Pamela Mastropietro è stata uccisa da due coltellate inferte al fegato e da un colpo alla testa. La conferma è arrivata dall'esito dell'esame istologico sui resti della ragazza, consegnato ieri pomeriggio da medico legale Mariano Cingolani al procuratore capo di Macerata Giovanni Giorgio. Non ci sono più dubbi, dunque: Pamela non è morta di overdose, come pure si era ipotizzato in un primo momento, ma è stata uccisa da un gruppo di persone e successivamente fatta a pezzi. E', per l'appunto, l'esame istologico a dimostrarlo. E' invece ancora da accertare se la giovane abbia assunto droga il pomeriggio del 30 gennaio e se abbia subìto anche una violenza sessuale. Per il momento l'unica certezza è che Pamela era ancora viva quando è stata accoltellata.

Sale a quattro il numero degli indagati.

Nel frattempo si è allargato ieri il numero degli indagati. Oltre ai tre pusher nigeriani arrestati, un loro connazionale ha ricevuto un avviso di garanzia per concorso in omicidio, vilipendio, distruzione, soppressione e occultamento di cadavere. Si tratta di un 39enne, difeso dall’avvocato Paolo Cognini, che ha avuto contatti telefonici con i suoi connazionali il pomeriggio del 30 gennaio. In particolare proprio con Innocent Oseghale, 29 anni, bloccato poco dopo il ritrovamento del corpo di Pamela. Secondo gli inquirenti, tuttavia, il quarto indagato non dovrebbe essere coinvolto nel delitto e nei suoi confronti non esistono le prove già prodotte per Oseghale, Desmond Lucky e Lucky Awelima.

Oggi i Ris esamineranno l'auto del tassista che denunciò Oseghale.

Ieri i carabinieri del Ris hanno proseguito con le ispezioni nell'appartamento di via Spalato: piccoli frammenti biologici appartenenti a Pamela sono stati trovati sul terrazzo, mentre è stata definitivamente esclusa l'asportazione degli organi della giovane. Nella lavatrice dell’alloggio è stato individuato del sangue, rilasciato probabilmente durante il lavaggio di indumenti degli assassini o stracci usati per pulire la scena del crimine. Oggi i militari si concentreranno sull’automobile del tassista che per primo denunciò Oseghale. Nella sua vettura infatti era salito il nigeriano con i due trolley che contenevano il corpo della vittima per allontanarsi da Macerata e liberarsene.