Primo della classe, amante dei libri, dello studio e anche degli scacchi ma a soli 12 anni contestato dalla famiglia e rispedito nel paese di origine dei genitori perché secondo loro proprio lo studio lo avrebbe portato a vivere troppo all’occidentale e a contestare di conseguenza lo stile di vita della famiglia. Lui è un bambino nato e cresciuto nel Vicentino, a Montecchio Maggiore, da una famiglia di origine bengalesi emigrata venti anni fa che nei giorni scorsi è stato portato via a forza e rispedito in Bangladesh con la mamma e i due fratellini più piccoli. Il piccolo sarebbe stato portato via in tutta fretta dall’Italia senza comunicare niente a nessuno  e sopratutto contro la sua volontà. A denunciare la situazione è stato un vicino di casa che nel tempo si era affezionato al piccolo aiutandolo negli studi. L’uomo, Giancarlo Bertola, lo aveva conosciuto perché era stato  bocciato in prima elementare. Si era offerto di aiutarlo per insegnargli l’italiano e ha trovato un bimbo intelligentissimo che nei 5 anni successivi è diventato il primo della classe.

“Ho voluto sapere qualcosa di più di quel bambino, che ha la stessa età di mio figlio. Ho scoperto che viveva a pochi metri da casa mia e che non sapeva l'italiano. Ho proposto ai genitori di mandarlo da me: lo avrei aiutato con i compiti. E ho conosciuto un ragazzino che ha tanta voglia di sapere, imparare, leggere" ha raccontato l’uomo. Con i libri, lo studio e anche gli scacchi, di cui era diventato un piccolo campione, “era cambiato ed era in contrasto coi genitori perché non si sentiva più parte di quella cultura”  ha raccontato Bertola. L’uomo ha scritto anche una lettera al Presidente della repubblica facendo scattare l’intervento dei servizi sociali dopo aver scoperto che, a causa dei contrasti in casa, il piccolo sarebbe stato minacciato e maltrattato. Lo scriveva lo stesso dodicenne nei temi a scuola. Il Tribunale sta valutando il caso per decidere un allontanamento temporaneo ma poi è arrivata l’improvvisa partenza.

“Mia mamma mi ha detto che mi portava dal pediatra invece siamo andati a Malpensa e siamo partiti” è l’ultimo messaggio inviato dal ragazzino in Italia. Poi un messaggio Whatsapp a un amico: “Aiutami, sono a Dubai e mi stanno portando in Bangladesh!”. “Non lo riconoscevo più, mio figlio era diventato irrispettoso, non faceva ciò che gli veniva detto. Un giorno è arrivato a mettere in dubbio l’esistenza di Allah, un’altra volta mi ha insultato. Purtroppo, me l’hanno rovinato” ha raccontato il padre , unico rimasto in Italia. “Nessuno di noi desidera smembrare la loro famiglia, che va invece educata e accompagnata in un percorso di accettazione della cultura occidentale ma per prima cosa l’ambasciata italiana a Dacca deve fare tutto il possibile per riportare a casa lui e suoi fratellini” ha concluso Bertola.