Liliana Segre
in foto: Liliana Segre

Ma davvero avevate bisogno della scorta per aprire i nasi al fetore che si sente in giro, sdoganato da politici travestiti da qualunquisti e da sovranisti e qualsiasi altro -isti che gli torni utile per rivendere sotto mentite spoglie la loro nostalgia d'accatto usata per tintinnare le corde di qualche neofascista che oggi in Italia si sente addirittura dalla parte "del giusto", che sputa veleno invocando "la libertà" senza sapere nemmeno cosa sia la mancanza di libertà? Ma davvero non vi bastava la bava che scorre nei discorsi, al bar o in rete, per rabbrividire di fronte a questa violenza spacciata per autorevolezza e questo odio che si finge protezione di non si sa bene cosa. Abbiamo bisogno di una scorta per accendere la luce rossa dell'emergenza e poi ce la dimentichiamo subito, quella luce lì, accesa in fondo al corridoio come se servisse solo per il tempo di un articolo.

Una deportata che si salva dai campi di concentramento e si deve proteggere in un Paese che si dice civile è un bello schiaffo a tutti quelli che minimizzano. A meno che, per carità, Liliana Segre non si sia inventata l'odio per comprarsi un attico a New York: abbiamo dovuto vedere Liliana Segre protetta per renderci conto di quanto siamo davvero vulnerabili? Non eravamo in grado di leggere prima i pessimi segnali che ci arrivavano? Sul serio? Il fascismo non esisteva e Liliana Segre è finita sotto scorta. Guarda un po'.

Del resto siamo il Paese in cui un giornalista come Nello Scavo finisce sotto scorta per avere raccontato la bugia della Guardia Costiera libica che è solo il travestimento diurno di criminali trafficanti di uomini: Nello Scavo scrive dei rapporti di pezzi del nostro governo insieme a un criminale libico trattato con tutti gli onori e mentre alcuni si affrettano a spiegarci che la notizia è già vecchi e già superata Nello Scavo finisce sotto protezione. Incredibile, siamo il Paese delle persone che finiscono sotto scorta per i problemi immaginari. Ci deve essere un ufficio dei "poteri forti" che assegna scorte per rendere credibili le invenzioni giornalistiche, eh?

Era accaduto così anche con i molti giornalisti finiti sotto scorta (Saviano, Borrometi, Ruotolo solo per citarne alcuni) per minacce della criminalità organizzata: ci dicevano che le mafie se le inventavano loro per cercare un po' di pubblicità poi quando hanno rischiato di ammazzarli sono rimasti tutti muti. Ammutoliti per poco, a dire il vero, giusto il tempo di ricominciare ad attaccarli per il costo della scorta, che se la paghino loro, e tutte quelle cose lì. A Milano c'è un cretino finito sotto scorta perché scriveva della ‘Ndrangheta a Milano e invece la ‘Ndrangheta in Lombardia non esisteva. Quel cretino sono io.

Abbiamo bisogno della conclamazione del pericolo per riconoscere il pericolo: finché non impareremo difficilmente saremo un Paese sicuro. Di questo abbiamo bisogno, mica di sceriffi.