Come era stato annunciato dopo l'arresto degli altri componenti del governo catalano, la giudice spagnola Carmen Lamela ha firmato il mandato di arresto europeo per il Presidente catalano Carles Puigdemont che ora è ufficialmente latitante dopo essere  scappato in Belgio proprio per sottrarsi alla cattura. La magistratura spagnola accusa il leader catalano dei reati  di ribellione, sedizione, malversazione, abuso di potere e disobbedienza. Mandato di arresto anche per i quattro ex ministri del suo governo che lo hanno seguito a Bruxelles: Antoni Comin, Clara Ponsatì, Meritxell Serret e Lluis Puig.

A questo punto spetterà alla giustizia belga eseguire l'ordine e decidere come procedere. I cinque possono essere fermati e spetterà poi al giudice decidere se lasciarli in libertà fino alla decisione finale. Questa però potrebbe arrivare anche dopo due mesi visto che, se gli accusati si opporranno all'estradizione, sono previsti tre gradi di giudizio. Al momento le  autorità belghe hanno fatto sapere solo che esamineranno la richiesta di Madrid in tempi brevi.

La notizia del mandato di cattura europeo arriva a poche ore da una lunga intervista rilasciata da Puigdemont alla tv belga Rtbf in cui il leader catalano ha affermato di essere pronto a ricandidarsi anche dall'estero per le nuove elezioni della regione dopo la sua destituzione e quella del Parlamento. "Io posso fare campagna da qualunque parte, visto che viviamo in una società globalizzata, ma le elezioni devono svolgersi nel modo più normale possibile e non è con un governo in prigione che queste elezioni saranno indipendenti, neutrali, normali", ha dichiarato Puigdemont, ritornando a chiedere il dialogo con premier spagnolo Mariano Rajoy.

"L'unica soluzione è il dialogo, quello che Rajoy non ha mai fatto. Lui usa il procuratore generale, i tribunali, anche gli imprenditori, dovrebbe riconoscere che c'è un problema politico, non imprigionare chi la pensa diversamente. Io sono pronto, dove vuole lui, non ho paura di parlare con Rajoy. Gliel'ho chiesto più volte" ha sottolineato infatti l'ormai ex presidente catalano dicendosi disposto a consegnarsi "alla vera giustizia cioè quella belga, ma non alla giustizia spagnola".

Intanto a Barcellona e in altre grandi città della Catalogna decine di migliaia di persone sono scese in strada per chiedere il rilascio immediato del vicepresidente e dei sette ministri arrestati nelle scorse ore  oltre che due leader della società civile in carcere da settimane, tutti definiti "detenuti politici". Altre manifestazioni e cortei sono previsti per i prossimi giorni compreso uno sciopero generale per l'8 novembre.