Quali sono gli obiettivi dei cosiddetti "gilet gialli" francesi? E come è nato questo movimento spontaneo che da settimane sta organizzando proteste in tutta la Francia, tanto da aver "contaminato" – almeno sui social – anche alcuni settori dell'opinione pubblica italiana?

I "Forconi" francesi, che hanno messo letteralmente a ferro e fuoco Parigi nello scorso weekend, si sono organizzati alcuni mesi fa per chiedere la calmierazione dei prezzi del carburante dopo la decisione del governo Macron di redarre un piano per il graduale abbandono delle energie fossili a favore delle rinnovabili. Un piano che, oltre al contestatissimo aumento della tassa su benzina e gasolio, prevede la chiusura di tutte le centrali a carbone entro il 2022, lo sviluppo e il sostegno alle fonti "ecologiche" e pulite con un mix di energia elettrica e solare, e il dimezzamento della quota di energia nucleare entro il 2035 (un obiettivo più prudente rispetto a quello iniziale del 2025).

Come spiega Leonardo Bianchi su Vice a far scattare la protesta è l'aumento – a partire dal 2019 – del prezzo del carburante cui fa seguito, dopo qualche giorno, il boom di adesioni a una petizione pubblicata su Change.org "che chiede la riduzione del prezzo della benzina alle pompe. Creata nel maggio del 2018 dalla 32enne Priscilla Ludovsky—residente a Savigny-le-Temple, nel dipartimento di Senna e Marna—a metà ottobre raggiunge oltre 300mila firme". Il motore della protesta è alimentato dall'uso intensivo e accurato dei social network: in contemporanea con il boom della petizione online, infatti, Eric Drouet e Bruno Lefevre (due camionisti trentenni) decidono di creare un evento Facebook per “bloccare tutte le strade francesi” il 17 novembre. Sempre sui social network vengono pubblicati decine di video virali per sostenere la mobilitazione, il principale dei quali  da parte di Jacline Moraoud, 51enne bretone, fisarmonicista e ipnoterapeuta, che un giorno prende il suo smartphone e gira un video nel tinello di casa attaccando frontalmente il Emmanuel Macron.

La sfida tra "popolo e elite" viene servita sui social network e giorno dopo giorno trova nuovi sostenitori: si decide di rinunciare alle bandiere di partito e indossare le pettorine gialle, simbolo del lavoro degli autotrasportatori, la categoria più colpita dalla stangata sul prezzo del carburante. La protesta, costruita con sapienza su Facebook, arriva nelle strade: il 17 novembre migliaia di gilet gialli escono dai social network e si materializzano per la prima volta, in carne ed ossa, nelle strade e nelle piazze francesi. Il 24 novembre fanno il bis e, salvo ripensamenti, anche nel prossimo weekend ci saranno manifestazioni delle principali città del paese, a partire da Parigi.

La mobilitazione dei gilet gialli ha messo in allerta anche l'Eliseo, soprattutto dopo la determinazione con la quale i manifestanti hanno affrontato gli scontri con la polizia sabato scorso. Per questo Macron ieri ha assicurato di non volere "una Francia a due velocità" che accentui "la diseguaglianza tra i territori" e ha insistito che vuole un'ecologia sì, ma "popolare". "Comprendo le paure dei cittadini ma non cedo alle violenze. Abbiamo fatto troppo poco sul clima", ha insistito il presidente della Repubblica. "Non confondo i ‘casseurs' con i cittadini che vogliono far passare un messaggio. Dobbiamo ascoltare le proteste e l'allarme sociale" ma "senza rinunciare alle nostre responsabilità" perché "c'è anche un allarme ambientale", ha detto Macron. "Sono profondamente convinto che possiamo trasformare la rabbia in soluzioni", ha twittato. In particolare l'aumento della tassa sul carburante potrà essere sospesa in caso di eccessivo rialzo dei prezzi per limitarne l'impatto sui francesi che usano molto l'auto.