"Abbiamo l'obiettivo di vaccinare il 70% della popolazione adulta dell'Ue entro la fine dell'estate, che normalmente termina il 21 settembre". A dirlo – nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Bruxelles – la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, secondo cui tale obiettivo è perfettamente raggiungibile nonostante per ora la produzione dei vaccini anti-covid stia progredendo molto lentamente.  Il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli ha inoltre rivendicato che l'UE "si è assunta la responsabilità dei vaccini per tutti, ma se non ci fosse stata questa assunzione di responsabilità, in mancanza di competenze precise, che cosa sarebbe successo, a tanti Paesi europei che hanno difficoltà? Ci sarebbe stata la legge del più forte. E non è l'Europa che vogliamo".

Anche Sandra Gallina, direttrice generale alla Sanità della Commissione UE, ha confermato che il problema è "la capacità produttiva", che "non si crea della sera alla mattina". Tuttavia, nell'industria sarebbe già evidente la tendenza a unire le forze: Bayer ha siglato un accordo per produrre il vaccino di CureVac e Sanofi produrrà il vaccino di Pfizer-BionTech. La Commissione intende accelerare e favorire questa tendenza, già presente nella parte più attenta dell'industria. E lavora anche, ha detto von der Leyen, "per accorciare i tempi per approvare la messa sul mercato" dei vaccini. Tra questi ci sono importanti aspettative per quello di Janssen (Johnson & Johnson), 400 milioni di dosi, molto atteso perché si somministra in una sola dose, senza richiamo, ed è quindi in grado di ridurre i tempi delle vaccinazioni.  Più avanti è atteso il siero di Sanofi-Gsk (300 milioni di dosi). La Commissione ha poi chiuso i colloqui esplorativi con l'americana NovaVax (200 milioni di dosi), il cui contratto è atteso a breve, e con la biotech francese Valneva (160 milioni di dosi).