione e di ridurre i tempi di percorrenza dei tratti autostradali afferenti al capoluogo ligure, nonché di evitare un ulteriore futuro peggioramento delle loro condizioni, ineluttabile in caso di non intervento". Il riferimento è in particolare al viadotto Polcevera (più noto come  ponte Morandi), che è il tratto più trafficato dell'intera rete con 25,5 milioni di transiti l’anno, caratterizzato da un quadruplicamento del traffico negli ultimi 30 anni e destinato a crescere, anche in assenza di intervento, di un ulteriore 30% nei prossimi 30 anni. Nella stessa relazione del 2009 si fa anche riferimento "all'intenso degrado della struttura sottoposta ad ingenti sollecitazioni" ed è oggetto di una manutenzione continua perché la sua dismissione rappresenterebbe un grave pericolo per il traffico automobilistico regionale. Nonostante sia sottolineato il deterioramento derivante dall'aumento del traffico, non viene fatto alcun riferimento a eventuali cedimenti strutturali né a eventuali pericoli. Anzi…

Quando Autostrade per l'Italia parlava di: "Assoluta sicurezza e stabilità dell'opera"

Sempre nel 2009, e sempre Autostrade per l'Italia, nella seconda parte della stessa relazione, sottolinea l'assoluta stabilità del ponte Morandi. In particolare, nel corso del dibattito pubblico, viene chiesto esplicitamente (il giorno 13 Febbraio 2009) della "presunta vetustà del viadotto". Aspi (Autostrade per l'Italia) risponde presentando una documentazione che dà "garanzie sull'assoluta sicurezza e stabilità dell'opera", la quale, dopo essere stata sottoposta a importanti interventi di manutenzione straordinaria nel corso degli anni Novanta, "abbisogna, come tutte le opere di un certo rilievo, solo di interventi di manutenzione ordinaria con costi standard", per un totale di 250mila euro all'anno.

La slide di Autostrade per l’Italia sull’assoluta sicurezza del Ponte Morandi
in foto: La slide di Autostrade per l’Italia sull’assoluta sicurezza del Ponte Morandi

Per avallare questa ipotesi, nella seconda slide di risposta, Autostrade per l'Italia si avvale delle dichiarazioni rilasciate nel 2007 dall'allora comandante provinciale dei Vigili del Fuoco, l'ingegnere Davide Meta, a cui la giunta di Giuseppe Pericu, l'ex Sindaco Pd di Genova, aveva chiesto un parere proprio in vista della realizzazione della nuova infrastruttura. Nelle slide viene presentata, a sostegno della tesi dell'assoluta sicurezza del Ponte, un'intervista rilasciata al Secolo XIX, in cui spiega che "il viadotto non è pericoloso. Dopo gli interventi negli anni Novanta, il mio parare è che possa star su per altri cento anni". Provato a contattare dalla redazione di Fanpage.it l'ex capo dei Vigili non ha risposto.

La slide con la frase "Starà su ancora 100 anni"
in foto: La slide con la frase "Starà su ancora 100 anni"

….e ribadito nel 2011

Nel maggio del 2011, due anni dopo la relazione conclusiva sul dibattito pubblico per la realizzazione della Gronda di Ponente, Autostrade per l'Italia ribadisce, utilizzando le stesse parole, quanto aveva già affermato nel 2009. Si tratta di un vero e proprio copia/incolla delle slide presentate nel dibattito pubblico. Lo fa nella Relazione Generale Sinottica dello Studio di Impatto Ambientale sul Nodo stradale ed autostradale di Genova, dove si legge che uno degli obiettivi della realizzazione della nuova infrastruttura è quello di offrire una alternativa all'unico asse autostradale ligure. Anche perché, "lo svincolo di innesto sull’autostrada per Serravalle (direttrice nord) produce quotidianamente, nelle ore di punta, code di autoveicoli ed il volume raggiunto dal traffico provoca, inoltre, un intenso degrado della struttura del viadotto "Morandi", in quanto sottoposta ad ingenti sollecitazioni. Il viadotto è quindi da anni oggetto di una manutenzione continua". Neanche nella nuova relazione sono presenti riferimenti a eventuali cedimenti strutturali, e con le stesse parole del 2009 si ribadisce che le uniche perplessità derivano dall'aumento del traffico legato a una chiusura del ponte.

L'allarme del 2012 e la "favoletta del crollo del Morandi"

Nel 2012 la questione legata alla realizzazione della Gronda è ancora all'ordine del giorno del dibattito politico genovese. All'allora presidente di Confindustria Genova, che aveva lanciato l'allarme sul rischio di un "crollo tra dieci anni" del Ponte Morandi e sulla conseguente necessità della costruzione di una nuova autostrada, l'ex consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Paolo Putti, proveniente dal comitato "No Gronda", aveva risposto che "magari questa persona, prima di utilizzare questo tono un po’ minaccioso – perché dice: Ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto No! – dovrebbe informarsi. Perché dice che il Ponte Morandi crollerà fra 10 anni, ma a noi Autostrade ha detto che per altri cento anni può stare in piedi". Non si trattava di un post fatto sul locale MeetUp a 5 Stelle ma di una sua dichiarazione in una seduta del Consiglio comunale del dicembre del 2012 disponbile  agli atti.

Concetto ribadito ancora una volta da Putti anche nel 2016: in un lungo post pubblicato sulla sua pagina Facebook, afferma che "l’allarmismo sulla sua presunta pericolosità e l’indicazione sui costi di manutenzione insostenibili, ci spinge a chiedere se gli autori di queste uscite siano a conoscenza di qualche dato non ancora noto ai tecnici di Autostrade".

Autostrade ha sottolineato più volte il degrado del ponte Morandi ma ha sempre negato eventuali problemi di tenuta, portando a sostegno delle proprie dichiarazioni anche il parare dell'ex comandate provinciale dei Vigili del Fuoco, che aveva dato rassicurazioni sulla stabilità della struttura. Così, però, non è stato. E oggi si corre a individuare il responsabile di una tragedia che forse si sarebbe potuta evitare.