Usa una metafora da meteorologo il professor Alberto Zangrillo, Prorettore dell’Università Vita e Salute del San Raffaele di Milano, per descrivere la situazione dei contagi da coronavirus in Italia: "In questo momento tutti gli indicatori volgono al bello e, al di là di qualche perturbazione, il tempo è dominato dall’anticiclone. Significa che la capacità del virus di produrre malattia è uniformemente scomparsa nel contesto nazionale. È un’evidenza dalle cartelle cliniche". Mentre il Ministero della Salute segnala che l'indice Rt è aumentato in Veneto, Emilia Romagna e Lazio, regioni nelle quali sono stati individuati e circoscritti alcuni focolai, lo scienziato appare ottimista e in un'intervista al Corriere della Sera ribadisce quanto dichiarato anche nelle scorse settimane, cioè che lockdown, distanziamento e mascherine hanno contribuito ad abbassare la carica virale del virus: "L’interazione tra Sars-CoV-2 e l’ospite ha prodotto un cambiamento che ci ha favorito".

Mentre molti virologi sostengono che dovremmo aspettarci una seconda ondata Zangrillo va controcorrente: "Tutti dicono questo, io credo invece che il virus si possa fermare qua. Sono un inguaribile ottimista: credo che abbiamo il 50% di possibilità che il coronavirus se ne vada. Se così non fosse, quel che temo di più è aver perso tempo a organizzare strutture e infrastrutture invece di rimettere in equilibrio il rapporto tra l’ospedale e il territorio. Chi lavora sul territorio e in prima linea negli ospedali deve pretendere che gli ammalati vengano ricoverati subito, perché quel che abbiamo capito è che, in assenza di una terapia specifica, le cure che abbiamo devono essere adottate con tempestività". Almeno in Italia il covid-19 "circola in modo benigno" e limitatamente ai focolai: "Ha esaurito la sua forza letale, perché sta facendo quello che fanno tutti i virus, cioè adattarsi al suo ospite. Probabilmente nella sua evoluzione adattativa sta anche modificando alcune sue caratteristiche. Questo non vuol dire che sia mutato, ma qualcosa sta accadendo a livello delle proteine di superficie del virus: le stesse modificazioni che lo rendevano molto letale tre mesi fa, adesso lo rendono meno aggressivo".
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