Ursula Turri non morì per overdose ma fu soffocata: dopo 7 anni condannato l’ex compagno in appello

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Per la 49enne trovata morta nel novembre del 2019 nella sua abitazione a Barga, in provincia di Lucca, la Corte d’Assise d’Appello di Firenze ha ribaltato la sentenza di primo grado e condannato l’ex compagno a 14 anni e otto mesi di carcere.

La 49enne Ursula Turri non morì per overdose ma fu soffocata a letto con un cuscino, è quanto ha stabilito la Corte d'Assise d'Appello di Firenze che in secondo grado ha condannato per omicidio l’ex compagno dell’operatrice socio-sanitaria trovata morta nel novembre del 2019 nella sua abitazione a Barga, in provincia di Lucca. A sette anni dal decesso, dunque, i giudici hanno ribaltato la sentenza di primo grado che aveva visto l’assoluzione dell’uomo, Fabio Picciolo, stabilendo che si è trattato di omicidio.

La vicenda risale al 19 novembre 2019, quando la donna fu trovata senza vita nel letto della sua camera nella cittadina della valle del Serchio. Le prime indagini non identificarono segni evidenti di ferite e inizialmente si ipotizzò un abuso di sostanze stupefacenti. Le successive indagini medico legali e gli accertamenti delle forze dell’ordine però portarono a ricostruire una realtà ben diversa e più terribile. Per gli accertamenti post mortem sul corpo disposti dagli inquirenti, la donna è morta soffocata e per i pm sarebbe stato l’ex a ucciderla nel sonno soffocandola con un cuscino.

Gli investigatori avevano messo sotto i riflettori l'ex compagno a causa di una serie di indizi che riconducevano all’uomo. In primo luogo l'assenza di segni di effrazione nell'abitazione e alcuni elementi che lasciavano ipotizzare possibili accessi all'appartamento dopo la morte della donna, ma anche un alibi ritenuto debole e una chiave rinvenuta dai carabinieri sul pavimento della camera da letto.

Elementi che però non erano stati ritenuti sufficienti dal giudice nel processo di primo grado nel febbraio 2024 quando l’uomo fu assolto con rito abbreviato dal giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Lucca. Una sentenza contro la quale hanno fatto ricorso sia la Procura sia la parte civile, rappresentata dai familiari di Turri.

In secondo grado la Corte lo scorso anno aveva disposto il rifacimento dell'intera istruttoria dibattimentale. Quindi sono stati ascoltati i principali testimoni e altri quattro dichiaranti ma anche riconsiderate le analisi informatiche e telefoniche su apparati, tabulati e celle telefoniche agganciate sia dalla vittima che dall'imputato. Al termine della requisitoria, il sostituto procuratore generale aveva chiesto una condanna a 16 anni di reclusione, considerando anche la riduzione di un terzo prevista dal rito abbreviato. La Corte però ha inflitto a Picciolo la pena di 14 anni e otto mesi di carcere.

Riconosciute anche provvisionali risarcitorie pari a 80mila euro per il padre della vittima, 100mila euro per la figlia e 30mila euro per il fratello. La quantificazione definitiva del danno però sarà stabilita in sede civile. Disposto inoltre il pagamento delle spese legali relative ai due gradi di giudizio.

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