
Ogni anno, quando arriva il periodo del Pride, partono immancabilmente anche le polemiche. In molti tendono a etichettare la manifestazione come un semplice "Carnevale", una sfilata o un'esibizione finalizzata solo a mostrare il proprio corpo. Ma per capire la vera natura di queste marce e comprendere come siamo arrivati al Pride italiano che conosciamo oggi, è necessario fare un salto indietro nel tempo, precisamente al 5 aprile del 1972.
Siamo al casinò di Sanremo, una città che oggi siamo abituati ad associare quasi esclusivamente alla musica e al suo celebre Festival. In quei giorni degli anni '70, però, Sanremo ospita il “Congresso internazionale di sessuologia”, dove medici e scienziati provenienti da tutto il mondo si riuniscono per discutere dei comportamenti e delle presunte “devianze” della sessualità umana. L'intento del congresso è chiaro e figlio del suo tempo: si parla dell'omosessualità intendendola come una malattia che deve essere curata.
Quello che doveva essere un tranquillo consesso medico diventa però il luogo simbolo della rivolta omosessuale italiana, un vero e proprio "Stonewall" nostrano che quasi nessuno conosce. Manifestanti e attivisti del movimento FUORI bloccano le strade con un obiettivo vitale: mostrare a tutti di esistere. È un atto di estremo coraggio e di enorme rischio personale. Durante la protesta, infatti, alcuni partecipanti sono costretti a coprirsi il volto: in quegli anni essere riconosciuti pubblicamente come omosessuali significa andare incontro alla perdita certa del lavoro, dell'affetto della propria famiglia e di ogni briciolo di libertà.
La reazione delle forze dell'ordine non si fa attendere: la polizia arriva rapidamente sul posto e porta i manifestanti in commissariato, denunciandoli per “schiamazzi” in luogo pubblico. Tra quegli attivisti in strada c'è anche un giovane di soli vent'anni, Mario Mieli, che durante quella mattina di scontri cambia per sempre la storia d'Italia. Quella del 5 aprile a Sanremo segna infatti la primissima manifestazione pubblica per i diritti LGBT+ nel nostro Paese.
L'obiettivo di Mieli e del movimento FUORI è ribadire con forza alla scienza che l'omosessualità esiste e non è assolutamente una patologia da curare. È una verità rivoluzionaria per l'epoca, lo stesso identico concetto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità riconoscerà ufficialmente soltanto nel 1990, ben diciotto anni dopo quella protesta.
La storia dei diritti LGBTQIA+ in Italia parte dunque da lì, per poi attraversare decenni di lotte, di leggi mancate e di conquiste solo parziali. La tappa successiva, diventata poi un altro grande simbolo di questi movimenti, arriva nel 1979 a Pisa: è qui che viene organizzata la prima marcia per i diritti autorizzata ufficialmente, riconosciuta oggi come il primo vero Pride italiano. Questa storia, dal casinò di Sanremo fino ai Pride che attraversano oggi le nostre città, è un pezzo fondamentale del nostro passato che non si impara a scuola, che non si vede nei film e che raramente ci viene raccontato. Eppure esiste ed è reale: una rivoluzione iniziata da chi ha avuto il coraggio di metterci (e coprirsi) la faccia, e che, a dirla tutta, non è ancora finita.