Pochi tra noi oserebbero negare l'abilità innata di Silvio Berlusconi nell'utilizzo del mezzo televisivo. Tale è la quantità di analisi, commenti, articoli di giornale e dissertazioni sul tema, da sciogliere ogni tipo di dubbio. Fatta questa premessa, è interessante che alla vigilia di ogni "ritorno in tv" del Cavaliere ci si interroghi sugli effetti possibili di un evento televisivo nel quale si appresta a comparire, che è esattamente quanto sta accadendo a poche ore dalla messa in onda, dell'intervista rilasciata da Berlusconi a Maurizio Costanzo, la quarta volta in cui i due si incontrano davanti alle telecamere.

La strategia dell'eterno ritorno.

La forza di Berlusconi comincia dalla fama che lo precede: benché la televisione sia il suo campo, l'habitat naturale in cui l'epopea del Cavaliere epopea ha preso forma e si è rafforzata, le sue apparizioni assumono puntualmente il carattere di evento televisivo (non a caso l'intervista con Costanzo è stata eccezionalmente spostata in prima serata). In più tutto sembra derivare da una scelta programmatica, un input strategico preciso dello stesso Berlusconi. Nulla sembra casuale, dalle tempistiche, al luogo televisivo in cui avverrà l'ospitata televisiva, così come il padrone di casa che lo accoglierà. Dopo l'iper presenzialismo degli anni in cui è stato premier, Berlusconi ha diradato le sue apparizioni focalizzandosi su una modalità destinata a restituire proprio un'unica, grande idea sostanziale: quella del necessario ritorno in campo per riordinare le fila di un centrodestra balcanizzato, in qualità di padre nobile.

Perché Berlusconi ha scelto "L'Intervista"

L'intervista con Costanzo è un mix perfetto di questi elementi. Anzitutto mancano pochi giorni al complesso passaggio delle elezioni siciliane, il cui esito potrebbe essere determinante per la partita nazionale che ci sarà tra qualche mese. In secondo luogo è ospite in casa sua, Canale 5, con l'intento di rivolgersi a una fascia di pubblico estremamente definito, che nessuno meglio del proprietario di quella azienda e del suo staff può conoscere. Sceglie infine un'intervista con un conduttore che è un compendio del successo berlusconiano e di Mediaset, un anchorman che pur avendo mantenuto con lui un rapporto professionale costante negli ultimi 30 anni, non è mai stato emblema di piaggeria, faziosità e subordinazione politica (come è accaduto, ad esempio, nel caso di Emilio Fede). Al contrario, Costanzo sottolinea da sempre di non aver mai sostenuto la discesa in campo politico del Cavaliere nel '94 e, conseguentemente, il movimento politico da lui fondato.

Dallo scontro con Santoro all'incontro con Costanzo.

L'intervista con Costanzo non segue dunque la narrazione del duello televisivo tra Berlusconi e un avversario storico, come era stato con i vari Santoro e Travaglio a Servizio Pubblico nel 2013, Floris a diMartedì prima del referendum costituzionale, o ancor di più il clamoroso abbandono anticipato dell'intervista con Lucia Annunziata. Al contrario si tratterà di un confronto con un professionista stimato, che tuttavia non fa sconti e garantisce agli occhi del pubblico integrità ed equidistanza, rafforzata proprio dall'essere un dipendente del personaggio che sta intervistando. Sparisce così, per il momento, lo spauracchio della sinistra e si vira verso uno zoom su Berlusconi, un accentramento sulla sua figura  che permetta anche una rievocazione del passato glorioso e così lontano, che potrebbe sempre ritornare. Non è un caso che Berlusconi giochi la carta della nostalgia per il suo Milan ed escluda tassativamente un erede politico col suo stesso cognome.

Resta certamente da capire se questo ulteriore capitolo televisivo dell'eterno ritorno di Berlusconi possa essere in grado di replicare gli effetti del passato, permettendogli di portare a compimento l'ardito piano di vincere le prossime elezioni politiche. Le scelte strategiche dell'ex premier sembrano avere certamente del potenziale, dalla svolta animalista alla normalità evocata con le foto in Autogrill, passando per il rischioso capolavoro dell'aut aut di Ischia di qualche settimana fa

Se non ho la maggioranza io mi ritiro, perché è colpa degli italiani se non sanno giudicare chi è capace da chi invece non ha mai fatto niente. Vuol dire che siamo un popolo che non merita nulla. 

La tv fa ancora vincere le elezioni?

L'incombere dei nuovi spazi di discussione sui social impongono tuttavia un ragionamento necessario anche in Italia, al netto della atavica lentezza con la quale in questo paese avvengano gli epocali passaggi relativi al progresso dei mezzi di comunicazione. Il dubbio non è se Berlusconi stia facendo o meno le giuste scelte comunicative, ma il peso che la televisione può avere oggi nel condizionare l'opinione pubblica, e quindi l'elettorato: il piccolo schermo è ancora lo spazio dove si decide la lotta per il potere? La decisione di Renzi e Di Maio di scegliere la tv per un duello, nonostante la proposta di questo giornale, farebbe credere di sì. I prossimi mesi ci daranno una risposta.